martedì 5 marzo 2013

Il casco italiano Mispa dei Pompieri di Marina






Sulle navi in navigazione il fuoco era al tempo stesso necessario, da tenere sempre acceso per le esigenze della vita di bordo, ma era anche il nemico più temuto dai marinai, in grado di compromettere con la sua azione incontrollata le strutture della nave fino a distruggerla; il passaggio dalla marina velica a quella meccanica con il conseguente passaggio dalla costruzione in legno a quella in acciaio, ha modificato ma non annullato un rischio che ancora oggi provoca la perdita di un gran numero di navigli. Di conseguenza contro il rischio di incendio a bordo è necessario prendere provvedimenti in grado se non di eliminarlo, cosa impossibile, almeno di limitarne le conseguenze: il primo e più importante provvedimento è quello di imbarcare un equipaggio addestrato; in seconda battuta devono essere messe in atto sicurezze attive, quali gli impianti antincendio e tutto ciò che permette al personale addetto di intervenire efficacemente, e passive, quali ad esempio le compartimentazioni tagliafuoco, in grado di ridurre al minimo il rischio di innesco e di limitare comunque l'estensione del fuoco. Molto importante per queste ultime diviene l’opera di prevenzione e sorveglianza continue a bordo. Lo spegnimento viene effettuato prelevando direttamente l’acqua del mare con apposite pompe collegate ad un anello di tubazioni, dette “tubolature” che percorre tutta la nave e da cui si diramano le "stazioni antincendio" corredate di sbocchi, manichette, un dispositivo chiamato "boccalino" che null’altro è se non la lancia frazionatrice a triplice azione; l’alimentazione è garantita da apposite pompe elettriche o a motore. In caso di combustione di idrocarburi verrà addizionato liquido schiumogeno e se l’incendio coinvolge impianti elettrici esiste a bordo dotazione di estinguenti ad anidride carbonica che, non conducendo elettricità, non espongono il pompiere al rischio di folgorazione come succederebbe con l’uso di acqua. Nei locali alloggi sono diffusamente impiegati sistemi automatici ad acqua dotati di un dispositivo chiamato "sprinkler" a pioggia, in cui una fialetta fondente apre l’erogazione d’acqua dall'ugello posto a soffitto. In posizione appropriata sono inoltre sistemati alcuni armadi detti “di sicurezza”, nei quali sono conservati materiali ed attrezzature necessari per un più efficace lavoro delle squadre di soccorso: dagli autorespiratori per accedere ai locali invasi dal fumo o allagati, alle bombole per il taglio ossiacetilenico, ai guanti, alle torce.

Il casco presentato è molto particolare perché era destinato ad operare in tutto il mondo, a bordo della nave su cui era imbarcato il Pompiere di marina che lo avrebbe dovuto indossare per svolgere la sua missione di salvataggio. Le tecniche antincendio a bordo delle Unità Navali Militari sono sostanzialmente differenti rispetto alle tecniche antincendio di terra, tanto è vero che in caso di incendio di una Unità Navale della M.M.I. i Vigili del Fuoco cosiddetti “terrestri” non sono autorizzati a salire a bordo, ma possono fornire supporto esterno. A questo scopo tutto il personale imbarcato, prima di entrare in servizio operativo, deve frequentare una formazione antincendio al centro addestramento di Taranto, a due livelli di approfondimento basico ed avanzato; qui alcuni svolgono anche il corso detto “antifalla” che insegna le tecniche di compartimentazione ed estrazione di emergenza dell'acqua imbarcata dai natanti in caso di incidente con apertura di varchi nello scafo. In quest’ottica a bordo non ci sono addetti che svolgono unicamente servizio antincendio perché la lotta antincendio è tradizionalmente in carico a tutti, dal Comandante all'ultimo marinaio, in quanto tutti possono essere chiamati a far parte della squadra antincendio. Questa è composta da 4 persone che operano in turni di quindici minuti, tempo dato dall'autonomia dell'autorespiratore e dallo stress che comporta il fare parte della squadra d'attacco al fuoco a bordo. Le cosiddette “sezioni d’incendio”, quelle a cui è assegnata la prevenzione, la manutenzione e l’attacco iniziale al fuoco sono squadre assortite composte di marinai in possesso del corso avanzato appartenenti alle categorie “fuochisti” e “torpedinieri minatori” che svolgono addestramento quotidiano alle operazioni di salvataggio ed antincendio, stante l’importanza vitale della loro opera, a cui subentra il resto dell’equipaggio se l’opera di spegnimento deve protrarsi esponendo il personale ai rischi connessi al perdurare delle operazioni. A terra invece opera specifico personale, fino agli anni ’60 di componente civile e successivamente destinato dal Corpo equipaggi della M.M.I., posto alle dipendenze del Direttore d’Arsenale o del Comandante locale; detto personale è addetto, oltre alla manutenzione delle attrezzature di spegnimento ad acqua e vapore presenti a bordo, alla prevenzione e vigilanza antincendio delle strutture e dei locali ed alla rappresentanza alle cerimonie, solennità e circostanze analoghe, sempre pronto ad intervenire in caso di incendio a terra o sulle navi in costruzione negli arsenali. Svolge ronda di sorveglianza in pattuglie miste in cui, ai Carabinieri addetti alla parte militare, si affiancano quattro membri delle squadre antincendio in assetto interventistico, perlustrando i comprensori e le imbarcazioni ormeggiate per manutenzioni.

Negli anni ’60 la Mispa di Torino prese a produrre il mitico casco, rimasto in uso fino ai primi anni 2000. I primi lotti realizzati, derivando direttamente dal casco Violini da cui vennero addirittura rilevate le linee produttive una volta smessa la produzione di questa storica ditta milanese, ricalcano pedestremente il loro successore. In collezione annovero quindi un esemplare oltremodo raro e prezioso di elmo Mispa prima serie, particolare perché presenta interno e soggolo in pelle applicati a colla al guscio esterno in resina spalmata su tessuto ma, a differenza dei caschi Violini prima e Pirelli a seguire, è privo dei due fori di aerazione laterali. Le condizioni sono ottime e si presenta inutilizzato operativamente, e riporta sul frontale il bel fregio rosso dei Pompieri della Marina, derivato direttamente dal fregio da braccio di questo Corpo in uso negli anni ’30. Oggi, dismesso questo glorioso nonnetto e dopo una parentesi di caschi Sicor Amber nel colore rosso con medesimo fregio applicato sul frontale, il servizio antincendi viene svolto con caschi Gallet F1 in rosso. In ultima posizione una immagine di un Pompiere M.M.I. in servizio con il casco descritto.

2 commenti:

fertix ha detto...

Bellissimo , complimenti

Anonimo ha detto...

Bellissimo , complimenti
Ciao
Fabio