mercoledì 23 aprile 2008

Il casco di Hong Kong Pacific F3B





La città di Hong Kong, situata in un lembo di territorio cinese a statuto speciale a ridosso della provincia dello Shenzhen, è ritornata parte della Repubblica Popolare Cinese nel 1997, dopo 99 anni di dominazione britannica a cui venne temporaneamente ceduta; il suo nome significa “Porto dei profumi”. Dell’atmosfera britannica, almeno prima del trasferimento del possedimento ai cugini cinesi, conservava l’atmosfera “british”, i poliziotti “bobbies” con l’alto cappello blu, l’aplomb delle strade commerciali e finanziarie; subito girato l’angolo si trovavano vicoletti luridi con squallide trattorie abitate da anziani cinesi intenti a trangugiare velocissimamente ciotole di riso e carne sparandone il contenuto direttamente in esofago con movimenti fulminei delle bacchette, impugnate con consumata perizia come da chi ci è abituato fin dalla nascita; farmacie tradizionali con medicamenti di origine insolita (quando non inquietante) conservati in miriadi di boccette albarelle e barattoli; ateliers di agopuntura tappezzati di volantini dal significato ignoto; il tutto sotto un cielo di fili per stendere sovraccarichi tesi da una capo all’altro della via. Era strano precipitare così bruscamente da un capo all’altro del globo in poche decine di metri, e questo le dava un fascino che non ho mai dimenticato; imbarcandosi poi su un battello “ferry boat” in pochi minuti si giungeva dalla penisola di Kowloon all’isola di Hong Kong vera e propria, situata al di là del golfo ed in parte costituita da foresta tropicale, in parte edificata con grattacieli residenziali con un numero impressionante di piani concentrati su superfici tutto sommato modeste. Chi ci è stato dopo di me mi racconta che (saggiamente) la Cina non ha cambiato sostanzialmente nulla rispetto a prima, lasciando intatte buona parte delle realtà consolidatesi nei secoli precedenti.
La copertura territoriale del Fire Service, stante l’elevatissima concentrazione di persone per chilometro quadrato (gli abitanti di Hong Kong sono circa sette milioni), era ed è capillare, con decine di stazioni dotate di due-tre mezzi ed un paio di squadrette di vigili del fuoco. L’ottimo sito del servizio antincendio contiene una mappa che localizza, con fotografia, tutte le caserme di Hong Kong, in cui il Servizio svolge sia attività antincendio che di soccorso sanitario. L’equipaggiamento nella sostanza non è mutato dopo la transizione, e risente fortemente dell’impronta britannica, sia nei colori che nei gradi; il Fire Service come il Rescue utilizzano i validi caschi della neozelandese Pacific, modello F.., nei colori giallo per i vigili e qualificati e bianco per i graduati fino al Capo del servizio. Sul fianco recano la sigla che riporta alla caserma di appartenenza, nel mio caso si legge TLW, che corrisponde al nome Tung Lo Wan, situata sulla Causeway Bay, la via dello struscio e del commercio della città. Il fregio, che durante la dominazione britannica raffigurava un leone e la Corona della Regina in sommità, ora è composto di una corona di alloro a circondare un tondo con due asce, una fiaccola sovrapposta e la scritta “Fire Services – Hong Kong” con in cima il fiore di Bauhinia in vece della Corona; nel casco in mio possesso si tratta di un adesivo applicato, per cui è legittimo dubitare che, trattandosi di un casco di transizione, al di sotto si celi il vecchio fregio britannico. Le due strisce nere parallele che circondano la calotta gialla dell’elmetto contraddistinguono il Leading Firefighter, il vigile capo; a completare il tutto c’è un paracollo in tessuto nero e un robusto soggolo con mentoniera plastica. Ringrazio Hermann per avermi fornito questo bel casco di difficile reperibilità, usato ma in ottime condizioni.

1 commento:

Faizal ha detto...

nice yellow helmets