Novara era considerata, durante l'ultimo conflitto mondiale, un notevole
obiettivo militare. La presenza di grandi industrie, di un polo chimico
importante e di numerose caserme facevano sì che la città fosse a
serio rischio di bombardamenti, anche se le leggende dicono che sfuggì
miracolosamente alla distruzione, grazie a un’insolita decisione del primo
ministro britannico, Winston Churchill, noto per il suo amore per il formaggio,
considerava il Gorgonzola di Novara persino
preferibile al Blue Stilton, il celebre cugino britannico. La sua passione per
questo formaggio piemontese era così forte che ordinò ai piloti della RAF di contrassegnare con un cerchietto rosso le
aree di produzione del formaggio (dalla provincia di Novara fino alla
Lombardia) per proteggerle dai bombardamenti e preservare i caseifici. Cionondimeno Novara fu un importante centro della Resistenza con
scontri e rappresaglie, come la strage di partigiani del 24 ottobre 1944. Nella provincia di Novara e
nei dintorni operarono circa 15.000 volontari, di cui 1.200 morirono tra il
1944 e il 1945. Il
periodo che va dalla caduta del fascismo al termine della Seconda Guerra
Mondiale in Italia è stato segnato da eventi drammatici e trasformazioni
politiche: nel luglio 1943, con la sfiducia di Mussolini nel Gran Consiglio del
Fascismo, il regime fascista crollò, e Mussolini venne arrestato. A Novara,
l'evento della caduta del fascismo venne accolto con entusiasmo dalla
popolazione, ma la città continuò a vivere sotto la minaccia dei nazisti e delle
forze fasciste. Il 25 luglio 1943, il popolo novarese festeggiò la fine del
regime fascista, mentre i partigiani locali cominciarono ad organizzarsi. Le
truppe della Wermacht insieme alle SS tedesche occuparono la città iniziando
una spietata repressione: uno degli episodi più tragici è l'eccidio di Vignale
il 26 agosto 1944, in cui tredici giovani antifascisti vennero fucilati per
essersi rifiutati di aderire alla RSI. La popolazione viveva sotto la costante
minaccia delle forze fasciste e naziste, ma la fine del conflitto era ormai
prossima: il 25 aprile del 1945 la Liberazione segnò la fine della guerra in
Italia. La città venne liberata dai partigiani il 28 aprile, con
l'aiuto delle forze alleate; la guerra terminò, segnando
l'inizio di una nuova fase nella storia di Novara e dell'Italia, un periodo di
ricostruzione e di speranza dopo anni di sofferenza: il sole tornava a
splendere e tutto, o quasi, era passato.
Come accennato nel post sul casco Nazionale 38, la penuria nelle forniture porto i Comandi ad organizzarsi utilizzando il materiale a disposizione, in particolare i caschi modello Adrian risalenti alla prima Guerra Mondiale ed ai modelli precedenti, in particolare i Milano in cuoio che il Nazionale andava gradatamente a soppiantare. Si trovarono quindi a coesistere le tre tipologie di elmi, con i secondi in dotazione ai Vigili Volontari di supporto, tutti verniciati in colore verde e dotati del fregio numerico del Comando di appartenenza, in modo da equipaggiare in qualche modo i pompieri senza stare a sottilizzare sulla forma. Il casco in collezione appartiene appunto a questa categoria, recupero di magazzino riadattato all’uso operativo bellico, e sopravvissuto a quei duri anni di combattimenti e sofferenze per testimoniare come, a prescindere dall’uniforme, alla fine il pompiere svolge sempre la stessa missione, salvare le vite andando là dove tutti fuggono…
Nell'ultima foto, tratta dall'articolo dell'ottimo Alessandro Fiorillo dal titolo "I Vigili del Fuoco nella II guerra mondiale" dal bollettino dell'ANVVF, si nota un intervento su edificio bombardato in cui la squadra opera con i Nazionale 38 ed il vigile a piede di scala indossa invece appunto un modello Milano in configurazione bellica.






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