Il Traforo del Monte Bianco (in francese tunnel
du Mont-Blanc) è un tunnel autostradale che collega Courmayeur,
nella regione italiana della Valle d'Aosta, a Chamonix, nel
dipartimento francese dell'Alta Savoia, congiungendo la regione Alvernia-Rodano-Alpi alla Valle
d'Aosta: queste due comunità hanno in comune importanti legami socio-linguistici
e il fatto di fondare il loro sviluppo economico sul turismo. Costruito
congiuntamente tra Italia e Francia, con i lavori di costruzione
che ebbero inizio nel 1957 e terminarono nel 1965, rappresenta
una delle maggiori vie di trasporto transalpino, con la parte italiana, nella
rete autostradale, classificata come «traforo T1». La sua lunghezza è
di 11,611 km ed è costituito da un'unica galleria a doppio senso di
circolazione, con una sola corsia per senso di marcia. La parte più lunga si
trova in territorio francese: 7.640 m, contro i 3.960 m in territorio
italiano. L'altitudine è di 1.381 m sul versante italiano, ai
piedi del ghiacciaio della Brenva, mentre raggiunge a metà galleria i
1.395 m, per scendere poi ai 1.271 m sul versante francese, ai piedi
del ghiacciaio dei Bossons. Intorno alle ore 10:30 di mercoledì 24 marzo
1999, il camionista belga Gilbert Degrave entrò nel traforo del
Monte Bianco dal versante francese alla guida del suo autoarticolato,
un Volvo FH12 refrigerato carico di farina e margarina,
diretto in Italia. Alle 10:47 il camion prese improvvisamente fuoco,
costringendo Degrave a fermarsi dentro al tunnel, creando un ingorgo. Alle
10:51 fu dato un primo allarme; il tunnel venne chiuso dal lato francese alle
10:55 e dal lato italiano alle 10:56. I primi soccorsi vennero allertati alle
10:58 e giunsero sul posto alle 11:09. L'incendio richiese ben 53 ore per
essere domato, venendo estinto alle 16:00 del 26 marzo, poiché le fiamme, a
causa dell'effetto forno che si era venuto a creare e dei materiali
combustibili presenti, si erano ampliate a dismisura, raggiungendo vastissime
proporzioni e superando i 1.000 gradi centigradi di temperatura. La
schiuma di poliuretano, usata per la coibentazione del camion frigorifero che
causò l'incidente, prendendo fuoco emise cianuro, sostanza altamente tossica.
Dentro il traforo del Monte Bianco, che era il più
lungo del mondo nel momento dell’inaugurazione nel 1965, non c’erano stati fin
lì incidenti significativi. L’incendio fu però un momento doloroso e storico
per la comunità locale e per i pompieri francesi e italiani (uno dei quali morì
durante i soccorsi), che ebbe strascichi lunghissimi e che tenne chiuso il
tunnel per tre anni, venendo riaperto unicamente per le automobili il 9
marzo 2002, dopo lunghi lavori
di riparazione e ristrutturazione. In particolare oltre al
rifacimento completo della volta, sono state realizzate nicchie
antincendio ogni centocinquanta metri, posti di chiamata SOS ogni
cento metri in alternanza sulle due corsie, un posto di soccorso ubicato
nel centro del tunnel, con un veicolo attrezzato allo spegnimento delle fiamme
e una squadra di pompieri presenti in permanenza sul posto; ma soprattutto sono
stati costruiti rifugi collegati a una galleria d'evacuazione indipendente
(sotto la carreggiata), oltre alla costruzione di una sala di comando unica.
Anche le regole di utilizzo del tunnel sono state cambiate, con l'unificazione
delle due società concessionarie sotto un'unica società, la GEIE-TMB, e la
conseguente costituzione di gruppi di lavoro comuni italo-francesi per
assicurare la gestione corrente e la sicurezza. È stata anche interdetta la
circolazione ai mezzi che trasportano materiali pericolosi e ai veicoli
inquinanti (dal peso superiore alle 3,5 tonnellate ed omologati Euro 0);
la velocità massima è stata notevolmente ridotta, e la distanza di sicurezza
tra i veicoli aumentata a 150 m tra i veicoli in movimento e 100 m
tra i veicoli fermi; la gestione della manutenzione e delle emergenze è
affidata a un organismo binazionale italo-francese. Un cavo termometrico che
percorre la lunghezza di tutto il traforo, integrato da opacimetri, è in
grado di rilevare l'aumento di temperatura e la diminuzione di visibilità.
Dopo l'incendio in cui morirono 39 persone,
gli standard di sicurezza della galleria che collega Courmayeur sul versante
valdostano e Chamonix in Alta Savoia sono diventati altissimi. Oltre ai presidi
sui due piazzali, la galleria ha un posto fisso a metà
percorso presidiato 24 ore su 24 da personale di pronto intervento, che in
3’ deve intervenire per fumo, guasti e altre emergenze, con 83 lavoratori oggi
impiegati nell’appalto gestito dalla GSA, la Gruppo Servizi Associati spa, che
opera tra gli altri anche nel Traforo del Gran Sasso, nelle gallerie delle
autostrade A6, A7, A10, A12, A23, A24, A25, A26 e A27, e nei tunnel della
Comunità Urbana di Lione in Francia. Nel tunnel del Monte Bianco operano addetti
con oltre 20 anni di esperienza e formazione continua, da quando cioè il
personale antincendio privato ha sostituito i vigili del fuoco pubblici
italiani e francesi nel servizio sicurezza, operanti in un contesto
infrastrutturale unico per complessità e livelli di rischio. Il tempo massimo
consentito dalla italo-francese Geie-Tmb, la società che gestisce il Traforo
del Monte Bianco, per l’operatività della squadra antincendio è di 4 minuti. Ma
gli uomini (e la donna) della GSA, la società italiana che gestisce il servizio
antincendio e soccorso immediato, ce la fanno in soli due minuti. In 120
secondi mettono tuta ignifuga, casco e autoprotettore (un apparecchio di
respirazione), saltano sul camion e mettono in moto. La «partenza» (così viene
detta in gergo) a strettissimo giro è garantita. Al loro servizio vi sono mezzi
speciali in grado di operare dall’interno della cabina grazie a lance schiuma brandeggiabili
in remoto, sistemi di protezione contro le temperature estreme, visori termici
attivabili semplicemente reclinando l’antina parasole. Il piano di accesso è
ribassato per permettere il facile accesso anche in contesti ad elevata
complessità, posseggono una riserva di acqua e liquido schiumogeno, oltre a
tutte le attrezzature utili in caso di incidente per disincastrare un
infortunato.
Il casco antincendio in dotazione a questo particolarissimo servizio è l’HPS 7000 PRO di Dräger, che ha già dato prova di sé in innumerevoli scenari operativi ed è uno dei caschi integrali per vigili del fuoco più performanti sul mercato. Grazie a uno speciale materiale composito in tessuto aramidico e plastica rinforzata con fibre di vetro, protegge in modo affidabile dalle sollecitazioni meccaniche e resiste alle temperature più estreme. Ciò consente all’elmetto di resistere per breve tempo all’enorme calore radiante e agli effetti delle fiamme, anche in caso di flashover. La visiera di protezione degli occhi e la visiera facciale integrate nell’HPS® 7000 PRO sono realizzate in polietersulfone resistente alle alte temperature, che garantisce una protezione prolungata contro il calore elevato, le particelle e le sostanze chimiche liquide. Oltre agli interni di alta qualità realizzati con materiali delicati per la pelle, ipoallergenici, traspiranti e repellenti al sudore, la protezione per la testa è particolarmente comoda da usare e da indossare. L’imbracatura imbottita a 4 punti in NOMEX® consente un adattamento ottimale all’utilizzatore, che può essere regolato nella zona del mento e del collo. Inoltre, una rotella di regolazione facilmente accessibile con meccanismo di sicurezza sulla calotta esterna consente di regolare la larghezza della testa in qualsiasi momento. La calotta interna può essere facilmente rimossa e sostituita con strumenti standard per una pulizia accurata o in caso di difetti, rendendo la manutenzione della protezione della testa facile ed efficiente. Grazie all’applicazione di accessori opzionali, l’elmetto antincendio HPS® 7000 può essere personalizzato o ampliato per soddisfare le esigenze della rispettiva applicazione. Disponibile nei colori fotoluminescente, bianco, rosso, giallo fluorescente, giallo zinco, arancio fluorescente, blu segnale, nero, bianco alluminio; nella versione in uso al Tunnel troviamo il colore arancio fluorescente per i vigili e qualificati, e blu per i coordinatori. Tutti recano sul frontale il logo della GSA con il profilo del Monte Bianco a sovrastare un casco da pompiere con autoprotettore e, al di sotto, le due bandiere italiana e francese a simboleggiare le due nazioni unite da questa grande opera infrastrutturale.
In terz'ultima e penultima posizione troviamo due fotografie scattate dal sottoscritto nel corso della interessantissima visita effettuata presso i colleghi della GSA, e raffigurano la rimessa dei mezzi con l'avveniristico APS e il casco blu da coordinatore; in ultima posizione, tratta dalla pagina instagram della società, due pompieri in intervento in galleria.








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