lunedì 15 settembre 2014

Il casco russo SHPM di Mosca





 


La Federazione Russa, chiamata comunemente anche Russia, è un paese transcontinentale che si estende tra l’Europa e l’Asia: è il Paese più vasto del pianeta con una superficie di 1.075.400 chilometri quadrati, per quasi metà disabitati. Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia, Ucraina, Georgia, Azerbaigian, Kazakistan, Cina, Corea del Nord e Mongolia dividono con essa i loro confini; insieme alla Cina è lo stato al mondo con il maggior numero di stati limitrofi, che sono ben 16. Inoltre possiede confini marittimi con il Giappone e gli Stati Uniti: è bagnata a nord ovest dal mar Baltico nel Golfo di Finlandia, a nord dal Mar Glaciale Artico, a est dall’oceano Pacifico e a sud dal mar Nero e dal mar Caspio. Nel 2012 contava circa 143 milioni di abitanti. Come principale successore dell'Unione Sovietica, la Russia è ancora una superpotenza mondiale, tra i protagonisti della storia del XX secolo, sia nel secondo conflitto mondiale, sia nel dopoguerra, con la Guerra fredda e l'opposizione attraverso il blocco sovietico al cosiddetto blocco occidentale, che annoverava anche l'altra superpotenza, gli Stati Uniti. E' uno Stato con una forte influenza politica, specialmente all’interno della CSI, che comprende tutte le ex repubbliche dell'Unione Sovietica tranne le tre repubbliche baltiche, e la Georgia (uscita nel 2008). È inoltre uno degli stati fondatori dell'Unione eurasiatica, che comprende oltre la Russia, la Bielorussia e il Kazakistan.
Il Servizio Statale Antincendi é l'organismo più elevato della Federazione russa. Fa parte del Ministero per le situazioni d'Emergenza, la Difesa civile e l'Eliminazione delle conseguenze dei disastri naturali dal 2001, ed è suddiviso al suo interno tra il Servizio Federale per la prevenzione incendi e e il Servizio Antincendi degli Stati russi federati. Svolge attività, similarmente a buona parte dei Servizi antincendi visti finora, di prevenzione,antincendio e soccorso impiegando il numero enorme di 220.000 persone suddivise in 13.600 edifici di cui 4.000 caserme e distaccamenti, che svolgono circa due milioni di servizi all'anno salvando 90.000 vite con l'apporto di 18.634 mezzi di intervento (e 49 barche antincendi).  A Mosca il Colonnello Gennady Makarenko, è a capo della 34 divisione che fa base a Maly Kislovsky Pereulok; mette al servizio del territorio, oltre che la formazione ricevuta, i 25 anni d'esperienza nei servizi antincendio. Alcuni dei pompieri della Caserma hanno recentemente partecipato all'inaugurazione del Museo Storico del dipartimento di Tverskaya a cui appartiene la caserma 34, ormai pronto ad accogliere i visitatori. In tutta la città operano 12.000 pompieri suddivisi in 90 stazioni; la 34 impiega 150 persone di cui la metà sono Vigili del fuoco, l'altra si occupa di averne cura. Il pompiere russo lavora su turni di 24 ore seguite da tre giorni di libera.
Il Servizio utilizza il casco ritratto nelle fotografie, il modello "SHPM" della ditta ACO, in russo ТЕРМОСТОЙКИЙ ШЛЕМ ПОЖАРНОГО МАЮИ. ТУ 634269.001, fabbrica nei dintorni di San Pietroburgo che ha creato il successore dello scomodo antenato visto nel Post che trovate qui. E' un casco imponente e scomodo, ricalca il Gallet F1 senza averne la leggerezza e la robustezza; l'interno in  tessuto sintetico racchiude un'imbottitura di schiuma poliuretanica e un sottogola con mentoniera; sul fronte il pompiere si protegge con uno schermo di metacrilato trasparente. Porta sulla sommità e a scendere sul lato posteriore, una incombente cresta che termina in un paracollo di similpelle; sul frontale riporta il numero di riferimento della caserma, che senza altri pittogrammi denota il grado di pompiere; lo stesso sottolineato indica il caposquadra, mentre il cerchio all'esterno del numero si attribuisce al capoturno, mentre il triangolo indica il Capodistaccamento. Gli ufficiali di rango inferiore hanno il quadrato e per finire quelli di grado superiore hanno un cerchio al cui interno si trova un rombo. In esterno si può applicare la maschera respiratoria propria dei circuiti a ciclo chiuso, come si vede nelle foto, dell'amico Stanislav Pozarov, che ritraggono pompieri di Mosca in intervento nelle gallerie dell'enorme metropolitana della città; in ulltima foto (presa da qui) si vede la vettura comando su base Porsche Cayenne, sicuramente una delle più insolite e lussuose viste in circolazione.
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domenica 27 luglio 2014

Il casco polacco Kalisz ZS-03/06 di Varsavia






La Polonia, ufficialmente Repubblica di Polonia, è uno stato membro dell'Unione europea, della NATO e dell'ONU. è situata nell'Europa centrale, ha una popolazione di quasi quaranta milioni di abitanti su una superficie relativamente ristretta di circa trecentomila chilometri quadrati; è una repubblica parlamentare, con capitale Varsavia. Io ho avuto la fortuna di visitarla nel 1992, subito dopo la caduta della Cortina di ferro, emblema della contrapposizione tra i blocchi occidentale e sovietico, riportando l'impressione di un Paese molto disciplinato e di rigidi principi, e ricco di importanti vestigia storiche. Va ricordato che lo Stato polacco ha una storia lunga più di un millennio, arrivando a diventare nel XVI secolo uno dei più ricchi e potenti paesi d'Europa. In seguito la Polonia cessò addirittura di esistere come Stato indipendente per un lungo periodo di 123 anni, in quanto fu spartita tra Russia, Austria e Prussia. L'indipendenza venne riguadagnata nel 1918, in seguito alla prima guerra mondiale, come Seconda Repubblica di Polonia. Dopo la seconda guerra mondiale, divenne uno stato satellite dell'Unione Sovietica, conosciuto come Repubblica Popolare Polacca (Polska Rzeczpospolita Ludowa o PRL). Nel 1989, le prime elezioni parzialmente libere dopo la seconda guerra mondiale, si conclusero con il movimento per la libertà che vinse contro il partito comunista; importante impulso venne dato dal movimento "Solidarnosc" di Lech Walesa.
Il Comando Nazionale di Stato, che ha l'acronimo in lingua polacca di KG PSP, è situato a Varsavia e coordina l'attività delle 353 municipalità polacche; comprende anche le cinque sedi di formazione permanente sparse per il territorio del Paese, oltre all'attività del servizio scientifico e ricerca per la protezione antincendi. A Varsavia c'è anche il Museo nazionale del servizio antincendi. In totale nel territorio polacco operano 494 caserme statali, 3.745 sedi volontarie, 5 servizi antincendi di industrie di particolare grandezza, undici unità antincendio a servizio di ospedali di primaria importanza e 201 istruttori esperti in differenti tecniche che si occupano delle rispettive tematiche specialistiche. Dal 1834 Varsavia ha avuto la propria Brigata di pompieri, creata sul modello di quella di San Pietroburgo, nata l'anno prima, e suddivisa in quattro Dipartimenti sulla base dei confini dei quartieri: rimase in attività fino agli anni della Seconda guerra mondiale, per confluire, al termine del conflitto e sotto le rigide direttive sovietiche, sotto l'egida del Servizio nazionale.
Il casco in collezione arriva dall'amico Mariusz, ufficiale in servizio al Comando di Varsavia con il grado di Capitano, che mi ha omaggiato del suo casco ora sostituito dal modello F7F della Pacific. è nel colore rosso della componente permanente, mentre i volontari lo portano fotoluminescente; è prodotto dalla ditta polacca Kalisz che lo ha contraddistinto con la sigla ZS-03/06: questa ditta produce articoli in plastica dal 1951 e dal 1970 ha intrapreso la produzione di elmi protettivi in resina poliestere con rinforzo in fibra di vetro. I suoi prodotti sono diffusi in tutta l'Europa orientale e Paesi limitrofi. Presenta un robusto guscio esterno con visiera a scomparsa trasparente ed un ottimo interno molto comodo con sottogola a cinque punti in grado di assicurare ottima stabilità al casco indossato, Non ha emblemi sul frontale ma solo i catarifrangenti attorno alla calotta per aumentare la sua visibilità in ore notturne o con scarsa visibilità; si completa con un ampio paracollo in cuoio bianco e l'applicazione di un portalampada in metallo sul bordo inferiore della falda, in grado di alloggiare una pila tipo "Maglite" e dare modo al pompiere di vedere la strada da percorrere anche in condixzioni di scarsa iluminazione.
Le foto dei pompieri di Varsavia sono tratte da qui e da qui
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mercoledì 18 giugno 2014

Il casco italiano DIN 14940 dell'Alto Adige

 





San Cassiano (Sankt Kassian in tedesco, San Ćiascian in ladino) è una località turistica italiana che si trova a 1.537 metri di altezza, frazione del comune di Badia, in Alto Adige; è popolata prevalentemente da abitanti che parlano la lingua ladina, una lingua detta "retoromanza" parlata in alcune porzioni del territorio del Trentino-Alto Adige e Veneto. Il paese si trova in una vallata laterale della Val Badia, percorsa dal Rio di San Cassiano. Il sito è una popolare meta di vacanze e sostanzialmente vive di questa attività, sia in estate che in inverno. Il centro è attraversato dalla strada provinciale che porta al passo di Valparola, poi da qui si raggiunge il passo Falzarego, e si ha la possibilità di scendere a Cortina d'Ampezzo, oppure salire verso Alleghe; sempre dal passo Falzarego è possibile prendere la funivia del Lagazuoi e tornare all'Armentarola attraverso una delle più belle piste sciistiche delle Alpi. La storia di San Cassiano comincia nel 1296 quando vengono menzionati per la prima volta a San Cassiano i nomi degli abitati, toponimi attribuiti alle singole fattorie agricole (detti "masi" o in ladino "viles"), alla base del sistema sociale ladino tramite la successione dinastica. La località ha ricevuto la sua denominazione attuale dal nome del Santo suo patrono, al quale è consacrata la chiesa del luogo, che fu costruita nell'anno 1782.
ll servizio antincendi nella provincia di Bolzano si articola su 306 Corpi di vigili del fuoco volontari, presenti presso tutti i Comuni, oltre al Corpo dei vigili del fuoco permanenti a Bolzano, similarmente a quanto accade nel Trentino; a questi si aggiungono 3 Corpi di vigili del fuoco aziendali. Essi si occupano, secondo la legge provinciale 18 dicembre 2002 - n. 15, del servizio antincendi, dei soccorsi tecnici (misure di soccorso e di aiuto a persone, animali, ambiente e cose, per la prevenzione e il contenimento di pericoli e danni di ogni tipo), e i soccorsi in caso di calamità. I vigili del fuoco volontari garantiscono la protezione delle persone e delle cose contro incendi e altre emergenze in tutte le località del territorio provinciale. Ciò significa che, in tutte le zone abitate, in un tempo massimo di 5/10 minuti dalla chiamata di allarme si mette in atto un primo intervento. I vigili del fuoco volontari svolgono il loro servizio (interventi, esercitazioni, formazione, controllo delle attrezzature, organizzazione e amministrazione, raccolta di fondi) interamente a titolo gratuito e nel loro tempo libero. I fondi per il funzionamento dei Corpi dei vigili del fuoco volontari derivano per circa metà dall'ente provinciale e comunale, mentre per la restante metà il sostentamento arriva dai privati, tra cui ricavi da manifestazioni o donazioni da parte di imprese e cittadini. A San Cassiano i pompieri, che in ladino si chiamano Stüdafüch, sono circa in 40 membri attivi al comando di Christian Obojes che è aiutato dal suo vice Daniel Alton: tra di loro c'é l'amico Ivan che mi ha fatto dono di questo prezioso casco da intervento, che ora viene utilizzato solo nelle parate e nelle feste.
Nell'Alto Adige/Sud Tirolo dal 1965 viene usato questo casco di foggia prettamente teutonica (simile a quello aziendale danese della Falck) realizzato in accordo con le regole tecniche DIN 14940, realizzato in alluminio verniciato di nero con banda fotoluminescente bianca tutto intorno alla base della calotta; in sommità reca una imponente cresta in metallo atta ad irrigidire la struttura dell'elmo e conferire maggiore protezione all'utilizzatore, che in questo caso ha aggiunto sul lato destro delle bande in velcro a cui si attaccava la lampada da intervento. Sul frontale reca il fregio in ottone dei pompieri altoatesini; ora è stato sostituito dal Rosenbauer Heros fotoluminescente con adesivo frontale rosso che ricalca il vecchio fregio.

Questo è il sito della Federazione provinciale dei pompieri volontari dell'Alto Adige, mentre Qui si trovano informazioni sui pompieri di San Casciàn oltre alle foto della caserma e dell'interessante Daily squadretta in ultima posizione.
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venerdì 23 maggio 2014

Il casco italiano MSA Gallet F1SF del Trentino





 


Il Trentino Alto Adige, il cui nome ufficiale è “Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol è una regione italiana di 1.037.114 abitanti con Trento capoluogo; è la regione italiana più settentrionale ed è pressoché completamente montuosa. Le catene montuose si innalzano fino a quote altimetriche di 2700–3900 m. mentre a sud, sulla riva trentina del Lago di Garda si registra un'altitudine di circa 70 m s.l.m. Con i suoi 13.607 km² il Trentino-Alto Adige è una delle regioni meno densamente popolate in quanto ospita circa 1.000.000 abitanti per una densità di 74 ab/km², molto al di sotto della media nazionale, collocandosi al secondo posto dopo la Valle d'Aosta nel rapporto tra numero di abitanti e superficie territoriale. In seguito alla riforma statutaria del 1972 la regione ha trasferito gran parte delle competenze sono state trasferite direttamente al Trentino, corrispondente alla Provincia autonoma di Trento, e all'Alto Adige, corrispondente alla Provincia autonoma di Bolzano. Il Trentino-Alto Adige fa parte anche di un'associazione di cooperazione transfrontaliera istituita nell'ambito dell'Unione Europea, l'Euroregione Tirolo-Alto Adige-Trentino. Tutta la regione ospita distese di boschi di conifere e faggi alternati a prati e pascoli in cui trionfano una moltitudine di specie di fiori ed erbe alpine che la popolazione sfrutta per il pascolo dei bovini, il cui allevamento rappresenta una voce importante dell’economia regionale, anche grazie all’ottima distribuzione delle risorse idriche.

La Provincia Autonoma di Trento dal 1863 si è dotata di un Civico Corpo di Pompieri; l’attuale Corpo Permanente ne è erede. L’organizzazione antincendi era inizialmente strutturata su base comunale e tale rimase fino al 1935, quando si optò per un unico organo provinciale: a Trento venne quindi creato l’85° Corpo pompieri, con distaccamenti in vari comuni. Nel 1941, con la creazione del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco, l’85° entra nel nuovo organismo. Successivamente, in virtù dello speciale statuto di autonomia, la Regione Trentino-Alto Adige, che ha il potere di emanare norme legislative anche in materia di Servizi antincendi, nel 1954 crea i Corpi Permanenti di Trento e Bolzano, sciogliendo l’85° Corpo ed i relativi distaccamenti. Nel 1978 la Regione Trentino Alto Adige delega alle due Province Autonome di Trento e Bolzano le funzioni amministrative connesse ai Servizi antincendi con il trasferimento in capo a queste dei compiti operativi, amministrativi e logistici dei rispettivi Corpi Permanenti. Con la legge 12/1983 la Provincia Autonoma di Trento, nel riordinare la propria struttura burocratica, istituisce il Servizio Antincendi, del quale il Corpo Permanente va a costituire il “Settore operativo di emergenza”. Nel 1990 il Servizio Antincendi è incluso nel neo costituito Dipartimento per la Protezione Civile, che comunque opera in stretta collaborazione con il Corpo Nazionale Vigili del Fuoco, come per esempio è avvenuto in occasione del recente, tragico terremoto d’Abruzzo che ha distrutto larga parte della meravigliosa città dell’Aquila ed ha visto sul campo numerosi colleghi dei Corpi permanenti e volontari del Trentino e dell’Alto Adige. I Vigili del Fuoco volontari del Trentino oggi sono composti da 4.812 unità, organizzati in una struttura gerarchica costituita da 1 federazione provinciale, 13 unioni distrettuali e ben 239 corpi comunali, la cui capillare distribuzione sul territorio ricalca quella della similare Valle d’Aosta, con la quale condivide oltre all’aspro territorio montano anche la privilegiata organizzazione autonoma.

A differenza del Corpo di Bolzano, che storicamente ebbe in dotazione prima i Mispa e poi i Sicor identici ai cugini permanenti del resto d’Italia, i distaccamenti volontari della relativa provincia erano dotati fino al 2000 di caschi metallici di foggia chiaramente tedesca, di colore nero con cresta in alluminio: questo modello è stato recentemente acquisito e sarà descritto prossimamente; successivamente hanno adottato i Rosenbauer Heros. Il Corpo di Trento invece, dopo i Violini e successivamente i Mispa, già all’inizio degli anni ’90 ha adottato il sempiterno Gallet; per il Corpo permanente della città di Trento nei colori nero, rosso e bianco rispettivamente per vigili, qualificati e direttivi con placca munita di fiamma nazionale, bande catarifrangenti posteriori in bianco con la scritta “Trento” ed adesivo riportante la mezzaluna di qualifica dell’utilizzatore del casco; ora anch'esso è passato al Sicor VFR 2009. I volontari invece, pur con i medesimi colori, hanno scelto bande rifrangenti e placca differenti, come quelle del casco raffigurato che è il MSA Gallet F1SF. Quello in collezione è nel colore da Comandante e Vicecomandante del Corpo, bianco; a questo si affiancano il rosso da Caposquadra ed il nero da Vigile Volontario, raffigurato qui. Sulla placca frontale, nel raro colore bianco fotoluminescente per tutti e tre i gradi, porta il fregio classico dei Vigili del Fuoco che nel tondo reca come blasone l’aquila di San Venceslao, stemma ufficiale della città di Trento dal 1407. E' un casco con una livrea insolita e di rara reperibilità, ancora di più nel colore bianco che distingue la massima qualifica dei ruoli direttivi volontari. Da notare che le figure di Ispettore e Viceispettore distrettuale hanno sui lati del casco una piccola stella adesiva a identificarne il ruolo sul luogo dell'intervento, come si vede nell'ultima foto: questo appartiene all'amico Alberto, fresco di nomina a Viceispettore del Distretto di Primiero, che ha un ottimo sito visitabile qui.

Nella foto in basso sono raffigurati vigili volontari trentini nella messa in sicurezza di un incidente stradale, opera di Walter Cainelli
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mercoledì 30 aprile 2014

Il casco Super Chieftain sudafricano di Johannesburg






La Repubblica Sudafricana, anche detta semplicemente Sudafrica, è uno Stato indipendente dell'Africa australe. È situato nella punta meridionale del continente africano e confina a nord con la Namibia, il Botswana e lo Zimbabwe, a nord-est con il Mozambico e lo Swaziland; circonda completamente nei suoi confini anche il piccolo Stato del Lesotho. Si affaccia sull'oceano Atlantico e su quello Indiano e Capo Agulhas, il punto più meridionale del continente africano, delimita il confine fra i due oceani. Il Sudafrica è l'unico Paese al mondo ad avere tre capitali: Pretoria, sede del Governo, Città del Capo, dove si trova il Parlamento, e Bloemfontein, sede del potere giudiziario.Dalla fine del regime di apartheid – vigente fino ai primi anni novanta – che relegava la popolazione di colore ad un ruolo marginale e di inferiorità razziale il Paese ha acquisito la denominazione informale di Rainbow Nation ("nazione arcobaleno", ovvero "abitato da persone di diversi colori"). Le condizioni di vita per i neri tuttavia restano molto difficili: il governo sudafricano ha dovuto accettare le politiche neoliberiste del Fondo Monetario internazionale; si è fatto carico di pagare il debito internazionale creato dai precedenti governi anche privatizzando molte imprese nazionali. I servizi sociali (acqua, istruzione, sanità) non sono riconosciuti a tutti e nelle periferie urbane i poveri non sono ancora cittadini a tutti gli effetti.
Johannesburg, capitale della provincia di Gauteng, è anche la città più popolosa del Sudafrica e la seconda dell'Africa subsahariana dopo Lagos (Nigeria). Viene anche informalmente chiamata Joburg, Jozi e e Goli; quest'ultimo nome, che significa "luogo d'oro" in zulu, può essere riferita all'attività mineraria nella zona o alla ricchezza economica. In base al censimento del 2001, Johannesburg è popolata da oltre 3 milioni di sudafricani;  incluse le periferie ci sono 8 milioni di persone. Tra i quartieri più noti di Johannesburg vi è Houghton, dove Nelson Mandela risiedette. All'esterno di Jo'burg sorge la township di Soweto, fondata appositamente per ospitare i sudafricani neri (il suo nome deriva da Southern West Township) e divenuta successivamente simbolo del movimento anti-apartheid. Johannesburg è anche tristemente famosa per essere tra le città con più alto tasso di criminalità al mondo.

Tra i quartieri più poveri della città si annovera Alexandra, uno "slum" di un miglio quadrato abitato da quasi un milione di abitanti, simile a tante altre baraccopoli del mondo per la sua struttura spontanea, per l'assenza di infrastrutture e regole, anche nel costruire le abitazioni, che in massima misura sono strutturate su un piano e fatte di lamiere, tavole di legno, teli in plastica e materiali di recupero. La poca distanza tra le case, gli impianti elettrici di fortuna realizzati allacciandosi abusivamente alla rete stradale, i materiali infiammabili con cui sono realizzate le case e che sono accumulati in esse, fanno di Alexandra un quartiere ad alto rischio di incendio, con esiti spesso drammatici. A difesa del territorio troviamo un'unica stazione di pompieri, diversa dalle altre 25 distribuite sul territorio urbano, così simili a qualunque altra caserma che sia in Europa o negli Stati Uniti; qui opera un enorme "tanker", una botte da 9.000 litri per avere autonomia idrica in caso di incendio, che si muove a stento negli stretti passaggi lasciati dalle baracche. I pompieri che ci operano, al comando del sottufficiale Wimpie Van Staden, un afrikaans di etnia bianca con cui collaborano vigili di colore, affrontano la violenta criminalità che affligge il quartiere con l'aureola dell'intoccabilità che gli viene donata dal mestiere che fanno, unica forza pubblica ammessa a circolare liberamente nel territorio proprio perché riconosciuta come indispensabile.

Il casco in collezione è un insolito Super Chieftain (che significa "capitano" in lingua inglese) della Compagnia canadese Safety Supply Co., che iniziò a produrre elmi di protezione a partire dal 1929. L'esemplare raffigurato, nel colore giallo, risale agli anni compresi fra il 1960 ed il 1980 e porta sulla fronte il fregio plastico del Dipartimento dei vigili del fuoco di Johannesburg che nel cartiglio reca la scritta "Fortiter et Recte" rivettato alla spessa calotta del casco, per il resto improntato a grande semplicità. Ha un interno in plastica ed il soggolo passante è in cuoio marrone con fibbia. Nella sua poca raffinatezza porta il ricordo di quello che significava vivere in quegli anni in quei posti, per questo racchiude molte emozioni e suggestioni.


La foto rappresenta camion dei vigili del fuoco sudafricani in azione in uno slum di Johannesburg. è tratta da qui
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venerdì 7 marzo 2014

Il casco ungherese ISZ di Budapest





L'Ungheria (Magyarország in ungherese) è uno Stato costituito come repubblica e situato nell'Europa centro-orientale e nella pianura Pannonica. La lingua ufficiale è l'ungherese, parlato dalla popolazione magiara che rappresenta il 95 per cento del totale della popolazione che, al 2012, assommava a poco meno di dieci milioni di abitanti: gli ungheresi sono fieri della propria "diversità", rispetto agli altri popoli d'Europa che sono di lingua indoeuropea. Originariamente celtica, subì la dominazione romana per lasciare il passo agli Ungari, popolazione originaria degli Urali; nel XVI secolo passò sotto il dominio ottomano, ed in seguito a quello austriaco, fino alla prima guerra mondiale. Dopo la funesta alleanza con l'Asse nella seconda guerra mondiale passò sotto la sfera d'influenza dell'URSS fino alla sua dissoluzione alla fine degli anni '80. Dal 2004 fa parte dell'Unione Europea. Confina a nord con la Slovacchia, ad est con l'Ucraina e la Romania, a sud con la Serbia e la Croazia e ad ovest con l'Austria e la Slovenia; si tratta di uno stato senza sbocco al mare. è attraversata dal Danubio, e al suo interno si trova il Il lago Balaton (592 km²), il più grande lago dell'Europa centrale, che si trova nella parte occidentale del paese ai piedi della Selva Baconia ed è centro turistico e balneare di primaria importanza tra i Paesi confinanti. Budapest, capitale del Paese. è la maggiore città ungherese per numero di abitanti, circa 1.700.000, con un agglomerato urbano di 2.551.247 e un'area metropolitana di 3.284.110 abitanti, nonché centro primario del paese per la vita politica, economica, industriale e culturale. Budapest nasce ufficialmente nel 1873 con l'unione delle città di Buda e Óbuda, situate sulla sponda occidentale del Danubio, con la città di Pest, situata sulla sponda orientale.

Circa 7000 pompieri svolgono il loro servizio in Ungheria. La maggior parte è costituita da pompieri comunali retribuiti continuativamente. I loro turni in genere consistono in 24 ore di servizio e 48 di riposo, anche se a Budapest questa scansione si sviluppa su 24/72 ore, con un conseguente aumento della pianta organica dei pompieri magiari. Il secondo contingente più numeroso di vigili del fuoco appartiene ai ruoli volontari organizzati dai governi locali, ed infine troviamo la componente delle associazioni di vigili del fuoco, organizzate come gruppi locali a finalità sociale. In ultimo troviamo le componenti professionali a servizio delle maggiori compagnie del Paese, come i pompieri dell'industria petrolifera MOL Co. di Százhalombatta.

Il casco in collezione, in uso a partire dagli anni '80, è realizzato in spessa fibra di vetro verniciata in bianco, ha comodo interno in pelle regolabile con strisce in velcro e attacco a quattro punti. Veniva fabbricato dalla ISZ nella città di Kiskörös secondo i riferimenti della norma allora in vigore, la Magyar Szabványügyi Testület. Completa il casco, mai utilizzato, lo spazioso visore trasparente in metacrilato protettivo reclinabile, facilmente asportabile per mezzo di due perni laterali, mentre il collo è protetto da un'ampia falda posteriore in crosta di cuoio. Oggi i pompieri magiari utilizzano il Gallet F1 o il Draeger 6100, uniformandosi nella protezione del capo ai colleghi europei.

Con molta difficoltà è stata trovata, a questo indirizzo, la fotografia dei pompieri ungheresi in intervento con addosso il casco descritto.
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mercoledì 1 gennaio 2014

Il casco léttone Nazionale di Riga






La Repubblica di Lettonia è una Repubblica parlamentare delle dimensioni di circa 64.500 km² con poco più di due milioni di abitanti, situata nell'Europa nord-orientale; confina a nord con l'Estonia, a est con la Russia, a sud-est con la Bielorussia e a sud con la Lituania, ed è bagnata a ovest dal Mar Baltico; il suo territorio è ricoperto per il 40% da foreste e parchi naturali, ed è contraddistinto da un clima temperato con inverni rigidi ed estati fresche, in cui la temperatura media rimane attorno ai 16 gradi. La lingua ufficiale è il lettone. La Lettonia ha un alto coefficiente di qualità della vita, ottimi servizi sociali e giovane popolazione con un alto tasso di scolarizzazione. Dal 1939 la Lettonia è stata occupata dall'Unione Sovietica come gli altri Stati Baltici della Lituania e dell'Estonia, divenendo la Repubblica Socialista Sovietica Lettone; il regime sovietico ha intrapreso una campagna di "russificazione" del territorio facilitando l'immigrazione dai suoi territori tramite la concessione di terre ai russi disposti a trasferirsi, contribuendo a creare, particolarmente nella parte ad est del territorio léttone, ampie porzioni di territorio in cui la popolazione è di origini russe. Nel 1991 alla caduta dell'URSS ha riacquisito la sua indipendenza aderendo nel 2003 all'Unione Europea e nel 2004 alla NATO. La capitale, Riga, popolata da circa 700.000 abitanti, è la città più grande delle Repubbliche Baltiche ed è uno dei principali centri culturali, politici ed economici della regione. Antico centro della Lega Anseatica, nel 2014 sarà Capitale Europea della Cultura. Nel 1997 il centro storico di Riga è stato inserito dall'UNESCO nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità, in virtù dei suoi oltre 800 edifici Art Nouveau e per l'architettura in legno del XIX secolo. Come si legge nella motivazione "il centro storico di Riga, pur mantenendo relativamente intatto il tessuto urbano medievale e delle epoche successive, vanta una tale qualità e quantità di edifici Art Nouveau che non ha paragoni al mondo."; anche per questo viene detta "la Parigi del nord". 
Il "Valsts ugunsdzēsības un glābšanas" il servizio antincendio e soccorso di Stato nacque nel 1845 a Daugavpils con unità della Polizia. Nel 1864 vennero create le prime brigate organizzate, a Riga, su base volontaria, ed il 17 maggio 1865 venne spento il primo incendio nella Riga antica. Negli anni '30 del XX secolo il numero di associazioni volontarie raggiunse il numero di 240. Nel 1882 la municipalità di Riga creò la "Colonna Rapida" formata da membri pagati del servizio antincendi e nel 1907 il Comando Antincendi di Riga andò ad unire la Colonna Rapida e quattro divisioni volontarie; nel 1910 si acquistò la prima pompa a vapore della marca britannica Merryweather andando a soppiantare, via via, le vecchie pompe ippotrainate. Nel 1944 il serivzio antincendi passò sotto l'egida del Commissariato del Popolo per gli affari interni, mentre nel 1945 dopo il fermo conseguente agli anni della guerra riprese vita il servizio antincendi volontario, che proseguì parallelamente a quello permanente, di stampo militare, per tutti gli anni dell'occupazione sovietica che qui importò i suoi standard ed i suoi equipaggiamenti.
Il casco in collezione è il classico casco sovietico per i servizi antincendi, in uso nell'intero territorio della Grande Madre Russia negli anni dal 1945 al 1970, quando venne soppiantato dal modello in plastica e visore trasparente visto nel post sull'Ucraina. E' in metallo, con interno e sottogola in similpelle, e possiede sul frontale il bel fregio didascalico sovietico, con i simboli del pompiere e del suo eroico servizio con al centro a campeggiare la stella, che nella normale accezione dovrebbe essere rossa, come in tutti i caschi provenienti dal blocco orientale; in questo caso invece il fregio è dipinto in oro e denota uno stampaggio di povera qualità, come del resto tutto il casco, sicuramente prodotto in centinaia di migliaia di esemplari. Il colore è verde militare e sul fianco sinistro riporta il numero dell'unità che in caratteri cirillici recita BPUD 30. Esponenzialmente lontano dai caschi tecnologici odierni, conserva potente il fascino del tempo che fu, e riporta il ricordo ai tempi in cui l'URSS era il più grande Stato al mondo, per poi dissolversi nel breve volgere di pochi anni.
In ultima posizione si vedono i mezzi di prima partenza della caserma 1 di Riga, opera dell'amico Cristophe Dubois.
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giovedì 31 ottobre 2013

Il casco svedese Brissmann di Laholm







La Svezia, ufficialmente Regno di Svezia, è uno stato dell'Europa settentrionale della penisola scandinava con poco più di 9 milioni e mezzo di abitanti nel 2013. La sua capitale è Stoccolma. Confina con la Norvegia a ovest e con la Finlandia a nord-est; per il resto i confini del Paese sono bagnati dal Mar Baltico e dal Golfo di Botnia a est e dagli stretti dello Skagerrak e del Kattegat a sud-ovest. Sempre a sud-ovest, il paese è collegato alla Danimarca dal Ponte di Öresund. Con i suoi 449.964 km² di superficie la Svezia è il quinto paese più esteso d'Europa: si estende per una lunghezza di oltre 1500 chilometri in linea d'aria da nord a sud, ma la densità di popolazione è comunque generalmente bassa, tranne che nelle città. L'interno è per buona parte occupato da foreste. Esistono grandi risorse naturali (legname, ferro, acqua) ed il Paese è alle prime posizione della classifica dell'Indice di Sviluppo Umano dell'ONU. Qui vige la monarchia parlamentare. Un elevato livello di istruzione e le liberalizzazioni economiche contribuirono, alla fine dell'Ottocento, all'affermarsi di un'avanzata industria manifatturiera, mentre i primi decenni del XX secolo furono caratterizzati dall'affermarsi dello stato sociale, ancor oggi uno dei più efficienti ed avanzati al mondo. Lo svedese è diventato lingua ufficiale della Svezia solamente dal 1º luglio 2009. Laholm è una cittadina della Svezia meridionale, capoluogo della municipalità omonima; nel 2010 aveva una popolazione di 6.150 abitanti, su un'area di 4,07 km2. Al contrario di quanto di solito avviene in Svezia, in cui vengono definite "città" solo quelle con più di 10.000 abitanti, Laholm si fregia di questa definizione in virtù del fatto che ha una grande tradizione storica alle spalle, una delle più longeve del Paese. è collocata geograficamente all'estuario del fiume Lagan, e la sua municipalità assomma a oltre 25.000 abitanti complessivamente; permangono molto interessanti la sua struttura viaria di impronta medievale e la Chiesa di Laholm.

Il servizio antincendi a Laholm è su base mista prevalentemente volontaria: 74 vigili a tempo parziale vengono coordinati da cinque capisquadra permanenti a tempo pieno; si occupa dei servizi di emergenza anche dei Comuni di Laholm Knäredsgränd, Våxtorp e Hishult e, attraverso misure di informazione, educazione, prevenzione e mitigazione promuove una società più sicura. Inoltre otto dipendenti del Comune di Laholm lavorano al funzionamento quotidiano e alla manutenzione, alla vigilanza e alla prevenzione, oltre che alla risposta al centralino di chiamata e soccorso.

Il casco è un prestigioso Brissman giallo da Vigile, nella versione più rara e recente che reca la visiera in metacrilato trasparente. La foggia è vagamente quella del casco tedesco del tipo bellico, con ampia fascia laterale paracollo, interno comodo ed avvolgente con sottogola a sgancio rapido. Negli anni '20 del novecento Fritz Brissman era un caposquadra dei pompieri di Halmstad, sulla costa svedese, ma non era soddisfatto dell'equipaggiamento. Alla fine del decennio si costituì l'odierna fabbrica, la Brissmans Brandredskap, che porta avanti il vessillo della qualità sin da allora, dopo quattro generazioni, e ancor oggi lo sforzo aziendale è per la sicurezza e la salute dei lavoratori, con dettaglio su dispositivi di sicurezza che rappresentano l'ultima barriera tra il rischio e la salvezza dell'operatore.

Nelle ultime due foto si vedono i mezzi in servizio, un APS e una ABP su base Scania. Qui c'è il sito del Comune da cui ho tratto queste foto, e qui c'é il sito della Brissman produttrice del casco.
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giovedì 12 settembre 2013

Il casco delle Nazioni Unite in Kosovo







Il Kosovo è un territorio amministrato dall'ONU; confina con la Serbia a nord e a est, con il Montenegro a nord-ovest, l'Albania a sud-ovest e la Macedonia a sud; è senza sbocco al mare. Il Kosovo ha una superficie di 10 887 km² (estensione quasi identica a quella dell'Abruzzo), in gran parte occupato da rilievi. Ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia il 17 febbraio 2008, ed il suo status giuridico non è univocamente condiviso: viene riconosciuto come Stato da 103 dei 193 paesi dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. Il territorio del Kosovo fu la miccia che portò alla disgregazione dell'ex Jugoslavia: una delle due principali etnie presenti sul teritorio, quella albanese, già nel 1968 aveva manifestato chiedendo invano per il Kosovo lo status di repubblica; le proteste si erano riaccese all'inizio degli anni 80 quando ebbero luogo le primavere di Pristina (1981-82) segnate da un'escalation di violenza e di attentati da parte dell'etnia albanese contro le istituzioni federali. Nel 1987 Slobodan Milošević, allora leader del Partito Comunista serbo, dovette recarsi in Kosovo per cercare di tranquillizzare la situazione, che nel frattempo si era notevolmente riscaldata, e cercare di dare conforto alla sempre più esigua minoranza serba oggetto di violenze e prevaricazioni. Una volta salito al potere nel marzo 1989 Milošević riuscì a far revocare (in modo non del tutto costituzionale) gran parte dell'autonomia del Kosovo e della Vojvodina: Il 28 giugno 1989, 600º anniversario della prima battaglia del Kosovo, Milošević pronunciò un violento discorso contro l'etnia albanese, assimilandola ai turchi ottomani: è opinione comune che proprio questo discorso sia stata una delle cause che portò alla disgregazione della Jugoslavia come nazione unitaria. Dall'altro, segnò l'avvio di una politica di assimilazione della provincia, con la chiusura delle scuole autonome di lingua albanese e la sostituzione di funzionari amministrativi e insegnanti con serbi o persone ritenute fedeli alla Serbia. Dopo un periodo iniziale di protesta non violenta ebbe inizio la politica repressiva e paranoica di Miloševič contro i kosovari di etnia albanese, distinguendosi per vari massacri, portando alla morte molti civili (cifre non confermate: circa 11.000 albanesi e circa 5000 serbi. Nel 1999 scoppiò un conflitto armato vero e proprio, che vide l'intervento di diverse forze internazionali in protezione della componente albanese del Kosovo, presa di mira dal governo centrale di Belgrado. La pulizia etnica fu fermata, e le due parti, quella serbo kosovara e quella kosovaro albanese, furono invitate inutilmente a trovare una soluzione in comune. In base alle Risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite numero 1244 del 1999, il Kosovo fu provvisto di un governo e un parlamento provvisori, e posto sotto il protettorato internazionale UNMIK e NATO. Negli anni successivi la situazione è andata lentamente normalizzandosi, anche perché l'etnia albanese era ormai prevalente in quasi tutto il Kosovo, ma nonostante ciò la violenza non si è placata del tutto. 

A seguito della guerra il sistema di difesa anticendi del Kosovo era divenuta disastrosa, con mancanza di mezzi e uomini; quei pochi presenti erano in gran parte rotti (i mezzi) e poco addestrati e competenti (gli uomini). Nel 1999 l’amico Robert venne mandato dall’ONU in Kosovo per effettuare i sopralluoghi di sicurezza e prevenzione incendi delle sedi ONU che sarebbero state utilizzate per gestire la provincia serba. Nel corso di questi sopralluoghi venne effettuata anche una valutazione dei servizi antincendi locali per conoscere il loro livello di competenza ed efficienza, riscontrandone la palese inadeguatezza: da qui prese spunto l’idea di organizzare un servizio che andasse oltre i normali compiti dei vigili del fuoco ONU, vale a dire la tutela antincendi del personale e dei beni dell’Organizzazione. Il responabile della missione contribuì a creare il corpo VVF ONU con compiti di riorganizzazione dei Vigili del Fuoco kosovari anche attraverso la creazione di una accademia di formazione, dirigere tutti gli interventi di soccorso nonché amministrare i pompieri kosovari in termini di logistica e gestione dei mezzi. Oggi il Servizio antincendi, su base municipale, è nettamente migliorato, conta 723 vigili suddivisi in 31 caserme.

Il casco in collezione è un insolito Safeco Chieftain utilizzato in Kosovo dai pompieri ONU nei primi anni 2000. Dal 1927 la Chieftain produceva caschi ed equipaggiamento in Canada. Negli anni ’60 la sua denominazione divenne la Safety Supply Canada, per diventare negli anni ’80 la Safeco Chieftain entrando poi a far parte dell’americana Protective Group, per essere infine assorbita dalla Fire-Dex, anch’essa compagnia statunitense, nel 2010. La forma è quella classica del casco di tipo “americano” nel particolare colore blu, scelto per identificare chiaramente le uniformi dei peace-keeper e per questo detti “caschi blu”. E’ ben contraddistinto dalle scritte perimetrali bianche UN (United Nations in declinazione anglosassone) ed in fronte reca il simbolo dell’Organizzazione, un planisfero circondato di tralci di alloro nei colori bianco e dorato.

Nella penultima foto si trovano raffigurati vigili ONU con pompieri locali nel corso di un intervento di soccorso nei dintorni di Pristina; nell'ultima invece vengono ritratti i pompieri di Baghdad durante un addestramento; il vigile del fuoco ONU che è con loro indossa un raro casco Sicor VFR2000 nel colore blu.

Qui si trova il sito del Ministero dell'Interno kosovaro.
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