mercoledì 18 giugno 2014

Il casco italiano DIN 14940 dell'Alto Adige

 





San Cassiano (Sankt Kassian in tedesco, San Ćiascian in ladino) è una località turistica italiana che si trova a 1.537 metri di altezza, frazione del comune di Badia, in Alto Adige; è popolata prevalentemente da abitanti che parlano la lingua ladina, una lingua detta "retoromanza" parlata in alcune porzioni del territorio del Trentino-Alto Adige e Veneto. Il paese si trova in una vallata laterale della Val Badia, percorsa dal Rio di San Cassiano. Il sito è una popolare meta di vacanze e sostanzialmente vive di questa attività, sia in estate che in inverno. Il centro è attraversato dalla strada provinciale che porta al passo di Valparola, poi da qui si raggiunge il passo Falzarego, e si ha la possibilità di scendere a Cortina d'Ampezzo, oppure salire verso Alleghe; sempre dal passo Falzarego è possibile prendere la funivia del Lagazuoi e tornare all'Armentarola attraverso una delle più belle piste sciistiche delle Alpi. La storia di San Cassiano comincia nel 1296 quando vengono menzionati per la prima volta a San Cassiano i nomi degli abitati, toponimi attribuiti alle singole fattorie agricole (detti "masi" o in ladino "viles"), alla base del sistema sociale ladino tramite la successione dinastica. La località ha ricevuto la sua denominazione attuale dal nome del Santo suo patrono, al quale è consacrata la chiesa del luogo, che fu costruita nell'anno 1782.
ll servizio antincendi nella provincia di Bolzano si articola su 306 Corpi di vigili del fuoco volontari, presenti presso tutti i Comuni, oltre al Corpo dei vigili del fuoco permanenti a Bolzano, similarmente a quanto accade nel Trentino; a questi si aggiungono 3 Corpi di vigili del fuoco aziendali. Essi si occupano, secondo la legge provinciale 18 dicembre 2002 - n. 15, del servizio antincendi, dei soccorsi tecnici (misure di soccorso e di aiuto a persone, animali, ambiente e cose, per la prevenzione e il contenimento di pericoli e danni di ogni tipo), e i soccorsi in caso di calamità. I vigili del fuoco volontari garantiscono la protezione delle persone e delle cose contro incendi e altre emergenze in tutte le località del territorio provinciale. Ciò significa che, in tutte le zone abitate, in un tempo massimo di 5/10 minuti dalla chiamata di allarme si mette in atto un primo intervento. I vigili del fuoco volontari svolgono il loro servizio (interventi, esercitazioni, formazione, controllo delle attrezzature, organizzazione e amministrazione, raccolta di fondi) interamente a titolo gratuito e nel loro tempo libero. I fondi per il funzionamento dei Corpi dei vigili del fuoco volontari derivano per circa metà dall'ente provinciale e comunale, mentre per la restante metà il sostentamento arriva dai privati, tra cui ricavi da manifestazioni o donazioni da parte di imprese e cittadini. A San Cassiano i pompieri, che in ladino si chiamano Stüdafüch, sono circa in 40 membri attivi al comando di Christian Obojes che è aiutato dal suo vice Daniel Alton: tra di loro c'é l'amico Ivan che mi ha fatto dono di questo prezioso casco da intervento, che ora viene utilizzato solo nelle parate e nelle feste.
Nell'Alto Adige/Sud Tirolo dal 1965 viene usato questo casco di foggia prettamente teutonica (simile a quello aziendale danese della Falck) realizzato in accordo con le regole tecniche DIN 14940, realizzato in alluminio verniciato di nero con banda fotoluminescente bianca tutto intorno alla base della calotta; in sommità reca una imponente cresta in metallo atta ad irrigidire la struttura dell'elmo e conferire maggiore protezione all'utilizzatore, che in questo caso ha aggiunto sul lato destro delle bande in velcro a cui si attaccava la lampada da intervento. Sul frontale reca il fregio in ottone dei pompieri altoatesini; ora è stato sostituito dal Rosenbauer Heros fotoluminescente con adesivo frontale rosso che ricalca il vecchio fregio.

Questo è il sito della Federazione provinciale dei pompieri volontari dell'Alto Adige, mentre Qui si trovano informazioni sui pompieri di San Casciàn oltre alle foto della caserma e dell'interessante Daily squadretta in ultima posizione.
Leggi tutto...

venerdì 23 maggio 2014

Il casco italiano MSA Gallet F1SF del Trentino





 


Il Trentino Alto Adige, il cui nome ufficiale è “Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol è una regione italiana di 1.037.114 abitanti con Trento capoluogo; è la regione italiana più settentrionale ed è pressoché completamente montuosa. Le catene montuose si innalzano fino a quote altimetriche di 2700–3900 m. mentre a sud, sulla riva trentina del Lago di Garda si registra un'altitudine di circa 70 m s.l.m. Con i suoi 13.607 km² il Trentino-Alto Adige è una delle regioni meno densamente popolate in quanto ospita circa 1.000.000 abitanti per una densità di 74 ab/km², molto al di sotto della media nazionale, collocandosi al secondo posto dopo la Valle d'Aosta nel rapporto tra numero di abitanti e superficie territoriale. In seguito alla riforma statutaria del 1972 la regione ha trasferito gran parte delle competenze sono state trasferite direttamente al Trentino, corrispondente alla Provincia autonoma di Trento, e all'Alto Adige, corrispondente alla Provincia autonoma di Bolzano. Il Trentino-Alto Adige fa parte anche di un'associazione di cooperazione transfrontaliera istituita nell'ambito dell'Unione Europea, l'Euroregione Tirolo-Alto Adige-Trentino. Tutta la regione ospita distese di boschi di conifere e faggi alternati a prati e pascoli in cui trionfano una moltitudine di specie di fiori ed erbe alpine che la popolazione sfrutta per il pascolo dei bovini, il cui allevamento rappresenta una voce importante dell’economia regionale, anche grazie all’ottima distribuzione delle risorse idriche.

La Provincia Autonoma di Trento dal 1863 si è dotata di un Civico Corpo di Pompieri; l’attuale Corpo Permanente ne è erede. L’organizzazione antincendi era inizialmente strutturata su base comunale e tale rimase fino al 1935, quando si optò per un unico organo provinciale: a Trento venne quindi creato l’85° Corpo pompieri, con distaccamenti in vari comuni. Nel 1941, con la creazione del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco, l’85° entra nel nuovo organismo. Successivamente, in virtù dello speciale statuto di autonomia, la Regione Trentino-Alto Adige, che ha il potere di emanare norme legislative anche in materia di Servizi antincendi, nel 1954 crea i Corpi Permanenti di Trento e Bolzano, sciogliendo l’85° Corpo ed i relativi distaccamenti. Nel 1978 la Regione Trentino Alto Adige delega alle due Province Autonome di Trento e Bolzano le funzioni amministrative connesse ai Servizi antincendi con il trasferimento in capo a queste dei compiti operativi, amministrativi e logistici dei rispettivi Corpi Permanenti. Con la legge 12/1983 la Provincia Autonoma di Trento, nel riordinare la propria struttura burocratica, istituisce il Servizio Antincendi, del quale il Corpo Permanente va a costituire il “Settore operativo di emergenza”. Nel 1990 il Servizio Antincendi è incluso nel neo costituito Dipartimento per la Protezione Civile, che comunque opera in stretta collaborazione con il Corpo Nazionale Vigili del Fuoco, come per esempio è avvenuto in occasione del recente, tragico terremoto d’Abruzzo che ha distrutto larga parte della meravigliosa città dell’Aquila ed ha visto sul campo numerosi colleghi dei Corpi permanenti e volontari del Trentino e dell’Alto Adige. I Vigili del Fuoco volontari del Trentino oggi sono composti da 4.812 unità, organizzati in una struttura gerarchica costituita da 1 federazione provinciale, 13 unioni distrettuali e ben 239 corpi comunali, la cui capillare distribuzione sul territorio ricalca quella della similare Valle d’Aosta, con la quale condivide oltre all’aspro territorio montano anche la privilegiata organizzazione autonoma.

A differenza del Corpo di Bolzano, che storicamente ebbe in dotazione prima i Mispa e poi i Sicor identici ai cugini permanenti del resto d’Italia, i distaccamenti volontari della relativa provincia erano dotati fino al 2000 di caschi metallici di foggia chiaramente tedesca, di colore nero con cresta in alluminio: questo modello è stato recentemente acquisito e sarà descritto prossimamente; successivamente hanno adottato i Rosenbauer Heros. Il Corpo di Trento invece, dopo i Violini e successivamente i Mispa, già all’inizio degli anni ’90 ha adottato il sempiterno Gallet; per il Corpo permanente della città di Trento nei colori nero, rosso e bianco rispettivamente per vigili, qualificati e direttivi con placca munita di fiamma nazionale, bande catarifrangenti posteriori in bianco con la scritta “Trento” ed adesivo riportante la mezzaluna di qualifica dell’utilizzatore del casco; ora anch'esso è passato al Sicor VFR 2009. I volontari invece, pur con i medesimi colori, hanno scelto bande rifrangenti e placca differenti, come quelle del casco raffigurato che è il MSA Gallet F1SF. Quello in collezione è nel colore da Comandante e Vicecomandante del Corpo, bianco; a questo si affiancano il rosso da Caposquadra ed il nero da Vigile Volontario, raffigurato qui. Sulla placca frontale, nel raro colore bianco fotoluminescente per tutti e tre i gradi, porta il fregio classico dei Vigili del Fuoco che nel tondo reca come blasone l’aquila di San Venceslao, stemma ufficiale della città di Trento dal 1407. E' un casco con una livrea insolita e di rara reperibilità, ancora di più nel colore bianco che distingue la massima qualifica dei ruoli direttivi volontari. Da notare che le figure di Ispettore e Viceispettore distrettuale hanno sui lati del casco una piccola stella adesiva a identificarne il ruolo sul luogo dell'intervento, come si vede nell'ultima foto: questo appartiene all'amico Alberto, fresco di nomina a Viceispettore del Distretto di Primiero, che ha un ottimo sito visitabile qui.

Nella foto in basso sono raffigurati vigili volontari trentini nella messa in sicurezza di un incidente stradale, opera di Walter Cainelli
Leggi tutto...

mercoledì 30 aprile 2014

Il casco Super Chieftain sudafricano di Johannesburg






La Repubblica Sudafricana, anche detta semplicemente Sudafrica, è uno Stato indipendente dell'Africa australe. È situato nella punta meridionale del continente africano e confina a nord con la Namibia, il Botswana e lo Zimbabwe, a nord-est con il Mozambico e lo Swaziland; circonda completamente nei suoi confini anche il piccolo Stato del Lesotho. Si affaccia sull'oceano Atlantico e su quello Indiano e Capo Agulhas, il punto più meridionale del continente africano, delimita il confine fra i due oceani. Il Sudafrica è l'unico Paese al mondo ad avere tre capitali: Pretoria, sede del Governo, Città del Capo, dove si trova il Parlamento, e Bloemfontein, sede del potere giudiziario.Dalla fine del regime di apartheid – vigente fino ai primi anni novanta – che relegava la popolazione di colore ad un ruolo marginale e di inferiorità razziale il Paese ha acquisito la denominazione informale di Rainbow Nation ("nazione arcobaleno", ovvero "abitato da persone di diversi colori"). Le condizioni di vita per i neri tuttavia restano molto difficili: il governo sudafricano ha dovuto accettare le politiche neoliberiste del Fondo Monetario internazionale; si è fatto carico di pagare il debito internazionale creato dai precedenti governi anche privatizzando molte imprese nazionali. I servizi sociali (acqua, istruzione, sanità) non sono riconosciuti a tutti e nelle periferie urbane i poveri non sono ancora cittadini a tutti gli effetti.
Johannesburg, capitale della provincia di Gauteng, è anche la città più popolosa del Sudafrica e la seconda dell'Africa subsahariana dopo Lagos (Nigeria). Viene anche informalmente chiamata Joburg, Jozi e e Goli; quest'ultimo nome, che significa "luogo d'oro" in zulu, può essere riferita all'attività mineraria nella zona o alla ricchezza economica. In base al censimento del 2001, Johannesburg è popolata da oltre 3 milioni di sudafricani;  incluse le periferie ci sono 8 milioni di persone. Tra i quartieri più noti di Johannesburg vi è Houghton, dove Nelson Mandela risiedette. All'esterno di Jo'burg sorge la township di Soweto, fondata appositamente per ospitare i sudafricani neri (il suo nome deriva da Southern West Township) e divenuta successivamente simbolo del movimento anti-apartheid. Johannesburg è anche tristemente famosa per essere tra le città con più alto tasso di criminalità al mondo.

Tra i quartieri più poveri della città si annovera Alexandra, uno "slum" di un miglio quadrato abitato da quasi un milione di abitanti, simile a tante altre baraccopoli del mondo per la sua struttura spontanea, per l'assenza di infrastrutture e regole, anche nel costruire le abitazioni, che in massima misura sono strutturate su un piano e fatte di lamiere, tavole di legno, teli in plastica e materiali di recupero. La poca distanza tra le case, gli impianti elettrici di fortuna realizzati allacciandosi abusivamente alla rete stradale, i materiali infiammabili con cui sono realizzate le case e che sono accumulati in esse, fanno di Alexandra un quartiere ad alto rischio di incendio, con esiti spesso drammatici. A difesa del territorio troviamo un'unica stazione di pompieri, diversa dalle altre 25 distribuite sul territorio urbano, così simili a qualunque altra caserma che sia in Europa o negli Stati Uniti; qui opera un enorme "tanker", una botte da 9.000 litri per avere autonomia idrica in caso di incendio, che si muove a stento negli stretti passaggi lasciati dalle baracche. I pompieri che ci operano, al comando del sottufficiale Wimpie Van Staden, un afrikaans di etnia bianca con cui collaborano vigili di colore, affrontano la violenta criminalità che affligge il quartiere con l'aureola dell'intoccabilità che gli viene donata dal mestiere che fanno, unica forza pubblica ammessa a circolare liberamente nel territorio proprio perché riconosciuta come indispensabile.

Il casco in collezione è un insolito Super Chieftain (che significa "capitano" in lingua inglese) della Compagnia canadese Safety Supply Co., che iniziò a produrre elmi di protezione a partire dal 1929. L'esemplare raffigurato, nel colore giallo, risale agli anni compresi fra il 1960 ed il 1980 e porta sulla fronte il fregio plastico del Dipartimento dei vigili del fuoco di Johannesburg che nel cartiglio reca la scritta "Fortiter et Recte" rivettato alla spessa calotta del casco, per il resto improntato a grande semplicità. Ha un interno in plastica ed il soggolo passante è in cuoio marrone con fibbia. Nella sua poca raffinatezza porta il ricordo di quello che significava vivere in quegli anni in quei posti, per questo racchiude molte emozioni e suggestioni.


La foto rappresenta camion dei vigili del fuoco sudafricani in azione in uno slum di Johannesburg. è tratta da qui
Leggi tutto...

venerdì 7 marzo 2014

Il casco ungherese ISZ di Budapest





L'Ungheria (Magyarország in ungherese) è uno Stato costituito come repubblica e situato nell'Europa centro-orientale e nella pianura Pannonica. La lingua ufficiale è l'ungherese, parlato dalla popolazione magiara che rappresenta il 95 per cento del totale della popolazione che, al 2012, assommava a poco meno di dieci milioni di abitanti: gli ungheresi sono fieri della propria "diversità", rispetto agli altri popoli d'Europa che sono di lingua indoeuropea. Originariamente celtica, subì la dominazione romana per lasciare il passo agli Ungari, popolazione originaria degli Urali; nel XVI secolo passò sotto il dominio ottomano, ed in seguito a quello austriaco, fino alla prima guerra mondiale. Dopo la funesta alleanza con l'Asse nella seconda guerra mondiale passò sotto la sfera d'influenza dell'URSS fino alla sua dissoluzione alla fine degli anni '80. Dal 2004 fa parte dell'Unione Europea. Confina a nord con la Slovacchia, ad est con l'Ucraina e la Romania, a sud con la Serbia e la Croazia e ad ovest con l'Austria e la Slovenia; si tratta di uno stato senza sbocco al mare. è attraversata dal Danubio, e al suo interno si trova il Il lago Balaton (592 km²), il più grande lago dell'Europa centrale, che si trova nella parte occidentale del paese ai piedi della Selva Baconia ed è centro turistico e balneare di primaria importanza tra i Paesi confinanti. Budapest, capitale del Paese. è la maggiore città ungherese per numero di abitanti, circa 1.700.000, con un agglomerato urbano di 2.551.247 e un'area metropolitana di 3.284.110 abitanti, nonché centro primario del paese per la vita politica, economica, industriale e culturale. Budapest nasce ufficialmente nel 1873 con l'unione delle città di Buda e Óbuda, situate sulla sponda occidentale del Danubio, con la città di Pest, situata sulla sponda orientale.

Circa 7000 pompieri svolgono il loro servizio in Ungheria. La maggior parte è costituita da pompieri comunali retribuiti continuativamente. I loro turni in genere consistono in 24 ore di servizio e 48 di riposo, anche se a Budapest questa scansione si sviluppa su 24/72 ore, con un conseguente aumento della pianta organica dei pompieri magiari. Il secondo contingente più numeroso di vigili del fuoco appartiene ai ruoli volontari organizzati dai governi locali, ed infine troviamo la componente delle associazioni di vigili del fuoco, organizzate come gruppi locali a finalità sociale. In ultimo troviamo le componenti professionali a servizio delle maggiori compagnie del Paese, come i pompieri dell'industria petrolifera MOL Co. di Százhalombatta.

Il casco in collezione, in uso a partire dagli anni '80, è realizzato in spessa fibra di vetro verniciata in bianco, ha comodo interno in pelle regolabile con strisce in velcro e attacco a quattro punti. Veniva fabbricato dalla ISZ nella città di Kiskörös secondo i riferimenti della norma allora in vigore, la Magyar Szabványügyi Testület. Completa il casco, mai utilizzato, lo spazioso visore trasparente in metacrilato protettivo reclinabile, facilmente asportabile per mezzo di due perni laterali, mentre il collo è protetto da un'ampia falda posteriore in crosta di cuoio. Oggi i pompieri magiari utilizzano il Gallet F1 o il Draeger 6100, uniformandosi nella protezione del capo ai colleghi europei.

Con molta difficoltà è stata trovata, a questo indirizzo, la fotografia dei pompieri ungheresi in intervento con addosso il casco descritto.
Leggi tutto...

mercoledì 1 gennaio 2014

Il casco léttone Nazionale di Riga






La Repubblica di Lettonia è una Repubblica parlamentare delle dimensioni di circa 64.500 km² con poco più di due milioni di abitanti, situata nell'Europa nord-orientale; confina a nord con l'Estonia, a est con la Russia, a sud-est con la Bielorussia e a sud con la Lituania, ed è bagnata a ovest dal Mar Baltico; il suo territorio è ricoperto per il 40% da foreste e parchi naturali, ed è contraddistinto da un clima temperato con inverni rigidi ed estati fresche, in cui la temperatura media rimane attorno ai 16 gradi. La lingua ufficiale è il lettone. La Lettonia ha un alto coefficiente di qualità della vita, ottimi servizi sociali e giovane popolazione con un alto tasso di scolarizzazione. Dal 1939 la Lettonia è stata occupata dall'Unione Sovietica come gli altri Stati Baltici della Lituania e dell'Estonia, divenendo la Repubblica Socialista Sovietica Lettone; il regime sovietico ha intrapreso una campagna di "russificazione" del territorio facilitando l'immigrazione dai suoi territori tramite la concessione di terre ai russi disposti a trasferirsi, contribuendo a creare, particolarmente nella parte ad est del territorio léttone, ampie porzioni di territorio in cui la popolazione è di origini russe. Nel 1991 alla caduta dell'URSS ha riacquisito la sua indipendenza aderendo nel 2003 all'Unione Europea e nel 2004 alla NATO. La capitale, Riga, popolata da circa 700.000 abitanti, è la città più grande delle Repubbliche Baltiche ed è uno dei principali centri culturali, politici ed economici della regione. Antico centro della Lega Anseatica, nel 2014 sarà Capitale Europea della Cultura. Nel 1997 il centro storico di Riga è stato inserito dall'UNESCO nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità, in virtù dei suoi oltre 800 edifici Art Nouveau e per l'architettura in legno del XIX secolo. Come si legge nella motivazione "il centro storico di Riga, pur mantenendo relativamente intatto il tessuto urbano medievale e delle epoche successive, vanta una tale qualità e quantità di edifici Art Nouveau che non ha paragoni al mondo."; anche per questo viene detta "la Parigi del nord". 
Il "Valsts ugunsdzēsības un glābšanas" il servizio antincendio e soccorso di Stato nacque nel 1845 a Daugavpils con unità della Polizia. Nel 1864 vennero create le prime brigate organizzate, a Riga, su base volontaria, ed il 17 maggio 1865 venne spento il primo incendio nella Riga antica. Negli anni '30 del XX secolo il numero di associazioni volontarie raggiunse il numero di 240. Nel 1882 la municipalità di Riga creò la "Colonna Rapida" formata da membri pagati del servizio antincendi e nel 1907 il Comando Antincendi di Riga andò ad unire la Colonna Rapida e quattro divisioni volontarie; nel 1910 si acquistò la prima pompa a vapore della marca britannica Merryweather andando a soppiantare, via via, le vecchie pompe ippotrainate. Nel 1944 il serivzio antincendi passò sotto l'egida del Commissariato del Popolo per gli affari interni, mentre nel 1945 dopo il fermo conseguente agli anni della guerra riprese vita il servizio antincendi volontario, che proseguì parallelamente a quello permanente, di stampo militare, per tutti gli anni dell'occupazione sovietica che qui importò i suoi standard ed i suoi equipaggiamenti.
Il casco in collezione è il classico casco sovietico per i servizi antincendi, in uso nell'intero territorio della Grande Madre Russia negli anni dal 1945 al 1970, quando venne soppiantato dal modello in plastica e visore trasparente visto nel post sull'Ucraina. E' in metallo, con interno e sottogola in similpelle, e possiede sul frontale il bel fregio didascalico sovietico, con i simboli del pompiere e del suo eroico servizio con al centro a campeggiare la stella, che nella normale accezione dovrebbe essere rossa, come in tutti i caschi provenienti dal blocco orientale; in questo caso invece il fregio è dipinto in oro e denota uno stampaggio di povera qualità, come del resto tutto il casco, sicuramente prodotto in centinaia di migliaia di esemplari. Il colore è verde militare e sul fianco sinistro riporta il numero dell'unità che in caratteri cirillici recita BPUD 30. Esponenzialmente lontano dai caschi tecnologici odierni, conserva potente il fascino del tempo che fu, e riporta il ricordo ai tempi in cui l'URSS era il più grande Stato al mondo, per poi dissolversi nel breve volgere di pochi anni.
In ultima posizione si vedono i mezzi di prima partenza della caserma 1 di Riga, opera dell'amico Cristophe Dubois.
Leggi tutto...

giovedì 31 ottobre 2013

Il casco svedese Brissmann di Laholm







La Svezia, ufficialmente Regno di Svezia, è uno stato dell'Europa settentrionale della penisola scandinava con poco più di 9 milioni e mezzo di abitanti nel 2013. La sua capitale è Stoccolma. Confina con la Norvegia a ovest e con la Finlandia a nord-est; per il resto i confini del Paese sono bagnati dal Mar Baltico e dal Golfo di Botnia a est e dagli stretti dello Skagerrak e del Kattegat a sud-ovest. Sempre a sud-ovest, il paese è collegato alla Danimarca dal Ponte di Öresund. Con i suoi 449.964 km² di superficie la Svezia è il quinto paese più esteso d'Europa: si estende per una lunghezza di oltre 1500 chilometri in linea d'aria da nord a sud, ma la densità di popolazione è comunque generalmente bassa, tranne che nelle città. L'interno è per buona parte occupato da foreste. Esistono grandi risorse naturali (legname, ferro, acqua) ed il Paese è alle prime posizione della classifica dell'Indice di Sviluppo Umano dell'ONU. Qui vige la monarchia parlamentare. Un elevato livello di istruzione e le liberalizzazioni economiche contribuirono, alla fine dell'Ottocento, all'affermarsi di un'avanzata industria manifatturiera, mentre i primi decenni del XX secolo furono caratterizzati dall'affermarsi dello stato sociale, ancor oggi uno dei più efficienti ed avanzati al mondo. Lo svedese è diventato lingua ufficiale della Svezia solamente dal 1º luglio 2009. Laholm è una cittadina della Svezia meridionale, capoluogo della municipalità omonima; nel 2010 aveva una popolazione di 6.150 abitanti, su un'area di 4,07 km2. Al contrario di quanto di solito avviene in Svezia, in cui vengono definite "città" solo quelle con più di 10.000 abitanti, Laholm si fregia di questa definizione in virtù del fatto che ha una grande tradizione storica alle spalle, una delle più longeve del Paese. è collocata geograficamente all'estuario del fiume Lagan, e la sua municipalità assomma a oltre 25.000 abitanti complessivamente; permangono molto interessanti la sua struttura viaria di impronta medievale e la Chiesa di Laholm.

Il servizio antincendi a Laholm è su base mista prevalentemente volontaria: 74 vigili a tempo parziale vengono coordinati da cinque capisquadra permanenti a tempo pieno; si occupa dei servizi di emergenza anche dei Comuni di Laholm Knäredsgränd, Våxtorp e Hishult e, attraverso misure di informazione, educazione, prevenzione e mitigazione promuove una società più sicura. Inoltre otto dipendenti del Comune di Laholm lavorano al funzionamento quotidiano e alla manutenzione, alla vigilanza e alla prevenzione, oltre che alla risposta al centralino di chiamata e soccorso.

Il casco è un prestigioso Brissman giallo da Vigile, nella versione più rara e recente che reca la visiera in metacrilato trasparente. La foggia è vagamente quella del casco tedesco del tipo bellico, con ampia fascia laterale paracollo, interno comodo ed avvolgente con sottogola a sgancio rapido. Negli anni '20 del novecento Fritz Brissman era un caposquadra dei pompieri di Halmstad, sulla costa svedese, ma non era soddisfatto dell'equipaggiamento. Alla fine del decennio si costituì l'odierna fabbrica, la Brissmans Brandredskap, che porta avanti il vessillo della qualità sin da allora, dopo quattro generazioni, e ancor oggi lo sforzo aziendale è per la sicurezza e la salute dei lavoratori, con dettaglio su dispositivi di sicurezza che rappresentano l'ultima barriera tra il rischio e la salvezza dell'operatore.

Nelle ultime due foto si vedono i mezzi in servizio, un APS e una ABP su base Scania. Qui c'è il sito del Comune da cui ho tratto queste foto, e qui c'é il sito della Brissman produttrice del casco.
Leggi tutto...

giovedì 12 settembre 2013

Il casco delle Nazioni Unite in Kosovo







Il Kosovo è un territorio amministrato dall'ONU; confina con la Serbia a nord e a est, con il Montenegro a nord-ovest, l'Albania a sud-ovest e la Macedonia a sud; è senza sbocco al mare. Il Kosovo ha una superficie di 10 887 km² (estensione quasi identica a quella dell'Abruzzo), in gran parte occupato da rilievi. Ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia il 17 febbraio 2008, ed il suo status giuridico non è univocamente condiviso: viene riconosciuto come Stato da 103 dei 193 paesi dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. Il territorio del Kosovo fu la miccia che portò alla disgregazione dell'ex Jugoslavia: una delle due principali etnie presenti sul teritorio, quella albanese, già nel 1968 aveva manifestato chiedendo invano per il Kosovo lo status di repubblica; le proteste si erano riaccese all'inizio degli anni 80 quando ebbero luogo le primavere di Pristina (1981-82) segnate da un'escalation di violenza e di attentati da parte dell'etnia albanese contro le istituzioni federali. Nel 1987 Slobodan Milošević, allora leader del Partito Comunista serbo, dovette recarsi in Kosovo per cercare di tranquillizzare la situazione, che nel frattempo si era notevolmente riscaldata, e cercare di dare conforto alla sempre più esigua minoranza serba oggetto di violenze e prevaricazioni. Una volta salito al potere nel marzo 1989 Milošević riuscì a far revocare (in modo non del tutto costituzionale) gran parte dell'autonomia del Kosovo e della Vojvodina: Il 28 giugno 1989, 600º anniversario della prima battaglia del Kosovo, Milošević pronunciò un violento discorso contro l'etnia albanese, assimilandola ai turchi ottomani: è opinione comune che proprio questo discorso sia stata una delle cause che portò alla disgregazione della Jugoslavia come nazione unitaria. Dall'altro, segnò l'avvio di una politica di assimilazione della provincia, con la chiusura delle scuole autonome di lingua albanese e la sostituzione di funzionari amministrativi e insegnanti con serbi o persone ritenute fedeli alla Serbia. Dopo un periodo iniziale di protesta non violenta ebbe inizio la politica repressiva e paranoica di Miloševič contro i kosovari di etnia albanese, distinguendosi per vari massacri, portando alla morte molti civili (cifre non confermate: circa 11.000 albanesi e circa 5000 serbi. Nel 1999 scoppiò un conflitto armato vero e proprio, che vide l'intervento di diverse forze internazionali in protezione della componente albanese del Kosovo, presa di mira dal governo centrale di Belgrado. La pulizia etnica fu fermata, e le due parti, quella serbo kosovara e quella kosovaro albanese, furono invitate inutilmente a trovare una soluzione in comune. In base alle Risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite numero 1244 del 1999, il Kosovo fu provvisto di un governo e un parlamento provvisori, e posto sotto il protettorato internazionale UNMIK e NATO. Negli anni successivi la situazione è andata lentamente normalizzandosi, anche perché l'etnia albanese era ormai prevalente in quasi tutto il Kosovo, ma nonostante ciò la violenza non si è placata del tutto. 

A seguito della guerra il sistema di difesa anticendi del Kosovo era divenuta disastrosa, con mancanza di mezzi e uomini; quei pochi presenti erano in gran parte rotti (i mezzi) e poco addestrati e competenti (gli uomini). Nel 1999 l’amico Robert venne mandato dall’ONU in Kosovo per effettuare i sopralluoghi di sicurezza e prevenzione incendi delle sedi ONU che sarebbero state utilizzate per gestire la provincia serba. Nel corso di questi sopralluoghi venne effettuata anche una valutazione dei servizi antincendi locali per conoscere il loro livello di competenza ed efficienza, riscontrandone la palese inadeguatezza: da qui prese spunto l’idea di organizzare un servizio che andasse oltre i normali compiti dei vigili del fuoco ONU, vale a dire la tutela antincendi del personale e dei beni dell’Organizzazione. Il responabile della missione contribuì a creare il corpo VVF ONU con compiti di riorganizzazione dei Vigili del Fuoco kosovari anche attraverso la creazione di una accademia di formazione, dirigere tutti gli interventi di soccorso nonché amministrare i pompieri kosovari in termini di logistica e gestione dei mezzi. Oggi il Servizio antincendi, su base municipale, è nettamente migliorato, conta 723 vigili suddivisi in 31 caserme.

Il casco in collezione è un insolito Safeco Chieftain utilizzato in Kosovo dai pompieri ONU nei primi anni 2000. Dal 1927 la Chieftain produceva caschi ed equipaggiamento in Canada. Negli anni ’60 la sua denominazione divenne la Safety Supply Canada, per diventare negli anni ’80 la Safeco Chieftain entrando poi a far parte dell’americana Protective Group, per essere infine assorbita dalla Fire-Dex, anch’essa compagnia statunitense, nel 2010. La forma è quella classica del casco di tipo “americano” nel particolare colore blu, scelto per identificare chiaramente le uniformi dei peace-keeper e per questo detti “caschi blu”. E’ ben contraddistinto dalle scritte perimetrali bianche UN (United Nations in declinazione anglosassone) ed in fronte reca il simbolo dell’Organizzazione, un planisfero circondato di tralci di alloro nei colori bianco e dorato.

Nella penultima foto si trovano raffigurati vigili ONU con pompieri locali nel corso di un intervento di soccorso nei dintorni di Pristina; nell'ultima invece vengono ritratti i pompieri di Baghdad durante un addestramento; il vigile del fuoco ONU che è con loro indossa un raro casco Sicor VFR2000 nel colore blu.

Qui si trova il sito del Ministero dell'Interno kosovaro.
Leggi tutto...

mercoledì 11 settembre 2013

Remember 9/11


Today we mourn the loss of the 343 firefighter fellows belonging to the Fire Department of New York, who died on the line of duty during the 9/11 Twin Towers collapse, trying to save lives while loosing theirs. In Italy we say "Where they all escape, I go": in the picture, a FDNY member, FF Mike Kehoe, climbing the stairs beside people going down trying to escape. He survived, luckily.
Leggi tutto...

mercoledì 31 luglio 2013

Il casco vietnamita di Hanoi






Il Vietnam (nome ufficiale: Cộng hòa xã hội chủ nghĩa Việt Nam, "Repubblica Socialista del Vietnam") è uno stato del sud-est asiatico. Confina a nord con la Cina, a ovest con il Laos e la Cambogia, a est e a sud si affaccia sul Mar Cinese meridionale. Il Vietnam è una Repubblica Costituzionale con quasi ottanta milioni di abitanti, in gran parte giovani: il 39% di vietnamiti ha meno di 15 anni. La maggior parte dei centri urbani è localizzata nel Vietnam meridionale. Tra le città più importanti soltanto la capitale Hà Nội (3.057.000 ab.) non sorge sulla costa ma sorge al centro del delta del Fiume Rosso, ed è un importante centro commerciale ed industriale. L’altra grandi città è Hồ Chí Minh (5.925.000 ab.) nota in passato come Sài Gòn, importante centro commerciale; durante il periodo coloniale fu il centro politico più importante per l'Indocina francese e successivamente divenne capitale del Vietnam del Sud negli anni del conflitto con la Repubblica del Nord.

La popolazione del distretto urbano di Hanoi è di circa 8 milioni di persone, servite da 9 caserme di pompieri con circa 450 uomini: la densità è di una caserma ogni 40-50 chilometri quadrati. La città di Hanoi possiede 36 veicoli per lo spegnimento, di cui 14 sono vecchi ZIL130 sovietici bisognosi di sostituzione; il numero minimo di mezzi dovrebbe essere di 40 in perfetto ordine di marcia. Ma non mancano solo mezzi ordinari, non ci sono neppure mezzi speciali per intervenire sulle costruzioni in elevazione, dato che la città ha due autoscale in tutto, una delle quali è una Camiva Renault francese da 32 metri adatta fino ad 8 piani ed una è una Magirus tedesca da 52 metri che raggiunge i 14 piani. Ad Hanoi ci sono molti palazzi di più di 20 piani di altezza: in questo caso l’unica speranza è l’utilizzo degli impianti di spegnimento interni alle costruzioni, sia colonne di idranti che sprinklers, ma purtroppo in città sono frequenti sia le mancanze di acqua dalla rete urbana che i blackout che rendono inutili i sistemi di pompaggio. L’ufficiale pompiere Mr. Le Phi Hung, alla stazione n. 23, spiega che in caso di incendio I vigili del fuoco possono attaccare il loro mezzo al sistema idrico dell’edificio ed utilizzare le pompe del camion per mandare in pressione le condotte idrice del palazzo, e quindi correre ai piani in cui si sono sviluppate le fiamme. Il problema si propone anche per il salvataggio: la sua stazione è l’unica a possedere un materasso pneumatico per il salto dai palazzi in fiamme, mentre solo due mezzi in tutto hanno in caricamento utensili per demolire il cemento armato e tagliare ferri, e sono mezzi sperimentali. A questo si aggiunge la distanza che devono percorrere le unità in caso di intervento: la stazione di Giang Vo dista da 7 a 8 chilometri dal distretto di Thanh Xuan, sotto la sua tutela; altre caserme sono situate fino a 30 chilometri dai sobborghi che devono servire, il tutto aggravato dal traffico caotico che caratterizza Hanoi e il fitto dedalo di vicoli di molti quartieri. 

Il casco in collezione è il casco da lavoro in fibra e tela in uso alla Polizia, di cui fanno parte i Vigili del Fuoco, e reca sul fronte il bel fregio con grande stella dorata a campeggiare su raggi rossi ed in basso l’ingranaggio simboli delle professioni tecniche. La scritta Cuu Hoa sta a significare “Vigili del Fuoco”. Il colore è il verde, ha un povero interno con sottogola in similpelle non in grado di supportare il Vigile nel suo duro e rischioso lavoro; oggi i pompieri vietnamiti stanno iniziando a dotarsi di caschi di tipo americano nel colore rosso, sicuramente più adatto al soccorso ma altrettanto sicuramente meno affascinante di quello in collezione, con la sua aria coloniale.
Leggi tutto...

giovedì 2 maggio 2013

Il casco argentino Bullard PX di Buenos Aires





L'Argentina è uno Stato dell'America meridionale e fa parte dell'America Latina: viene formalmente chiamata Repubblica Argentina. Confina a ovest e a sud con il Cile, a nord con la Bolivia e il Paraguay, a nord-est con il Paraguay e il Brasile, a est con l'Uruguay e l'Oceano Atlantico; oltre un terzo della popolazione è concentrato nella capitale Buenos Aires che ha più di tre milioni di abitanti che diventano 15.000.000 nella sua provincia. Dal punto di vista politico è una repubblica federale composta da 23 province (provincias) ed un distretto federale, le cui competenze sono quelle di stati federati. Il nome "Argentina" deriva dal latino argentum (argento), quando i primi conquistadores spagnoli scoprirono il Río de la Plata rimasero sbalorditi dai suoi riflessi argentei e da alcuni ricchi ritrovamenti (in spagnolo, Rio de la Plata significa 'Fiume dell'Argento'). Dopo la crisi economica del 2001 l'economia e governo si sono stabilizzati ed oggi l'Argentina è uno Stato dal forte sviluppo economico: i suoi circa 40 milioni di abitanti godono di un indice di sviluppo umano, reddito procapite, livello di crescita economica e qualità della vita che pone la nazione come una delle più sviluppate dell'America Latina. Dal 1976 al 1983 le forze armate detennero il potere per mezzo di una giunta auto incaricatasi del cosiddetto Processo di Riorganizzazione Nazionale; il governo militare represse l'opposizione, sia da parte dei gruppi di sinistra che dai peronisti, utilizzando metodi improntati all'illegalità dando inizio a quella che sarebbe passata alla storia come la Guerra Sporca: migliaia di dissidenti furono fatti scomparire. Nel periodo della dittatura 30.000 persone scomparvero creando il fenomeno dei "desaparecidos", di cui sono state mute ma coraggiose testimoni le Madri di Plaza de Mayo che ogni domenica sfilavano sotto le finestre del Potere per chiedere notizie dei loro congiunti scomparsi.

In Paesi come Ecuador, Perù, Cile e Paraguay vige il servizio antincendio su base esclusivamente volontaria, in cui i membri dei Corpi non ricevono retribuzione per la loro attività, al massimo contributi per l’acquisto di mezzi e materiali; in Argentina come in Costa Rica e nella Repubblica Dominicana a questi si affiancano i Corpi di Pompieri delle principali forze di sicurezza (Polizie provinciali, Polizia nazionale, Prefettura navale). I volontari sono una unica istituzione giuridica divisa in Compagnie e Corpi provinciali, e si basano su donazioni, sgravi fiscali, raccolte di fondi in occasione di feste, contributi economici diretti dei volontari, delle loro famiglie e dei sostenitori oltre a ricevere, in qualche caso, erogazioni di fondi pubblici per comprare materiale, equipaggiamento, mezzi e sostentamento del personale; coprono l’80% del territorio e per la maggior parte sono inquadrati nel C.N.B.V.R.A. (Consiglio Nazionale dei Pompieri Volontari della Repubblica Argentina). Funzionano come associazioni civili indipendenti senza fine di lucro, e soprattutto nelle maggiori città, hanno un nucleo di personale retribuito che organizza il servizio e tiene le fila dei ranghi volontari. La storia dei pompieri volontari argentini iniziò il 2 giugno 1884 con un emigrante italiano, Tommaso Liberti, che allo scoppiare di un incendio in un edificio sito nel vicolo – barrìo – della Boca insieme a un gruppo di volenterosi formò una catena umana a partire dal vicino rio e iniziò a gettare secchi d’acqua fino ad estinguerlo. In calle Brandsen 567 si costituì il primo distaccamento di pompieri al motto "Querer es poder", volere è potere; da allora il 2 giugno è la Festa nazionale del pompiere volontario. Nel 1885 i pompieri, che nel frattempo si erano assai diffusi sul territorio, affrontarono il primo grosso incendio, quello della fabbrica di vele di Barracas, ed in quell’occasione vennero donate dal municipio due pompe antincendio a vapore, utili a combattere il fuoco in quartieri allora quasi interamente costruiti in legno e lamiera. Nel 1954 nacque la Federazione Nazionale dei Pompieri Volontari per dare assetto alle organizzazioni esistenti; oggi il "Sistema Nazionale dei Pompieri Volontari" copre il 90% del territorio argentino da Ushuaia, che è la città più australe del mondo, fino a Jujuy situata all’estremo confine nord. Più di 40.000 Vigili del Fuoco si distribuiscono in 660 Compagnie sparse sul territorio, inclusa la conurbazione bonaerense, fornendo le loro prestazioni su base gratuita e volontaria. Nel 1994 la storia viene segnata dalla “tragedia dei piccoli pompieri”, quando un gruppo di giovanissimi aspiranti pompieri tra 11 e 15 anni di età, intenti a spegnere un incendio boschivo, a causa del variare del vento che spinse e alimentò le fiamme fino a circondarli, lasciò sul terreno i corpi di 25 ragazzini; al loro funerale parteciparono più di 10.000 persone. 

La Bullard, nota ditta americana già vista a proposito del casco dell’Arabia Saudita, produce l’ottimo modello PX ritratto nella fotografia, in uso alla maggioranza dei pompieri argentini, nel colore giallo con il distintivo in oro, metallico applicato o verniciato, che riporta le asce incrociate sotto la granata fiammeggiante, simbolo dei pompieri volontari argentini. Il casco viene realizzato con una calotta termoplastica e valido schermo oculare R330 a correzione ottica che elimina le distorsioni dovute alla sua curvatura permettendo una agevole visione all’operatore senza stancarne gli occhi. Data la sua concezione “americana” non prevede attacchi per la maschera respiratoria a bordo casco ma la stessa viene indossata coi suoi sospensori e successivamente il casco viene calzato al di sopra, regolando agevolmente la bardatura interna con la grande rotella nucale, utilizzabile anche indossando gli obbligatori guanti ignifughi. La foto in ultima posizione ritrae l'armadio partenze di una caserma, dove i vigili ripongono il loro equipaggiamento da intervento pronto per essere indossato quando arriva la chiamata e suona la campana dell'allarme, con il camion che sta sgasando nel piazzale, davanti alle rimesse. Quando l'ultimo è salito parte la sirena e si va ad affrontare l'ennesima emergenza, domandandosi se "è uno buono", nello stesso identico modo in ogni parte del mondo: meraviglioso mestiere quello del pompiere, inutile negarselo.
Leggi tutto...