venerdì 7 marzo 2014

Il casco ungherese ISZ di Budapest





L'Ungheria (Magyarország in ungherese) è uno Stato costituito come repubblica e situato nell'Europa centro-orientale e nella pianura Pannonica. La lingua ufficiale è l'ungherese, parlato dalla popolazione magiara che rappresenta il 95 per cento del totale della popolazione che, al 2012, assommava a poco meno di dieci milioni di abitanti: gli ungheresi sono fieri della propria "diversità", rispetto agli altri popoli d'Europa che sono di lingua indoeuropea. Originariamente celtica, subì la dominazione romana per lasciare il passo agli Ungari, popolazione originaria degli Urali; nel XVI secolo passò sotto il dominio ottomano, ed in seguito a quello austriaco, fino alla prima guerra mondiale. Dopo la funesta alleanza con l'Asse nella seconda guerra mondiale passò sotto la sfera d'influenza dell'URSS fino alla sua dissoluzione alla fine degli anni '80. Dal 2004 fa parte dell'Unione Europea. Confina a nord con la Slovacchia, ad est con l'Ucraina e la Romania, a sud con la Serbia e la Croazia e ad ovest con l'Austria e la Slovenia; si tratta di uno stato senza sbocco al mare. è attraversata dal Danubio, e al suo interno si trova il Il lago Balaton (592 km²), il più grande lago dell'Europa centrale, che si trova nella parte occidentale del paese ai piedi della Selva Baconia ed è centro turistico e balneare di primaria importanza tra i Paesi confinanti. Budapest, capitale del Paese. è la maggiore città ungherese per numero di abitanti, circa 1.700.000, con un agglomerato urbano di 2.551.247 e un'area metropolitana di 3.284.110 abitanti, nonché centro primario del paese per la vita politica, economica, industriale e culturale. Budapest nasce ufficialmente nel 1873 con l'unione delle città di Buda e Óbuda, situate sulla sponda occidentale del Danubio, con la città di Pest, situata sulla sponda orientale.

Circa 7000 pompieri svolgono il loro servizio in Ungheria. La maggior parte è costituita da pompieri comunali retribuiti continuativamente. I loro turni in genere consistono in 24 ore di servizio e 48 di riposo, anche se a Budapest questa scansione si sviluppa su 24/72 ore, con un conseguente aumento della pianta organica dei pompieri magiari. Il secondo contingente più numeroso di vigili del fuoco appartiene ai ruoli volontari organizzati dai governi locali, ed infine troviamo la componente delle associazioni di vigili del fuoco, organizzate come gruppi locali a finalità sociale. In ultimo troviamo le componenti professionali a servizio delle maggiori compagnie del Paese, come i pompieri dell'industria petrolifera MOL Co. di Százhalombatta.

Il casco in collezione, in uso a partire dagli anni '80, è realizzato in spessa fibra di vetro verniciata in bianco, ha comodo interno in pelle regolabile con strisce in velcro e attacco a quattro punti. Veniva fabbricato dalla ISZ nella città di Kiskörös secondo i riferimenti della norma allora in vigore, la Magyar Szabványügyi Testület. Completa il casco, mai utilizzato, lo spazioso visore trasparente in metacrilato protettivo reclinabile, facilmente asportabile per mezzo di due perni laterali, mentre il collo è protetto da un'ampia falda posteriore in crosta di cuoio. Oggi i pompieri magiari utilizzano il Gallet F1 o il Draeger 6100, uniformandosi nella protezione del capo ai colleghi europei.

Con molta difficoltà è stata trovata, a questo indirizzo, la fotografia dei pompieri ungheresi in intervento con addosso il casco descritto.
Leggi tutto...

mercoledì 1 gennaio 2014

Il casco léttone Nazionale di Riga






La Repubblica di Lettonia è una Repubblica parlamentare delle dimensioni di circa 64.500 km² con poco più di due milioni di abitanti, situata nell'Europa nord-orientale; confina a nord con l'Estonia, a est con la Russia, a sud-est con la Bielorussia e a sud con la Lituania, ed è bagnata a ovest dal Mar Baltico; il suo territorio è ricoperto per il 40% da foreste e parchi naturali, ed è contraddistinto da un clima temperato con inverni rigidi ed estati fresche, in cui la temperatura media rimane attorno ai 16 gradi. La lingua ufficiale è il lettone. La Lettonia ha un alto coefficiente di qualità della vita, ottimi servizi sociali e giovane popolazione con un alto tasso di scolarizzazione. Dal 1939 la Lettonia è stata occupata dall'Unione Sovietica come gli altri Stati Baltici della Lituania e dell'Estonia, divenendo la Repubblica Socialista Sovietica Lettone; il regime sovietico ha intrapreso una campagna di "russificazione" del territorio facilitando l'immigrazione dai suoi territori tramite la concessione di terre ai russi disposti a trasferirsi, contribuendo a creare, particolarmente nella parte ad est del territorio léttone, ampie porzioni di territorio in cui la popolazione è di origini russe. Nel 1991 alla caduta dell'URSS ha riacquisito la sua indipendenza aderendo nel 2003 all'Unione Europea e nel 2004 alla NATO. La capitale, Riga, popolata da circa 700.000 abitanti, è la città più grande delle Repubbliche Baltiche ed è uno dei principali centri culturali, politici ed economici della regione. Antico centro della Lega Anseatica, nel 2014 sarà Capitale Europea della Cultura. Nel 1997 il centro storico di Riga è stato inserito dall'UNESCO nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità, in virtù dei suoi oltre 800 edifici Art Nouveau e per l'architettura in legno del XIX secolo. Come si legge nella motivazione "il centro storico di Riga, pur mantenendo relativamente intatto il tessuto urbano medievale e delle epoche successive, vanta una tale qualità e quantità di edifici Art Nouveau che non ha paragoni al mondo."; anche per questo viene detta "la Parigi del nord". 
Il "Valsts ugunsdzēsības un glābšanas" il servizio antincendio e soccorso di Stato nacque nel 1845 a Daugavpils con unità della Polizia. Nel 1864 vennero create le prime brigate organizzate, a Riga, su base volontaria, ed il 17 maggio 1865 venne spento il primo incendio nella Riga antica. Negli anni '30 del XX secolo il numero di associazioni volontarie raggiunse il numero di 240. Nel 1882 la municipalità di Riga creò la "Colonna Rapida" formata da membri pagati del servizio antincendi e nel 1907 il Comando Antincendi di Riga andò ad unire la Colonna Rapida e quattro divisioni volontarie; nel 1910 si acquistò la prima pompa a vapore della marca britannica Merryweather andando a soppiantare, via via, le vecchie pompe ippotrainate. Nel 1944 il serivzio antincendi passò sotto l'egida del Commissariato del Popolo per gli affari interni, mentre nel 1945 dopo il fermo conseguente agli anni della guerra riprese vita il servizio antincendi volontario, che proseguì parallelamente a quello permanente, di stampo militare, per tutti gli anni dell'occupazione sovietica che qui importò i suoi standard ed i suoi equipaggiamenti.
Il casco in collezione è il classico casco sovietico per i servizi antincendi, in uso nell'intero territorio della Grande Madre Russia negli anni dal 1945 al 1970, quando venne soppiantato dal modello in plastica e visore trasparente visto nel post sull'Ucraina. E' in metallo, con interno e sottogola in similpelle, e possiede sul frontale il bel fregio didascalico sovietico, con i simboli del pompiere e del suo eroico servizio con al centro a campeggiare la stella, che nella normale accezione dovrebbe essere rossa, come in tutti i caschi provenienti dal blocco orientale; in questo caso invece il fregio è dipinto in oro e denota uno stampaggio di povera qualità, come del resto tutto il casco, sicuramente prodotto in centinaia di migliaia di esemplari. Il colore è verde militare e sul fianco sinistro riporta il numero dell'unità che in caratteri cirillici recita BPUD 30. Esponenzialmente lontano dai caschi tecnologici odierni, conserva potente il fascino del tempo che fu, e riporta il ricordo ai tempi in cui l'URSS era il più grande Stato al mondo, per poi dissolversi nel breve volgere di pochi anni.
In ultima posizione si vedono i mezzi di prima partenza della caserma 1 di Riga, opera dell'amico Cristophe Dubois.
Leggi tutto...

giovedì 31 ottobre 2013

Il casco svedese Brissmann di Laholm







La Svezia, ufficialmente Regno di Svezia, è uno stato dell'Europa settentrionale della penisola scandinava con poco più di 9 milioni e mezzo di abitanti nel 2013. La sua capitale è Stoccolma. Confina con la Norvegia a ovest e con la Finlandia a nord-est; per il resto i confini del Paese sono bagnati dal Mar Baltico e dal Golfo di Botnia a est e dagli stretti dello Skagerrak e del Kattegat a sud-ovest. Sempre a sud-ovest, il paese è collegato alla Danimarca dal Ponte di Öresund. Con i suoi 449.964 km² di superficie la Svezia è il quinto paese più esteso d'Europa: si estende per una lunghezza di oltre 1500 chilometri in linea d'aria da nord a sud, ma la densità di popolazione è comunque generalmente bassa, tranne che nelle città. L'interno è per buona parte occupato da foreste. Esistono grandi risorse naturali (legname, ferro, acqua) ed il Paese è alle prime posizione della classifica dell'Indice di Sviluppo Umano dell'ONU. Qui vige la monarchia parlamentare. Un elevato livello di istruzione e le liberalizzazioni economiche contribuirono, alla fine dell'Ottocento, all'affermarsi di un'avanzata industria manifatturiera, mentre i primi decenni del XX secolo furono caratterizzati dall'affermarsi dello stato sociale, ancor oggi uno dei più efficienti ed avanzati al mondo. Lo svedese è diventato lingua ufficiale della Svezia solamente dal 1º luglio 2009. Laholm è una cittadina della Svezia meridionale, capoluogo della municipalità omonima; nel 2010 aveva una popolazione di 6.150 abitanti, su un'area di 4,07 km2. Al contrario di quanto di solito avviene in Svezia, in cui vengono definite "città" solo quelle con più di 10.000 abitanti, Laholm si fregia di questa definizione in virtù del fatto che ha una grande tradizione storica alle spalle, una delle più longeve del Paese. è collocata geograficamente all'estuario del fiume Lagan, e la sua municipalità assomma a oltre 25.000 abitanti complessivamente; permangono molto interessanti la sua struttura viaria di impronta medievale e la Chiesa di Laholm.

Il servizio antincendi a Laholm è su base mista prevalentemente volontaria: 74 vigili a tempo parziale vengono coordinati da cinque capisquadra permanenti a tempo pieno; si occupa dei servizi di emergenza anche dei Comuni di Laholm Knäredsgränd, Våxtorp e Hishult e, attraverso misure di informazione, educazione, prevenzione e mitigazione promuove una società più sicura. Inoltre otto dipendenti del Comune di Laholm lavorano al funzionamento quotidiano e alla manutenzione, alla vigilanza e alla prevenzione, oltre che alla risposta al centralino di chiamata e soccorso.

Il casco è un prestigioso Brissman giallo da Vigile, nella versione più rara e recente che reca la visiera in metacrilato trasparente. La foggia è vagamente quella del casco tedesco del tipo bellico, con ampia fascia laterale paracollo, interno comodo ed avvolgente con sottogola a sgancio rapido. Negli anni '20 del novecento Fritz Brissman era un caposquadra dei pompieri di Halmstad, sulla costa svedese, ma non era soddisfatto dell'equipaggiamento. Alla fine del decennio si costituì l'odierna fabbrica, la Brissmans Brandredskap, che porta avanti il vessillo della qualità sin da allora, dopo quattro generazioni, e ancor oggi lo sforzo aziendale è per la sicurezza e la salute dei lavoratori, con dettaglio su dispositivi di sicurezza che rappresentano l'ultima barriera tra il rischio e la salvezza dell'operatore.

Nelle ultime due foto si vedono i mezzi in servizio, un APS e una ABP su base Scania. Qui c'è il sito del Comune da cui ho tratto queste foto, e qui c'é il sito della Brissman produttrice del casco.
Leggi tutto...

giovedì 12 settembre 2013

Il casco delle Nazioni Unite in Kosovo







Il Kosovo è un territorio amministrato dall'ONU; confina con la Serbia a nord e a est, con il Montenegro a nord-ovest, l'Albania a sud-ovest e la Macedonia a sud; è senza sbocco al mare. Il Kosovo ha una superficie di 10 887 km² (estensione quasi identica a quella dell'Abruzzo), in gran parte occupato da rilievi. Ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia il 17 febbraio 2008, ed il suo status giuridico non è univocamente condiviso: viene riconosciuto come Stato da 103 dei 193 paesi dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. Il territorio del Kosovo fu la miccia che portò alla disgregazione dell'ex Jugoslavia: una delle due principali etnie presenti sul teritorio, quella albanese, già nel 1968 aveva manifestato chiedendo invano per il Kosovo lo status di repubblica; le proteste si erano riaccese all'inizio degli anni 80 quando ebbero luogo le primavere di Pristina (1981-82) segnate da un'escalation di violenza e di attentati da parte dell'etnia albanese contro le istituzioni federali. Nel 1987 Slobodan Milošević, allora leader del Partito Comunista serbo, dovette recarsi in Kosovo per cercare di tranquillizzare la situazione, che nel frattempo si era notevolmente riscaldata, e cercare di dare conforto alla sempre più esigua minoranza serba oggetto di violenze e prevaricazioni. Una volta salito al potere nel marzo 1989 Milošević riuscì a far revocare (in modo non del tutto costituzionale) gran parte dell'autonomia del Kosovo e della Vojvodina: Il 28 giugno 1989, 600º anniversario della prima battaglia del Kosovo, Milošević pronunciò un violento discorso contro l'etnia albanese, assimilandola ai turchi ottomani: è opinione comune che proprio questo discorso sia stata una delle cause che portò alla disgregazione della Jugoslavia come nazione unitaria. Dall'altro, segnò l'avvio di una politica di assimilazione della provincia, con la chiusura delle scuole autonome di lingua albanese e la sostituzione di funzionari amministrativi e insegnanti con serbi o persone ritenute fedeli alla Serbia. Dopo un periodo iniziale di protesta non violenta ebbe inizio la politica repressiva e paranoica di Miloševič contro i kosovari di etnia albanese, distinguendosi per vari massacri, portando alla morte molti civili (cifre non confermate: circa 11.000 albanesi e circa 5000 serbi. Nel 1999 scoppiò un conflitto armato vero e proprio, che vide l'intervento di diverse forze internazionali in protezione della componente albanese del Kosovo, presa di mira dal governo centrale di Belgrado. La pulizia etnica fu fermata, e le due parti, quella serbo kosovara e quella kosovaro albanese, furono invitate inutilmente a trovare una soluzione in comune. In base alle Risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite numero 1244 del 1999, il Kosovo fu provvisto di un governo e un parlamento provvisori, e posto sotto il protettorato internazionale UNMIK e NATO. Negli anni successivi la situazione è andata lentamente normalizzandosi, anche perché l'etnia albanese era ormai prevalente in quasi tutto il Kosovo, ma nonostante ciò la violenza non si è placata del tutto. 

A seguito della guerra il sistema di difesa anticendi del Kosovo era divenuta disastrosa, con mancanza di mezzi e uomini; quei pochi presenti erano in gran parte rotti (i mezzi) e poco addestrati e competenti (gli uomini). Nel 1999 l’amico Robert venne mandato dall’ONU in Kosovo per effettuare i sopralluoghi di sicurezza e prevenzione incendi delle sedi ONU che sarebbero state utilizzate per gestire la provincia serba. Nel corso di questi sopralluoghi venne effettuata anche una valutazione dei servizi antincendi locali per conoscere il loro livello di competenza ed efficienza, riscontrandone la palese inadeguatezza: da qui prese spunto l’idea di organizzare un servizio che andasse oltre i normali compiti dei vigili del fuoco ONU, vale a dire la tutela antincendi del personale e dei beni dell’Organizzazione. Il responabile della missione contribuì a creare il corpo VVF ONU con compiti di riorganizzazione dei Vigili del Fuoco kosovari anche attraverso la creazione di una accademia di formazione, dirigere tutti gli interventi di soccorso nonché amministrare i pompieri kosovari in termini di logistica e gestione dei mezzi. Oggi il Servizio antincendi, su base municipale, è nettamente migliorato, conta 723 vigili suddivisi in 31 caserme.

Il casco in collezione è un insolito Safeco Chieftain utilizzato in Kosovo dai pompieri ONU nei primi anni 2000. Dal 1927 la Chieftain produceva caschi ed equipaggiamento in Canada. Negli anni ’60 la sua denominazione divenne la Safety Supply Canada, per diventare negli anni ’80 la Safeco Chieftain entrando poi a far parte dell’americana Protective Group, per essere infine assorbita dalla Fire-Dex, anch’essa compagnia statunitense, nel 2010. La forma è quella classica del casco di tipo “americano” nel particolare colore blu, scelto per identificare chiaramente le uniformi dei peace-keeper e per questo detti “caschi blu”. E’ ben contraddistinto dalle scritte perimetrali bianche UN (United Nations in declinazione anglosassone) ed in fronte reca il simbolo dell’Organizzazione, un planisfero circondato di tralci di alloro nei colori bianco e dorato.

Nella penultima foto si trovano raffigurati vigili ONU con pompieri locali nel corso di un intervento di soccorso nei dintorni di Pristina; nell'ultima invece vengono ritratti i pompieri di Baghdad durante un addestramento; il vigile del fuoco ONU che è con loro indossa un raro casco Sicor VFR2000 nel colore blu.

Qui si trova il sito del Ministero dell'Interno kosovaro.
Leggi tutto...

mercoledì 11 settembre 2013

Remember 9/11


Today we mourn the loss of the 343 firefighter fellows belonging to the Fire Department of New York, who died on the line of duty during the 9/11 Twin Towers collapse, trying to save lives while loosing theirs. In Italy we say "Where they all escape, I go": in the picture, a FDNY member, FF Mike Kehoe, climbing the stairs beside people going down trying to escape. He survived, luckily.
Leggi tutto...

mercoledì 31 luglio 2013

Il casco vietnamita di Hanoi






Il Vietnam (nome ufficiale: Cộng hòa xã hội chủ nghĩa Việt Nam, "Repubblica Socialista del Vietnam") è uno stato del sud-est asiatico. Confina a nord con la Cina, a ovest con il Laos e la Cambogia, a est e a sud si affaccia sul Mar Cinese meridionale. Il Vietnam è una Repubblica Costituzionale con quasi ottanta milioni di abitanti, in gran parte giovani: il 39% di vietnamiti ha meno di 15 anni. La maggior parte dei centri urbani è localizzata nel Vietnam meridionale. Tra le città più importanti soltanto la capitale Hà Nội (3.057.000 ab.) non sorge sulla costa ma sorge al centro del delta del Fiume Rosso, ed è un importante centro commerciale ed industriale. L’altra grandi città è Hồ Chí Minh (5.925.000 ab.) nota in passato come Sài Gòn, importante centro commerciale; durante il periodo coloniale fu il centro politico più importante per l'Indocina francese e successivamente divenne capitale del Vietnam del Sud negli anni del conflitto con la Repubblica del Nord.

La popolazione del distretto urbano di Hanoi è di circa 8 milioni di persone, servite da 9 caserme di pompieri con circa 450 uomini: la densità è di una caserma ogni 40-50 chilometri quadrati. La città di Hanoi possiede 36 veicoli per lo spegnimento, di cui 14 sono vecchi ZIL130 sovietici bisognosi di sostituzione; il numero minimo di mezzi dovrebbe essere di 40 in perfetto ordine di marcia. Ma non mancano solo mezzi ordinari, non ci sono neppure mezzi speciali per intervenire sulle costruzioni in elevazione, dato che la città ha due autoscale in tutto, una delle quali è una Camiva Renault francese da 32 metri adatta fino ad 8 piani ed una è una Magirus tedesca da 52 metri che raggiunge i 14 piani. Ad Hanoi ci sono molti palazzi di più di 20 piani di altezza: in questo caso l’unica speranza è l’utilizzo degli impianti di spegnimento interni alle costruzioni, sia colonne di idranti che sprinklers, ma purtroppo in città sono frequenti sia le mancanze di acqua dalla rete urbana che i blackout che rendono inutili i sistemi di pompaggio. L’ufficiale pompiere Mr. Le Phi Hung, alla stazione n. 23, spiega che in caso di incendio I vigili del fuoco possono attaccare il loro mezzo al sistema idrico dell’edificio ed utilizzare le pompe del camion per mandare in pressione le condotte idrice del palazzo, e quindi correre ai piani in cui si sono sviluppate le fiamme. Il problema si propone anche per il salvataggio: la sua stazione è l’unica a possedere un materasso pneumatico per il salto dai palazzi in fiamme, mentre solo due mezzi in tutto hanno in caricamento utensili per demolire il cemento armato e tagliare ferri, e sono mezzi sperimentali. A questo si aggiunge la distanza che devono percorrere le unità in caso di intervento: la stazione di Giang Vo dista da 7 a 8 chilometri dal distretto di Thanh Xuan, sotto la sua tutela; altre caserme sono situate fino a 30 chilometri dai sobborghi che devono servire, il tutto aggravato dal traffico caotico che caratterizza Hanoi e il fitto dedalo di vicoli di molti quartieri. 

Il casco in collezione è il casco da lavoro in fibra e tela in uso alla Polizia, di cui fanno parte i Vigili del Fuoco, e reca sul fronte il bel fregio con grande stella dorata a campeggiare su raggi rossi ed in basso l’ingranaggio simboli delle professioni tecniche. La scritta Cuu Hoa sta a significare “Vigili del Fuoco”. Il colore è il verde, ha un povero interno con sottogola in similpelle non in grado di supportare il Vigile nel suo duro e rischioso lavoro; oggi i pompieri vietnamiti stanno iniziando a dotarsi di caschi di tipo americano nel colore rosso, sicuramente più adatto al soccorso ma altrettanto sicuramente meno affascinante di quello in collezione, con la sua aria coloniale.
Leggi tutto...

giovedì 2 maggio 2013

Il casco argentino Bullard PX di Buenos Aires





L'Argentina è uno Stato dell'America meridionale e fa parte dell'America Latina: viene formalmente chiamata Repubblica Argentina. Confina a ovest e a sud con il Cile, a nord con la Bolivia e il Paraguay, a nord-est con il Paraguay e il Brasile, a est con l'Uruguay e l'Oceano Atlantico; oltre un terzo della popolazione è concentrato nella capitale Buenos Aires che ha più di tre milioni di abitanti che diventano 15.000.000 nella sua provincia. Dal punto di vista politico è una repubblica federale composta da 23 province (provincias) ed un distretto federale, le cui competenze sono quelle di stati federati. Il nome "Argentina" deriva dal latino argentum (argento), quando i primi conquistadores spagnoli scoprirono il Río de la Plata rimasero sbalorditi dai suoi riflessi argentei e da alcuni ricchi ritrovamenti (in spagnolo, Rio de la Plata significa 'Fiume dell'Argento'). Dopo la crisi economica del 2001 l'economia e governo si sono stabilizzati ed oggi l'Argentina è uno Stato dal forte sviluppo economico: i suoi circa 40 milioni di abitanti godono di un indice di sviluppo umano, reddito procapite, livello di crescita economica e qualità della vita che pone la nazione come una delle più sviluppate dell'America Latina. Dal 1976 al 1983 le forze armate detennero il potere per mezzo di una giunta auto incaricatasi del cosiddetto Processo di Riorganizzazione Nazionale; il governo militare represse l'opposizione, sia da parte dei gruppi di sinistra che dai peronisti, utilizzando metodi improntati all'illegalità dando inizio a quella che sarebbe passata alla storia come la Guerra Sporca: migliaia di dissidenti furono fatti scomparire. Nel periodo della dittatura 30.000 persone scomparvero creando il fenomeno dei "desaparecidos", di cui sono state mute ma coraggiose testimoni le Madri di Plaza de Mayo che ogni domenica sfilavano sotto le finestre del Potere per chiedere notizie dei loro congiunti scomparsi.

In Paesi come Ecuador, Perù, Cile e Paraguay vige il servizio antincendio su base esclusivamente volontaria, in cui i membri dei Corpi non ricevono retribuzione per la loro attività, al massimo contributi per l’acquisto di mezzi e materiali; in Argentina come in Costa Rica e nella Repubblica Dominicana a questi si affiancano i Corpi di Pompieri delle principali forze di sicurezza (Polizie provinciali, Polizia nazionale, Prefettura navale). I volontari sono una unica istituzione giuridica divisa in Compagnie e Corpi provinciali, e si basano su donazioni, sgravi fiscali, raccolte di fondi in occasione di feste, contributi economici diretti dei volontari, delle loro famiglie e dei sostenitori oltre a ricevere, in qualche caso, erogazioni di fondi pubblici per comprare materiale, equipaggiamento, mezzi e sostentamento del personale; coprono l’80% del territorio e per la maggior parte sono inquadrati nel C.N.B.V.R.A. (Consiglio Nazionale dei Pompieri Volontari della Repubblica Argentina). Funzionano come associazioni civili indipendenti senza fine di lucro, e soprattutto nelle maggiori città, hanno un nucleo di personale retribuito che organizza il servizio e tiene le fila dei ranghi volontari. La storia dei pompieri volontari argentini iniziò il 2 giugno 1884 con un emigrante italiano, Tommaso Liberti, che allo scoppiare di un incendio in un edificio sito nel vicolo – barrìo – della Boca insieme a un gruppo di volenterosi formò una catena umana a partire dal vicino rio e iniziò a gettare secchi d’acqua fino ad estinguerlo. In calle Brandsen 567 si costituì il primo distaccamento di pompieri al motto "Querer es poder", volere è potere; da allora il 2 giugno è la Festa nazionale del pompiere volontario. Nel 1885 i pompieri, che nel frattempo si erano assai diffusi sul territorio, affrontarono il primo grosso incendio, quello della fabbrica di vele di Barracas, ed in quell’occasione vennero donate dal municipio due pompe antincendio a vapore, utili a combattere il fuoco in quartieri allora quasi interamente costruiti in legno e lamiera. Nel 1954 nacque la Federazione Nazionale dei Pompieri Volontari per dare assetto alle organizzazioni esistenti; oggi il "Sistema Nazionale dei Pompieri Volontari" copre il 90% del territorio argentino da Ushuaia, che è la città più australe del mondo, fino a Jujuy situata all’estremo confine nord. Più di 40.000 Vigili del Fuoco si distribuiscono in 660 Compagnie sparse sul territorio, inclusa la conurbazione bonaerense, fornendo le loro prestazioni su base gratuita e volontaria. Nel 1994 la storia viene segnata dalla “tragedia dei piccoli pompieri”, quando un gruppo di giovanissimi aspiranti pompieri tra 11 e 15 anni di età, intenti a spegnere un incendio boschivo, a causa del variare del vento che spinse e alimentò le fiamme fino a circondarli, lasciò sul terreno i corpi di 25 ragazzini; al loro funerale parteciparono più di 10.000 persone. 

La Bullard, nota ditta americana già vista a proposito del casco dell’Arabia Saudita, produce l’ottimo modello PX ritratto nella fotografia, in uso alla maggioranza dei pompieri argentini, nel colore giallo con il distintivo in oro, metallico applicato o verniciato, che riporta le asce incrociate sotto la granata fiammeggiante, simbolo dei pompieri volontari argentini. Il casco viene realizzato con una calotta termoplastica e valido schermo oculare R330 a correzione ottica che elimina le distorsioni dovute alla sua curvatura permettendo una agevole visione all’operatore senza stancarne gli occhi. Data la sua concezione “americana” non prevede attacchi per la maschera respiratoria a bordo casco ma la stessa viene indossata coi suoi sospensori e successivamente il casco viene calzato al di sopra, regolando agevolmente la bardatura interna con la grande rotella nucale, utilizzabile anche indossando gli obbligatori guanti ignifughi. La foto in ultima posizione ritrae l'armadio partenze di una caserma, dove i vigili ripongono il loro equipaggiamento da intervento pronto per essere indossato quando arriva la chiamata e suona la campana dell'allarme, con il camion che sta sgasando nel piazzale, davanti alle rimesse. Quando l'ultimo è salito parte la sirena e si va ad affrontare l'ennesima emergenza, domandandosi se "è uno buono", nello stesso identico modo in ogni parte del mondo: meraviglioso mestiere quello del pompiere, inutile negarselo.
Leggi tutto...

martedì 5 marzo 2013

Il casco italiano Mispa dei Pompieri di Marina






Sulle navi in navigazione il fuoco era al tempo stesso necessario, da tenere sempre acceso per le esigenze della vita di bordo, ma era anche il nemico più temuto dai marinai, in grado di compromettere con la sua azione incontrollata le strutture della nave fino a distruggerla; il passaggio dalla marina velica a quella meccanica con il conseguente passaggio dalla costruzione in legno a quella in acciaio, ha modificato ma non annullato un rischio che ancora oggi provoca la perdita di un gran numero di navigli. Di conseguenza contro il rischio di incendio a bordo è necessario prendere provvedimenti in grado se non di eliminarlo, cosa impossibile, almeno di limitarne le conseguenze: il primo e più importante provvedimento è quello di imbarcare un equipaggio addestrato; in seconda battuta devono essere messe in atto sicurezze attive, quali gli impianti antincendio e tutto ciò che permette al personale addetto di intervenire efficacemente, e passive, quali ad esempio le compartimentazioni tagliafuoco, in grado di ridurre al minimo il rischio di innesco e di limitare comunque l'estensione del fuoco. Molto importante per queste ultime diviene l’opera di prevenzione e sorveglianza continue a bordo. Lo spegnimento viene effettuato prelevando direttamente l’acqua del mare con apposite pompe collegate ad un anello di tubazioni, dette “tubolature” che percorre tutta la nave e da cui si diramano le "stazioni antincendio" corredate di sbocchi, manichette, un dispositivo chiamato "boccalino" che null’altro è se non la lancia frazionatrice a triplice azione; l’alimentazione è garantita da apposite pompe elettriche o a motore. In caso di combustione di idrocarburi verrà addizionato liquido schiumogeno e se l’incendio coinvolge impianti elettrici esiste a bordo dotazione di estinguenti ad anidride carbonica che, non conducendo elettricità, non espongono il pompiere al rischio di folgorazione come succederebbe con l’uso di acqua. Nei locali alloggi sono diffusamente impiegati sistemi automatici ad acqua dotati di un dispositivo chiamato "sprinkler" a pioggia, in cui una fialetta fondente apre l’erogazione d’acqua dall'ugello posto a soffitto. In posizione appropriata sono inoltre sistemati alcuni armadi detti “di sicurezza”, nei quali sono conservati materiali ed attrezzature necessari per un più efficace lavoro delle squadre di soccorso: dagli autorespiratori per accedere ai locali invasi dal fumo o allagati, alle bombole per il taglio ossiacetilenico, ai guanti, alle torce.

Il casco presentato è molto particolare perché era destinato ad operare in tutto il mondo, a bordo della nave su cui era imbarcato il Pompiere di marina che lo avrebbe dovuto indossare per svolgere la sua missione di salvataggio. Le tecniche antincendio a bordo delle Unità Navali Militari sono sostanzialmente differenti rispetto alle tecniche antincendio di terra, tanto è vero che in caso di incendio di una Unità Navale della M.M.I. i Vigili del Fuoco cosiddetti “terrestri” non sono autorizzati a salire a bordo, ma possono fornire supporto esterno. A questo scopo tutto il personale imbarcato, prima di entrare in servizio operativo, deve frequentare una formazione antincendio al centro addestramento di Taranto, a due livelli di approfondimento basico ed avanzato; qui alcuni svolgono anche il corso detto “antifalla” che insegna le tecniche di compartimentazione ed estrazione di emergenza dell'acqua imbarcata dai natanti in caso di incidente con apertura di varchi nello scafo. In quest’ottica a bordo non ci sono addetti che svolgono unicamente servizio antincendio perché la lotta antincendio è tradizionalmente in carico a tutti, dal Comandante all'ultimo marinaio, in quanto tutti possono essere chiamati a far parte della squadra antincendio. Questa è composta da 4 persone che operano in turni di quindici minuti, tempo dato dall'autonomia dell'autorespiratore e dallo stress che comporta il fare parte della squadra d'attacco al fuoco a bordo. Le cosiddette “sezioni d’incendio”, quelle a cui è assegnata la prevenzione, la manutenzione e l’attacco iniziale al fuoco sono squadre assortite composte di marinai in possesso del corso avanzato appartenenti alle categorie “fuochisti” e “torpedinieri minatori” che svolgono addestramento quotidiano alle operazioni di salvataggio ed antincendio, stante l’importanza vitale della loro opera, a cui subentra il resto dell’equipaggio se l’opera di spegnimento deve protrarsi esponendo il personale ai rischi connessi al perdurare delle operazioni. A terra invece opera specifico personale, fino agli anni ’60 di componente civile e successivamente destinato dal Corpo equipaggi della M.M.I., posto alle dipendenze del Direttore d’Arsenale o del Comandante locale; detto personale è addetto, oltre alla manutenzione delle attrezzature di spegnimento ad acqua e vapore presenti a bordo, alla prevenzione e vigilanza antincendio delle strutture e dei locali ed alla rappresentanza alle cerimonie, solennità e circostanze analoghe, sempre pronto ad intervenire in caso di incendio a terra o sulle navi in costruzione negli arsenali. Svolge ronda di sorveglianza in pattuglie miste in cui, ai Carabinieri addetti alla parte militare, si affiancano quattro membri delle squadre antincendio in assetto interventistico, perlustrando i comprensori e le imbarcazioni ormeggiate per manutenzioni.

Negli anni ’60 la Mispa di Torino prese a produrre il mitico casco, rimasto in uso fino ai primi anni 2000. I primi lotti realizzati, derivando direttamente dal casco Violini da cui vennero addirittura rilevate le linee produttive una volta smessa la produzione di questa storica ditta milanese, ricalcano pedestremente il loro successore. In collezione annovero quindi un esemplare oltremodo raro e prezioso di elmo Mispa prima serie, particolare perché presenta interno e soggolo in pelle applicati a colla al guscio esterno in resina spalmata su tessuto ma, a differenza dei caschi Violini prima e Pirelli a seguire, è privo dei due fori di aerazione laterali. Le condizioni sono ottime e si presenta inutilizzato operativamente, e riporta sul frontale il bel fregio rosso dei Pompieri della Marina, derivato direttamente dal fregio da braccio di questo Corpo in uso negli anni ’30. Oggi, dismesso questo glorioso nonnetto e dopo una parentesi di caschi Sicor Amber nel colore rosso con medesimo fregio applicato sul frontale, il servizio antincendi viene svolto con caschi Gallet F1 in rosso. In ultima posizione una immagine di un Pompiere M.M.I. in servizio con il casco descritto.
Leggi tutto...

martedì 1 gennaio 2013

Il casco Cromwell Fire Pro del Kuwait







Il Kuwait è un emirato sovrano, situato nell'Asia sud-occidentale, in un'area particolarmente ricca di petrolio. Lo Stato si affaccia sul golfo Persico e confina con l'Arabia Saudita a sud e con l'Iraq a nord. Il nome è il diminutivo di una parola araba che significa “fortezza costruita vicino all'acqua”. Il territorio del Kuwait, uno dei più piccoli paesi del mondo e l'unico senza riserve d'acqua naturali, è costituito principalmente da deserto (solo lo 0,84% della superficie è coltivabile), con lievi differenze di altitudine; il suo clima tropicale è secco e caldo, con temperature che vanno oltre i 45 °C in estate. L'economia è basata sull'industria petrolifera: i giacimenti furono scoperti all'inizio degli anni 30 del XX secolo; a questa si aggiungono una minima parte di agricoltura, resa possibile solo di recente in seguito a una forte opera di canalizzazioni, oltre che un fiorente settore terziario. Il Kuwait possiede il 10% delle riserve petrolifere mondiali e si posiziona al quinto posto al mondo dopo Arabia Saudita, Canada, Iran ed Iraq; l’economia dell’emirato si basa per circa il 95% sui proventi della produzione e della vendita del petrolio greggio e dei suoi derivati, che rappresentano la quasi totalità delle sue esportazioni, come dall'industria petrolifera proviene l'80% delle entrate pubbliche. Al termine della Prima guerra del Golfo del 1990, l'esercito iracheno in ritirata appiccò il fuoco a circa 600 pozzi petroliferi e danneggiò i 100 restanti, provocando una catastrofe ambientale ed economica in tutto il Golfo: oltre ai versamenti in mare, il 5% del territorio del Kuwait fu coperto da laghi di petrolio e furono necessari più di nove mesi per spegnere gli incendi, spesso utilizzando tecniche sperimentali di ingegneria antincendi.

Se fino al 1946 il Kuwait aveva un servizio antincendi primitivo con carri trainati da muli, dall’anno successivo sull’onda dello sviluppo dell’estrazione del petrolio venne acquistata la prima autopompa moderna, mentre nel 1950 vennero acquistate altre quattro autopompe con 30 vigili di guardia, a cui ne seguì un’altra l’anno successivo con sedici vigili di guardia. Tra il 1950 e il 1960 venne creato il distaccamento portuale (stazione 5) con una botte ed un’ambulanza. Nel 1982 il Dipartimento anticendi divenne dipartimento autonomo e responsabile anche della prevenzione e dei controlli. A seguito della completa distruzione di caserme e mezzi dopo l’invasione irachena il KFSD rinnovò completamente le sue dotazioni e portò il numero delle stazioni a 32, suddivise in 7 Comandi: Capital, Hawalli, Mubarak Al-Kabir, Farwaniya, Jahra, Ahmadi e Marine, che attualmente sono al comando del Maggiore Generale Jasim Ali Al-Mansour. Il Kuwait Fire Service Department conserva il retaggio dello status di protettorato britannico avuto dal Kuwait nel lungo periodo dal 1899 al 1961, mantenendo comunque stretti legami anche in seno al servizio antincendi, in termini di formazione, standards operativi e dotazioni, come il casco britannico in collezione.

La Cromwell Helmets Ltd. Venne fondata in Gran Bretagna nel 1924, e in prima battuta produsse elmi coloniali in tela per i soldati ed i lavoratori delle colonie inglesi, e nel 1926 iniziò la produzione di caschi da motociclismo. Nei primi anni ’40 iniziò la produzione di caschi da aviatore in cuoio per gli aviatori della Royal Air Force, e di elmetti in metallo per la Royal Army; nel 1952 il Ministero dell’Aria chiese alla compagnia di sviluppare un elmetto con il guscio esterno rigido in nylon e resina, tecnologia che si estese anche ai caschi da motociclista ed a quelli da vigile del fuoco. Tra gli anni ’50 e ’60 i principali piloti delle corse motociclistiche indossavano caschi Cromwell, così come la maggior parte dei vigili del fuoco della Gran Bretagna e dell’intero Commonwealth. L’azienda continuò la sua produzione introducendo, alla fine degli anni ’80, il modello F-500 seguito qualche anno dopo dal modello F-600. Negli ultimi tempi la supremazia della MSA con il modello Gallet F1SF ha scalzato questa storica ditta dal mercato delle protezioni individuali dei vigili del fuoco. Il casco in collezione è un Fire Pro 1 prodotto alla fine degli anni ’80 in resina con interno in schiuma poliuretanica rigida ed un confortevole interno in cuoio, nel colore giallo con applicato sul frontale il raro adesivo del Kuwait Fire Service Department.

Nella foto in alto due vigili Kuwaitiani al termine di un intervento, che si trova qui, mentre in ultima posizione si vede una foto di vigili del fuoco in addestramento da parte di personale militare statunitense nell’ambito della ricostruzione post invasione irachena, tratta dal sito dell’esercito americano.
Leggi tutto...

mercoledì 17 ottobre 2012

Il casco Gallet F1SA del Lussemburgo





Il Granducato di Lussemburgo (o Lussemburgo) è uno Stato dell'Unione Europea situato fra Germania, Francia e Belgio, privo di sbocco sul mare racchiuso com’è tra i suoi vicini: è considerato da sempre punto d'incontro tra le culture di questi tre paesi, tant’è che oggi sono considerati ufficiali ben tre idiomi: il francese, il tedesco e il lussemburghese, lingua vicina al tedesco. Il suo motto è “Vogliamo rimanere ciò che siamo”, a suggello dell’ultimo Granducato sovrano al mondo, al cui capo si trova tuttora il Granduca. Ha poco meno di 500.000 abitanti su una superficie di circa 2.600 chilometri quadrati, dato che lo fa appartenere ai cosiddetti “microstati d’Europa” subito prima di Malta; molti sono lavoratori stranieri che si dedicano alla gestione delle circa 3.000 società per azioni che hanno sede legale qui, in virtù delle politiche fiscali molto vantaggiose che fanno movimentare ogni giorno trilioni di dollari attraverso le sue banche. Qui hanno inoltre sede numerose istituzioni ed agenzie europee, dato che il Paese gode di una posizione privilegiata nella mappa dell’Europa ed è stato fondatore sia dell’Unione Europea che della NATO, del Benelux e delle Nazioni Unite. Parallelamente esiste un placido e tranquillo Lussemburgo, localizzato principalmente fuori dalla città capitale, dedito all’agricoltura ed all’allevamento in verdi fattorie tra campi rigogliosi irrorati da decine di centimetri annui di pioggia.

Il servizio antincendio è su base professionale nella sola città di Lussemburgo, mentre nel resto dei 105 Comuni che compongono il Granducato si trovano i volontari: in tutto circa 9.000 pompieri badano alla sicurezza del territorio assolvendo ai soliti compiti statutari incluso il soccorso sanitario. Essi sono suddivisi, sui tredici cantoni che compongono il Lussemburgo a cui fanno riferimento le Federazioni Cantonali, in 183 Gruppi locali: il loro motto è “Aiuterò con devozione”. Nel 2008, anno del 125 anniversario della fondazione del Corpo, erano presenti nella Città del Lussemburgo 420 pompieri professionali con otto partenze; nell’omonimo Cantone si trovava una forza di 662 vigili volontari su 11 partenze. Nei rimanenti Cantoni di Capellen, Esch, Mersch, Clerf, Diekirch, Vianden, Redingen, Wiltz, Echternach, Grevenmacher e Remich si trovano i restanti 7.950 pompieri con 166 partenze.

Dal 2 ottobre 1986 sia i pompieri permanenti che i volontari del Lussemburgo hanno in dotazione il Gallet F1SA, in sostituzione dei precedenti modelli belgi in sughero compresso rivestito in tessuto resinato, francesi su base Adrian oltre che tedeschi nella foggia bellica descritta nel post sul casco danese. Da allora il casco lussemburghese porta sul frontale la classica placca dei pompieri francesi con la scritta “Sapeur Pompier” su foglie di quercia ed ulivo, con l’aggiunta al centro del fregio adesivo del Corpo ed in basso della scritta, anch’essa in adesivo, “G. D. Luxembourg” in abbreviazione di “Grand Duchy du Luxembourg”. L’esemplare in collezione è nel colore nel colore cromato che caratterizza i vigili volontari nei gradi di vigili e qualificati; gli ispettori volontari lo portano rosso mentre il Capo del corpo volontario lo ha bianco; il colore giallo fotoluminescente è in uso per i professionisti della città di Lussemburgo. Sul retro si trova una banda rossa catarifrangente che conferisce visibilità al portatore; alla base della falda posteriore si trova il paracollo in tessuto aramidico alluminato, differenziato dal classico modello in uso su caschi simili dall’assenza delle balze piegate realizzate per agevolare i movimenti di alzata del capo del possessore. Le solite due visiere, quella esterna dorata a protezione dell’intero volto e quella interna trasparente per la sicurezza nel taglio, completano questo ottimo dispositivo di protezione individuale che da oltre 27 anni è in dotazione a centinaia di migliaia di pompieri in tutto il mondo, la cui storia è in breve raccontata qui.

Qui si trova la foto del singolare APS effigiato in ultima posizione.

Leggi tutto...

lunedì 17 settembre 2012

Il casco nazionale jugoslavo di Belgrado






La Jugoslavia era uno stato del sud est europeo che fino al 1991 riuniva Serbia, Coazia, Slovenia, Macedonia, Bosnia ed Erzegovina sotto il nome di Repubblica Socialista Federale di Yugoslavia. A seguito dello smembramento del territorio ex-jugoslavo la Serbia è stata unita al Montenegro nell'Unione Statale di Serbia e Montenegro, ma in seguito al referendum del 21 maggio 2006 il Montenegro ha votato per l'indipendenza. A seguito del referendum, la Confederazione è stata sciolta e la Serbia (così come il Montenegro) è divenuta uno Stato sovrano. Dal 1999 la provincia autonoma del Kosovo ha dichiarato la sua indipendenza venendo riconosciuta da 89 Paesi dell'O.N.U., ente che la mise sotto lo status di Protettorato internazionale all'atto della sua scissione dalla madrepatria avvenuta non senza problemi. La Repubblica di Serbia è un paese membro delle Nazioni Unite, del Consiglio d'Europa е dell'Organizzazione della Cooperazione Economica del Mar Nero; i suoi cittadini dal 2009 possono viaggiare senza obbligo di visto nei Paesi dell'Unione europea, ed il 2 marzo 2012 è diventata ufficialmente candidata per l'adesione all'Unione Europea. Belgrado (in serbo Beograd) è la capitale della Repubblica di Serbia dopo essere stata dal 1918 capitale della Jugoslavia: si trova nella provincia della Serbia centrale, nel punto di confluenza tra i fiumi Sava e Danubio, dove il territorio della Penisola Balcanica incontra la Pannonia. Con una popolazione di più di 1.150.000 abitanti, quella di Belgrado è l'area metropolitana più popolosa dell'ex Jugoslavia nonché la quarta nell'Europa sudorientale dopo quelle di Istanbul, di Atene e di Bucarest.

Lo Stato jugoslavo nel periodo di Josip Broz Tito ha costituito il Vatrogasna Sluzba (Dipartimento di Estinzione Incendi); il cui motto è tuttora “Vatru gasi, brata spasi” cioè “Fuoco spento, fratello salvato”. Nel 2003 la situazione del personale operativo era di 3.000 uomini su base statale e 1.000 nella logistica e nella prevenzione incendi: ciò non toglie che a livello europeo sia quello che possiede il minor numero di pompieri rapportati all’unità di spazio, circa la metà di quanti ne occorrerebbero a pieno regime. Di questi 658 operano a Belgrado, che in rapporto ad una città di circa 2 milioni di abitanti risultano decisamente pochi, al punto che in alcune partenze anche di emergenza si trova un unico pompiere; nonostante l’assenza di uomini e mezzi riesce comunque a coprire il territorio di pertinenza lasciando passare tra i sette e gli otto minuti dall'allarme all'arrivo sul posto, anche grazie ai rinforzi che possono arrivare da Novi Sad, Vojvodina e altre città vicine, ciò è possibile anche in virtù del fatto che la Serbia ha conservato una organizzazione del Servizio antincendi a livello centralizzato statale. Il guadagno di un pompiere serbo si attesta attorno a 32.000 dinari, circa 300 euro. Tra i mezzi in dotazione si trova la scala da 54 metri, che però non è in grado di raggiungere la totalità dei piani dei palazzi più alti della città che ospita anche moderni grattacieli.

Il casco in collezione è il particolarissimo casco detto del tipo “viennese” appunto perché si trovava in utilizzo in Austria per equipaggiare i prodi pompieri del Paese mitteleuropeo; da qui la sua diffusione si estese alla Jugoslavia, che lo adottò massivamente complice la sua leggerezza, la sue doti di resistenza ed il basso costo produttivo. Prodotto in alluminio stampato con la notevole cresta protettiva a sei braccia che va a racchiudere la calotta dell’elmo, nella parte bassa possiede una falda leggermente più aggettante nella parte posteriore con lo scopo di proteggere il collo del pompiere da braci ed acqua. L’interno è in panno di lana cotta con cuffia interna in pelle come il sottogola, e sul frontale si trova il bel fregio dei pompieri jugoslavi che richiama al centro il medesimo casco su cui è giustapposto sormontato da una stella rossa. Risulta sicuramente essere uno dei caschi più particolari della collezione, che suscita domande e curiosità in chi si trova ad osservarlo per la prima volta; opinabile dal punto di vista estetico, e su questo sono d'accordo con l'amico Chris che, essendo di Trieste, si è trovato a vederlo indossato nel corso di interventi congiunti con i colleghi jugoslavi sul confine. In quegli anni dolorosi però, alle spalle dei pompieri impegnati nell'opera di spegnimento c'erano i mitra puntati della Militja da una parte e dei Carabinieri dall'altra e non mancavano gli arresti di colleghi che inseguendo le fiamme avevano sconfinato e venivano tratti in arresto e portati a Capodistria in camera di sicurezza. Ora il soccorso viene gestito congiuntamente e con grande spirito collaborativo, come dev'essere tra fratelli impegnati nella stessa, fumosa missione.

Nell’ultima foto si vede un soccorso persona in cantiere edile, prestato da due pompieri in divisa con i caschi descritti.
Leggi tutto...