venerdì 6 marzo 2026

Il casco iraniano Mispa del NIOC

 







L’Iran, ufficialmente Repubblica Islamica dell'Iran, è uno Stato dell'Asia situato all'estremità orientale del Medio Oriente, Con capitale Teheran: ha una popolazione di circa 92 milioni di abitanti al 2025. Fino al 1935 l'Iran era noto come Persia, patria di una delle più antiche civiltà del mondo, con insediamenti storici e urbani risalenti al 7000 a.C. Il territorio dell'Iran è il diciottesimo per grandezza al mondo, con un'area totale pari a 1 648 195 chilometri quadrati: ciò equivale alla totale area combinata del Regno Unito, Francia, Spagna e Germania. L'Iran è un Paese di grande diversità etnico-culturale, composta da diverse religioni ed etnie, le quali sono principalmente derivate o influenzate dalla millenaria cultura persiana. Pur presentando problematiche legato all’integralismo religioso ed ai diritti umani, il Paese è all’avanguardia per il tasso di scolarizzazione e per la percentuale di laureati sulla popolazione; secondo la Costituzione iraniana il governo deve per legge garantire a ogni cittadino del Paese l'accesso a una rete di protezione sociale che copra pensione, disoccupazione, disabilità, calamità e trattamenti medici. La National Iranian Oil Company (NIOC) è una compagnia petrolifera posseduta dal governo iraniano e sottoposta alla gestione dell'apposito Ministero del Petrolio. La NIOC detiene il monopolio dell'industria petrolifera iraniana, questo la rende una delle più grandi aziende del mondo nel settore in termini di produzione, di riserve, di fatturato e di profitto; tra le aziende controllate vi è la National Iranian South Oil Company. Attualmente la capacità di produzione di petrolio greggio della National Iranian Oil Company è pari a 4 milioni di barili al giorno; la società produce oltre un miliardo di metri cubi di gas naturale al giorno e la sua produzione di condensato è di circa 900.000 barili al giorno. Il volume delle riserve di petrolio greggio di proprietà della società è stimato in 157 miliardi di barili ed è il secondo detentore di riserve di petrolio al mondo. La National Iranian Oil Company è la terza al mondo per produzione totale di petrolio e gas, dopo Aramco (Arabia Saudita) e Gazprom (Russia). Il servizio antincendio della National Iranian Oil Company (NIOC) è responsabile della sicurezza e della prevenzione degli incendi all'interno delle infrastrutture petrolifere e di gas iraniane, inclusi raffinerie, piattaforme offshore e complessi industriali.

Data l'importanza strategica di NIOC come terzo produttore al mondo, il dipartimento antincendio gestisce rischi elevati: interviene direttamente sugli incidenti, come confermato nel caso dell'incendio del luglio 2025 presso la raffineria di Abadan, dove i team operativi e antincendio hanno controllato una fuga di liquidi nella "Unit 70". Per mantenere l’assetto operativo e la prontezza di intervento il servizio emergenze del NIOC organizza regolarmente manovre di controllo antincendio (fire control maneuvers) nelle sue strutture, ad esempio nel distretto di Bahregan e Azadegan Manifold. Le attività includono la sicurezza delle piattaforme, come nel caso del progetto di ricostruzione dei campi petroliferi di Doroud nel distretto di Khargh; il servizio inoltre opera in siti critici come la raffineria di Abadan. A causa delle tensioni regionali, la sicurezza antincendio iraniana lavora in un contesto complesso che ha talvolta coinvolto la gestione di incendi indotti da cause esterne alle infrastrutture energetiche (come riportato in incidenti nel Golfo Persico nel 2026). Nonostante le enormi risorse petrolifere, il settore antincendio ha affrontato criticità legate alla manutenzione delle infrastrutture, con notizie che segnalano carenze nel settore dei vigili del fuoco a livello nazionale, anche a seguito del prolungato embargo in vigore dalla metà degli anni 2000, in cui l’Iran diveniva destinatario di un complesso sistema sanzionatorio adottato dalla comunità internazionale e dall’Unione Europea a causa di problemi con i diritti umani e il sospetto che stesse mettendo in atto un programma nucleare finalizzato allo sviluppo di armamenti. Non è questo il luogo in cui giudicare ma solo esprimere la solidarietà ed il supporto al lavoro dei fratelli pompieri iraniani, uguali a tutti gli altri in tutto il mondo, in questo momento così difficile e pericoloso.

Dagli anni ’50 prima la Violini poi la Pirelli iniziarono a produrre, in un impasto di resine e canapa, l’elmo la cui foggia ha accompagnato i Vigili del Fuoco italiani e di molti Paesi fino alla metà degli anni 2000. Alla metà degli anni ‘60 la palla passa alla Mispa di Torino, che rileva gli impianti Violini ed inizia la produzione del suo elmetto, inizialmente dotato di interno in pelle; in seguito, a partire dal 1972, questo è diventato quello che io ho utilizzato nella mia attività di pompiere, dotato di un interno in tre taglie; nel 1982 è uscita una nuova produzione nella medesima forma. Tra i Paesi che hanno adottato questo ottimo casco, papà di tutti quelli della attuale generazione, troviamo questo raro esemplare iraniano in dotazione al servizio antincendi del NIOC, frutto dell'ottima collaborazione e vicinanza che ha sempre contraddistinto Italia e Persia, da sempre legate da rapporti diplomatici, culturali e commerciali molto stretti. In vista del suo impiego nella gestione delle alte temperature che caratterizzano gli incendi di idrocarburi è stato munito di insolita visiera in metacrilato fissa, a differenza dei tre modelli staccabili usualmente in dotazione a questo elmetto: due attacchi temporali permettono di ribaltare questo ampio schermo e lo rendono idoneo al pesante uso petrolifero.

Nella terz'ultima fotografia si vede il casco attuale, un Cairns 660 col fregio nazionale; la foto dei pompieri del NIOC in esercitazione è tratta da qui; in ultima posizione è raffigurata l'insegna di un distributore di carburante stradale con la versione del logo che campeggia anche sul casco in collezione, superata da quello attuale.

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sabato 7 febbraio 2026

Evoluzione dell'elmo Sicor

La Sicor S.p.A., acronimo di Sicurezza Compagnie Riunite, nasce negli anni ‘80 dalla fusione tra due società La Lombarda Antinfortunistica S.p.A. e Sureco S.p.A. La prima, fondata negli anni ‘60, era uno dei maggiori produttori di dispositivi di protezione individuale in Italia. Le principali linee di prodotto comprendevano indumenti antifiamma, calzature antinfortunistiche, guanti antitaglio e anticalore, visiere, elmi per l’industria e per la protezione dal fuoco. La seconda, inizialmente facente parte del gruppo Fiat, venne acquisita negli anni ‘80, ed operava nel mercato della protezione dielettrica e della strumentazione fissa di analisi gas tossici, esplosivi ed asfissianti. Con l’evolversi di un panorama normativo sempre più specifico e complesso, Sicor si è specializzata nella progettazione e realizzazione di elmi e accessori certificati per l’utilizzo combinato con gli elmi, nella progettazione e realizzazione di strumentazione fissa e nella commercializzazione di strumentazione portatile di analisi gas tossici ed esplosivi, diventando l’azienda leader nel mercato nazionale e una tra le aziende di riferimento e maggiormente conosciute a livello internazionale.

VF1

È il classico casco del Corpo Nazionale, derivato negli anni ’50 dalla foggia a cornucopia del Nazionale 38, prodotto in resine e tessuti prima dalla Violini, poi dalla Pirelli ed infine, a partire dalla metà degli anni ’60, dalla ditta Mispa di Torino. A metà anni ’90 l’evolversi delle norme e le politiche di diversificazione dei fornitori e conseguente emissione di appalti diversificati portarono ditte alternative a proporre caschi di fornitura ministeriale, tra i quali annoveriamo la Molajoni di Roma, e la Sureco di Milano. Negli anni ’90 quest’ultima, divenuta Sicor a seguito della fusione di cui abbiamo parlato prima, produsse il modello VF1, antesignano della generazione successiva, nata sulla scia del casco Gallet, arrivato a inizio anni ’80 sovvertendo il concetto di protezione della testa per i Vigili del Fuoco. Questo primo discendente del Mispa è stato prodotto alla metà degli anni ’90 in fibra di vetro e resina; l’esemplare in collezione porta il raro fregio del Corpo valdostano, che essendo regione autonoma gestisce in proprio il servizio antincendi, similarmente al Trentino-Alto Adige. Le caratteristiche sono molto similari al casco Mispa incluso l'interno in similpelle con sottogola e mentoniera; a differenza di questo però, essendo la resina di base di colore chiaro e successivamente verniciato in nero, in caso di urti e sfregamenti apparivano scalfitture evidenti da correggere con il pennarello indelebile. Rimase in dotazione dal 1997 fino al 2003 (per i permanenti, poi sostituito dal VFR 2000) e dal 2001 al 2006 a tutto il personale volontario.

VF2 “Amber”

Elmo sperimentale inizialmente dotato di visiera trasparente, in versione rossa e nera è stato dato in prova in alcuni comandi Italiani alla fine degli anni ‘90 per testarne la funzionalità; questi recavano sul frontale il simbolo in uso prima del ritorno alla fiamma attuale, quella stilizzata che al posto della granata raffigurava la girante della motopompa. Da questo elmo è poi scaturita la versione definitiva del VFR 2000 che è stata indossata negli anni successivi dai pompieri italiani. L’esemplare in collezione è del soppresso e rimpianto Corpo Forestale dello Stato, che tra i suoi compiti aveva quello dell’antincendio boschivo, e venne dotato del VF2 con visiera però specchiata. A detta di chi lo ha utilizzato questo tipo di casco possedeva un interno comodissimo e di grande qualità, stabile e confortevole.

VFR 2000

Grande casco a tutti gli effetti, realizzato in Kevlar e fibre composite, dotato di 2 visiere a comparsa di cui una termoriflettente, di occhiali retraibili in plastica con bordatura in gomma, dotato di un moderno interno in tessuto confortevole per la nuca del Vigile ed un comodo e rapido sottogola in plastica e tessuto, sul retro ha un paracollo in tessuto antifiamma aramidico, attacco pila laterale e attacchi rapidi laterali per maschera a pieno facciale. Questo casco fu adottato dal personale permanente del CNVVF dal febbraio del 2003 in sostituzione dei vecchi modelli VF1, inizialmente distribuito ai comandi di Roma, Firenze, Torino e Milano, e successivamente a tutti i comandi d'Italia; intorno al 2006 fu adottato anche da tutto il personale Volontario. Le colorazioni da questo modello in più si sono diversificate in base al grado: nero per vigili e qualificati, rosso per i graduati (Capo Squadra, Capo Reparto), grigio per il personale dirigente come quello illustrato qui.

VFR 2009

L’evoluzione normativa nel 2009 ha fatto emergere l'esigenza del primo, importante aggiornamento alla versione 2000: sono state apportate delle modifiche essenzialmente aggiungendo un interno a cuffia, adeguato alle indicazioni di legge ed in grado di andare a coprire anche i padiglioni auricolari; inoltre è stato cambiato il fregio da rilievo a decalcomania con i tre stemmi sulla calotta, una fiamma con granata centrale priva di identificazione alfanumerica come già presente sulla versione 2000, e le due bandiere Italiana ed europea inserite e laccate insieme al colore. La visiera termo schermata appare più chiara al 49% di indice di rifrazione. Questo casco sia nella versione 2000 che 2009 ha trovato molti riconoscimenti anche presso Corpi esteri, ricordo Singapore, la Spagna (Valencia), Brasile (San Paolo), Francia (Service Departemental Incendie et Secours del GARD) nella versione nickel, il Vaticano, il Bangladesh, la Tanzania, oltre che Cile e Perù presso le varie Pompa Italia diffuse nel territorio delle principali città, operate dai discendenti degli immigrati arrivati da qui nel secolo scorso.

VFR EVO

Attraverso la trentennale esperienza maturata come produttori e fornitori di molti corpi dei vigili del fuoco tra i più prestigiosi e grazie ai suggerimenti ricevuti da quanti utilizzano quotidianamente i loro prodotti, dal 2010 la Sicor ha sviluppato il modello VFR-EVO, tra i più leggeri (pesa 1540 grammi) e sicuri elmi per Vigili del Fuoco di tipo B, quelli a protezione integrale. Innanzitutto la fiamma sotto vernice, già presente nella versione 2009, ora riporta il monogramma RI che sta per Repubblica Italiana. A livello costruttivo presenta, ai lati della calotta, un sistema universale di collegamento per maschere antigas a due punti, regolabile individualmente, che lo rende compatibile con tutte le maschere presenti sul mercato e crea una combinazione elmo-maschera efficiente e sicura. Gli schermi facciale ed oculare sono certificati secondo le norme EN 14458 ed EN 166, e sono della migliore qualità ottica (Classe ottica1), resistono alle alte temperature e proteggono in modo sicuro gli occhi ed il volto dal calore elevato, dall’elettricità e da particelle e sostanze chimiche liquide. Due leve esterne consentono di manovrare lo schermo oculare indossando guanti da intervento, evitando che gli stessi possano avere contatti con la visiera, il volto e gli occhi dell’operatore. L’interno è comodo e regolabile per coprire dalla taglia 52 alla 64 attraverso un sistema rapido; la calotta è in materiale termoplastico, stampato ad iniezione, estremamente resistente alle alte temperature e alle sollecitazioni meccaniche, mentre la calotta interna è in schiuma poliuretanica con rinforzo costampato alveolare + aramide per assorbire gli urti e le perforazioni, ed il sottogola è a 4 punti, regolabili con fibbia di sgancio. Visto l'ottimo rapporto qualità/prezzo si è diffuso anche all'estero; attualmente sono a conoscenza del suo utilizzo, oltre che in Vaticano, presso i pompieri militari Brasiliani, in Messico, alle isole Mauritius, a Taiwan. In collezione è presente nel colore rosso a contraddistinguere capi squadra e capi reparto, sicuramente uno dei più belli e rappresentativi caschi tra quelli schierati sugli scaffali.

Qui l'ottimo sito della Sicor con illustrazione dei vari modelli e accessori. 

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lunedì 19 gennaio 2026

Il casco respiratorio inglese Siebe Gorman







Giunge in collezione uno dei caschi più desiderati e difficili da trovare. È quindi con grande soddisfazione che presento questo pezzo, lungamente cercato e atteso, che compare raramente sul mercato e quando capita lo fa a prezzi stratosferici e spesso presentando pesanti segni degli anni passati e degli strapazzi subiti, due problematiche che finora mi avevano fatto desistere. Poi finalmente, grazie a contatti e scambi tra i soliti colleghi, è arrivato lo splendido esemplare che vado a presentare.

Nel campo degli elmi respiratori, in origine destinati ai palombari e successivamente estesi a chi doveva accedere a luoghi inquinati e invasi dal fumo, come tipicamente i pompieri, c’è un marchio che più di ogni altro unisce i collezionisti di tutto il mondo. Si tratta della famosa azienda Siebe, Gorman & Co. Ltd. (ultima denominazione sociale in ordine temporale), fondata a Londra dall’ingegnere sassone Augustus Siebe. Nel 1823, due fratelli inglesi, Charles e John Deane, idearono il primo embrionale scafandro da palombaro effettivamente utilizzabile sott’acqua, una realizzazione ancora primordiale ma efficace. Le cose cambiarono quando decisero di rivolgersi all’ingegner Siebe per migliorare il loro elmo: ciò decretò il vero successo commerciale di questa attività, che diventò la prima e più famosa azienda del mondo; fu allora che la denominazione pubblicitaria divenne “Submarine Engineers”, vale a dire ingegneria sottomarina. Per intenderci, quella dei caschi imbullonati alla muta da subacqueo che permetteva di lavorare in immersione in totale sicurezza e tenuta stagna. L’esperienza maturata si allargò, sul finire del XIX secolo, ai caschi per ambienti contaminati: industrie, cantieristica, sotterranei e luoghi invasi da fumi e vapori: in altre parole, il mestiere del pompiere. Tale successo è continuato nel tempo arrivando, tra alterne vicende societarie, fino al 1999 quando si fuse con la BTR Plc. andando a formare la società Invensys, acquisita nel 2014 dalla multinazionale francese Schneider Electric. Una lunga storia, che partendo dal l 1819, quando la Augustus Siebe non produceva ancora attrezzature da palombaro ma era una semplice azienda meccanica e successivamente armiera, fanno in tutto 180 anni di vita ininterrotta, pur con leggere differenze nella denominazione. La prima fu “A. Siebe” e la ritroviamo sulle attrezzature da palombaro costruite tra il 1839 e il 1870. Dal 1870 e fino al 1879 l’azienda prese il nome di “Siebe & Gorman” quando Mary Siebe, la figlia dell’ingegnere fondatore, sposò William Augustus Gorman (un capitano marittimo irlandese il cui vero nome era O'Gorman) creando una nuova partnership con il secondo figlio di Augustus Siebe, Henry H. Siebe. Dal 1881 fino al 1904 la ritroviamo come “Siebe, Gorman & Co.”, trasformata dal 1905 in avanti in “Siebe, Gorman & Co. Ltd.”, che è appunto il contenuto della placca punzonata sull’elmo in collezione, databile quindi agli inizi del ‘900.

Siebe Gorman è stata la prima azienda a registrare lo Smoke Helmet, un casco destinato a chi doveva operare in luoghi fumosi e privi di ossigeno o con gas pericolosi come miniere, incendi e simili. Veniva indossato sopra l’uniforme da intervento da un pompiere che riceveva aria fresca pompata attraverso un tubo in gomma da un altro vigile che si trovava a distanza di sicurezza. Il casco è composto da una calotta, una parte frontale e una parte posteriore in pelle per proteggere la nuca; nella parte anteriore è presente una visiera composta da due piccole ante apribili in vetro micaceo, usato perché resiste ad alte temperature senza rompersi, montate su telaio in alluminio in uno dei primi utilizzi di questo metallo. Sui lati sono presenti i due attacchi per l'ingresso dell'aria tramite due tratti di tubazione, che si raccordano sulla nuca e confluiscono in unico tubo collegato al mantice azionato in esterno dal secondo operatore. Sulla calotta è presente la valvola di scarico in sommità, che permette di espellere l’anidride carbonica emessa durante l’uso. L'interno è molto semplice, essenzialmente composto da quattro strisce di tela che sospendono il casco sulla testa dell’operatore. Nella parte inferiore del casco sono presenti alcune falde di pelle, utilizzate per fissare il casco alla giacca dell'operatore insieme ad una fettuccia, anch’essa in pelle, che veniva stretta tirando i fiocchi fissati alle estremità, il tutto con lo scopo di fornire tenuta al sistema. Attaccata ad una catenella sul casco dell'operatore e fissata sul mantice c'erano due targhette identiche (quella attaccata al casco è ritratta nella quinta fotografia) che indicavano il codice di comunicazione tra i due operatori, da realizzare tramite la tubazione di collegamento: l'operatore all'interno aveva tre messaggi, 1 strattone significava “più aria”, 2 strattoni “dare più tubo” mentre il terzo messaggio significava “PORTATEMI FUORI IMMEDIATAMENTE”; quello all'esterno con tre strattoni impartiva l'ordine di evacuazione immediata al collega impegnato nell'intervento. Nei modelli successivi, tuttavia, nel tubo dell'aria fu incorporato un sistema acustico che consentiva la comunicazione diretta con l'operatore del mantice. Se il soffietto era azionato da un operatore esperto, era possibile aprire la visiera per consentire al pompiere una maggiore visibilità, mentre la pressione positiva dell'aria nel casco impediva al fumo di raggiungere chi lo indossava. Sebbene risultasse efficace per consentire lo svolgimento delle operazioni di spegnimento o ricognizione, la profondità di penetrazione all'interno di un edificio era vincolata alla lunghezza del tubo dell'aria; per questo motivo questa attrezzatura fu sostituita negli anni trenta del ‘900 dall'introduzione di autorespiratori autonomi, tra cui si trovano i primi Draeger a ciclo chiuso con rigenerazione del CO2, tristemente utilizzati anche nelle camere a gas naziste. Per quanto attiene invece il Siebe Gorman, il fratello pompiere Eddy che vive a Ieper, anche detta Ypres dalla componente belga francofona, mi conferma che era utilizzato nei soccorsi verso i militari soffocati e ustionati a seguito degli attacchi con uso dei gas, tra cui la famigerata Iprite che deve il suo nome appunto a questa città, duramente colpita negli anni dal 1914 al 1918 dal primo conflitto mondiale.

Il Comando di Torino ne aveva in dotazione alcuni esemplari, due dei quali sono conservati nella vetrina storica del Distaccamento di Grugliasco, dove fanno bella mostra insieme ad altri caschi e cimeli vari. Nei decenni hanno permesso di effettuare salvataggi altrimenti impossibili, salvando tante vite e permettendo al pompiere di compiere degnamente la sua missione: Sauver ou Périr, salvare o morire, per dirla con il motto dei fratelli francesi.

La prima fotografia è tratta dall'interessante sito Radio Guy di New York con un sacco di esempi di sistemi respiratori. La seconda foto, tratta da qui, ritrae il sistema completo conservato al Lovestowft Maritime Museum inglese. Qui un interessante articolo della London Fire Brigade a tema sistemi respiratori.


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domenica 21 dicembre 2025

Il casco Marocchino Gallet F1XF di Marrakech






Aggiorno il blog con l'arrivo di un nuovo, raro e affascinante casco che va a prendere il posto di quello già presente in collezione. Si tratta dell'elmo marocchino in utilizzo corrente, che sta andando a sostituire il modello precedente, il Gallet F1S di Marrakech.

Il Marocco (Al-Mamlaka al-Maghribiyya, "regno dell'occidente") è uno stato dell'Africa settentrionale, nella parte occidentale della regione definita anche come Maghreb; deve il suo nome alla città di Marrakech. I confini terrestri sono con la sola Algeria, ad est e sud-est, e con il territorio del Sahara Occidentale a sud. Buona parte delle sue coste sono bagnate dall'Oceano Atlantico, ed estendendosi anche oltre lo Stretto di Gibilterra si affacciano anche sul Mar Mediterraneo. La lingua ufficiale del paese è l'arabo, anche se il 40% della popolazione parla il Berbero. Secondo la costituzione promulgata da Hassan II nel dicembre 1962, il Marocco è uno stato sovrano retto da una monarchia costituzionale, sociale e democratica. Dal luglio 1999 il monarca è Mohammed VI: la dinastia alaouita, a cui appartiene il sovrano, è originaria del sud e vanta un'origine sceriffale, ossia una discendenza diretta dal Profeta. Sebbene il re sia considerato "Principe dei credenti" la legislazione è notevolmente laica, in particolare con un codice della famiglia che tutela le donne molto più di quanto non faccia la legislazione a base islamica di altri Stati a maggioranza musulmana. Marrakech è una città situata al centro-sud del Paese, a circa 150 km dalla costa dell'oceano atlantico. Abbastanza vicina alle montagne dell'Alto e del Medio Atlante, in linea d'aria dista circa 50 km dal massiccio del Djebel Toubkal, la cima più elevata del Marocco; essa conta più di un milione di abitanti. La Medina è patrimonio dell’Umanità e soggetto a tutela dell’Unesco.

In Marocco i vigili del fuoco fanno parte della Protezione Civile, come avviene anche in Algeria (vedi post sul casco di Algeri). Le decisioni avvengono al livello governativo, sotto l’egida del Ministro dell’Interno che agisce attraverso il Direttorato della Protezione Civile, il cui scopo è quello di combattere tutte le calamità pubbliche. A capo dei 16 Comandi regionali si trovano i Governatori con il compito di coordinare le Prefetture e le Province attraverso un piano organico, detto ORSEC; in caso di calamità il Comandante Regionale prende il controllo delle operazioni di soccorso e coordina i Governatori che dispongono delle Forze Pubbliche: Vigili del Fuoco, ambulanze, Polizia, Forze ausiliarie ed eventualmente l’Esercito. A livello locale i detentori del potere, Pascià e Caicchi, sono responsabili delle emergenze gli uni per le aree urbane e gli altri di quelle rurali. A Marrakech, che si trova nella regione del Tensift-Al Haouz, la Protezione Civile coordina sia il servizio di ambulanze (nel 2005 ci sono stati oltre 12.000 interventi di cui 6.300 per incidenti stradali e 800 di supporto ai Sapeurs) che i Pompieri. La caserma di Marrakech possiede 5 autopompe, un veicolo sommozzatori, una scala da 30 metri, un veicolo di soccorso S.A.F. oltre a fuoristrada con moduli boschivi e barche in alluminio; dalla caserma escono inoltre 9 ambulanze di base più una medicalizzata. Nella Centrale e nei sette distaccamenti locali lavorano circa 200 pompieri, che nel 2007 hanno effettuato 484 partenze per incendio e oltre 6000 per interventi vari (fughe gas, crolli e dissesti statici, soccorsi vari e sorveglianze).

Il casco in collezione è il nuovissimo Gallet F1 del tipo XF, ultimo nato in casa MSA, già visto nel post su Parigi, che qui troviamo nel colore rosso in dotazione a tutti i pompieri marocchini; sul retro ha bande catarifrangenti in un particolare colore verde: questo colore in generale simbolizza l'Islam perché rappresenta il paradiso (che tra l’altro è la parola in lingua persiana che letteralmente significa “giardino”): perciò la tribù del profeta Maometto aveva uno stendardo verde, che troviamo anche nel pentagramma della bandiera marocchina. Sulla placca frontale in oro porta il meraviglioso blasone della Protezione Civile marocchina, riportante in alto la Corona ed in basso la Stella simbolo del Regno del Marocco; al centro, in campo arancione reca il triangolo, due caratteristiche che riportano appunto alla Protezione Civile; intorno le scritte in caratteri arabi “Dio”, “Il Re”, “La Patria” e, sul lato basso del triangolo, le iniziali per “Autorità Prevenzione e Soccorso Civile”, ed infine al di sotto si completa con la scritta “Protezione Civile”. Come il casco di Dublino anche questo reca il sistema di illuminazione integrato ai lati della mentoniera, utile per facilitare la visione di dettaglio ravvicinata; è altresì possibile, con attacco supplementare, dotare il casco di torcia di profondità sul lato esterno.

L’ultima immagine ritrae i Vigili del Fuoco di Casablanca nel corso di un intervento su un incendio industriale a Sidi Bernoussi, uno dei due arrondissement da cui è composta la Città; è tratta da qui.

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sabato 29 novembre 2025

Il casco italiano modello "Milano" di Novara





Novara era considerata, durante l'ultimo conflitto mondiale, un notevole obiettivo militare. La presenza di grandi industrie, di un polo chimico importante e di numerose caserme facevano sì che la città fosse a serio rischio di bombardamenti. Tuttavia la leggenda dice che sfuggì miracolosamente alla distruzione grazie a un’insolita decisione del primo ministro britannico, Winston Churchill, noto per il suo amore per il formaggio, considerava il Gorgonzola di Novara persino preferibile al Blue Stilton, il celebre cugino britannico. La sua passione per questo formaggio piemontese era così forte che ordinò ai piloti della RAF di contrassegnare con un cerchietto rosso le aree di produzione del formaggio (dalla provincia di Novara fino alla Lombardia) per proteggerle dai bombardamenti e preservare i caseifici. Cionondimeno Novara fu un importante centro della Resistenza con scontri e rappresaglie, come la strage di partigiani del 24 ottobre 1944. Nella provincia di Novara e nei dintorni operarono circa 15.000 volontari, di cui 1.200 morirono tra il 1944 e il 1945. Il periodo che va dalla caduta del fascismo al termine della Seconda Guerra Mondiale in Italia è stato segnato da eventi drammatici e trasformazioni politiche: nel luglio 1943, con la sfiducia di Mussolini nel Gran Consiglio del Fascismo, il regime fascista crollò, e Mussolini venne arrestato. A Novara, l'evento della caduta del fascismo venne accolto con entusiasmo dalla popolazione, ma la città continuò a vivere sotto la minaccia dei nazisti e delle forze fasciste. Il 25 luglio 1943, il popolo novarese festeggiò la fine del regime fascista, mentre i partigiani locali cominciarono ad organizzarsi. Le truppe della Wermacht insieme alle SS tedesche occuparono la città iniziando una spietata repressione: uno degli episodi più tragici è l'eccidio di Vignale il 26 agosto 1944, in cui tredici giovani antifascisti vennero fucilati per essersi rifiutati di aderire alla RSI. La popolazione viveva sotto la costante minaccia delle forze fasciste e naziste, ma la fine del conflitto era ormai prossima: il 25 aprile del 1945 la Liberazione segnò la fine della guerra in Italia. La città venne liberata dai partigiani il 28 aprile, con l'aiuto delle forze alleate; la guerra terminò, segnando l'inizio di una nuova fase nella storia di Novara e dell'Italia, un periodo di ricostruzione e di speranza dopo anni di sofferenza: il sole tornava a splendere e tutto, o quasi, era passato.

 

Come accennato nel post sul casco Nazionale 38, la penuria nelle forniture porto i Comandi ad organizzarsi utilizzando il materiale a disposizione, in particolare i caschi modello Adrian risalenti alla prima Guerra Mondiale ed ai modelli precedenti, in particolare i Milano in cuoio che il Nazionale andava gradatamente a soppiantare. Si trovarono quindi a coesistere le tre tipologie di elmi, con i secondi in dotazione ai Vigili Volontari di supporto, tutti verniciati in colore verde e dotati del fregio numerico del Comando di appartenenza, in modo da equipaggiare in qualche modo i pompieri senza stare a sottilizzare sulla forma. Il casco in collezione appartiene appunto a questa categoria, recupero di magazzino riadattato all’uso operativo bellico, e sopravvissuto a quei duri anni di combattimenti e sofferenze per testimoniare come, a prescindere dall’uniforme, alla fine il pompiere svolge sempre la stessa missione, salvare le vite andando là dove tutti fuggono…


Nell'ultima foto, tratta dall'articolo dell'ottimo Alessandro Fiorillo dal titolo "I Vigili del Fuoco nella II guerra mondiale" dal bollettino dell'ANVVF, si nota un intervento su edificio bombardato in cui la squadra opera con i Nazionale 38 ed il vigile a piede di scala indossa invece appunto un modello Milano in configurazione bellica.


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giovedì 30 ottobre 2025

Il casco scozzese MSA Gallet F1E del S.O.R.T.






La Scozia è una nazione costitutiva del Regno Unito. Posta all'estremità settentrionale dell'isola di Gran Bretagna, ne occupa più di un terzo della superficie con i suoi 78.764 km² di estensione. È circondata dall'oceano Atlantico e non ha confini internazionali: il suo unico confine è quello interno con l'Inghilterra, a sud. Il territorio comprende più di 790 isole minori, tra cui spiccano gli arcipelaghi delle Ebridi, delle Orcadi e delle Shetland ed è di una bellezza selvaggia e struggente, con grandi brughiere, vegetazione bassa e battuta dal vento, greggi di pecore che resistono al suo clima difficile; il paesaggio è punteggiato di basse case in pietra e castelli di antiche casate, molte delle quali estinte. Edimburgo, capitale e seconda città della nazione, fu il centro dell'Illuminismo scozzese del XVIII secolo, che trasformò il Paese in una delle potenze commerciali, intellettuali e industriali dell'Europa occidentale. Lo scozzese è un popolo fiero, mai completamente convinto di appartenere alla Gran Bretagna, discendente da stirpi guerriere abituate agli elementi avversi; come altri tuttavia, una volta fatta breccia nel suo cuore, si rivela ospitale e fraterno, ed apre la sua casa all’ospite che può beneficiare del camino, di una cucina rude ma sorprendente accompagnata da un bicchiere di ottimo whisky. Una volta visitata non si potrà fare a meno di innamorarsene e desiderare di tornarci, anche se nei mesi estivi può capitare di subire gli assalti dei suoi temibili moscerini pungenti, i microscopici, fastidiosissimi midges.

Il SORT (Special Operations Response Team) scozzese è l'unità dello SCottish Ambulance Service, il Servizio Ambulanze Scozzese, specializzato nella gestione di emergenze mediche estreme e ad alto rischio, come attacchi terroristici, incidenti chimici o nucleari pericolosi e incidenti gravi, similarmente all'Hazardous Area Response Team presente in altre parti del Regno Unito. Fornisce assistenza paramedica d'elite in ambienti pericolosi dove i normali soccorritori non possono operare, comprese aree difficili da raggiungere come le montagne. I suoi compiti includono la valutazione, il trattamento e l'estrazione dei pazienti in circostanze difficili, lavorando in stretto coordinamento con altre agenzie di emergenza. I loro ambiti sono molto variegati, e vanno dagli ambienti pericolosi, in cui operano all'interno di "cordoni interni di contenimento e controllo" in caso di incidenti pericolosi, come minacce chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari (CBRN), indossando Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) specializzati; intervengono in caso di incidenti gravi, in cui il SORT fornisce assistenza clinica in occasione di eventi su larga scala come gravi incidenti stradali o attacchi terroristici; vi sono poi i luoghi complessi, nei quali è attrezzato per gestire incidenti in terreni difficili, come le montagne, utilizzando veicoli specializzati come il quad "Wolverine" per il trasporto dei pazienti. Per queste tipologie complesse di intervento i membri del SORT ricevono una formazione approfondita su materiali pericolosi, operazioni mediche tattiche e operazioni in spazi confinati o in quota; essi sono in grado di fornire supporto multi-agenzia, collaborando con altri corpi come la polizia e i vigili del fuoco, per garantire una risposta coordinata agli incidenti gravi. Nel suo anno di nascita, il 2010, il servizio ha istituito tre team di personale specializzato in ambulanze per incidenti e emergenze, a cui è stata impartita una formazione specialistica. Annualmente i servizi SORT hanno risposto mediamente a 1.200 chiamate che richiedevano un intervento specialistico e ne hanno supportate altre 9.000 suddivise tra i cinque team SORT scozzesi; tre a tempo pieno con sede a Edimburgo, Glasgow e Aberdeen e due team di guardia reperibile a Inverness e Dumfries.

Il casco in collezione, l’ottimo MSA Gallet F1, è molto interessante per diversi motivi: innanzitutto la sua provenienza da una terra così amata e amabile; poi per il suo colore verde, molto raro e di scarso utilizzo nei servizi di soccorso, ed in ultimo per il fatto che è la versione “E”, quella di dimensione aumentata a coprire le taglie dalla 58 alla 64. E' provvisto di un sistema di regolazione interna tipo “ratchet” che permette una rapida regolazione e un’ottima stabilità dell’elmetto sulla testa; sui lati porta un nuovo aggancio per la maschera dell'autorespiratore di tipologia "kitfix" mai utilizzato in precedenza ed abbandonato poi nella serie successiva, il tipo XF. Presenta visiera facciale trasparente e occhiali da taglio interni; ha la placca frontale nello stesso colore che riporta lo stemma dello Scottish Ambulance Service, di cui il SORT fa parte come elemento di punta. Gli ufficiali del SORT invece hanno elmetti verdi con placca bianca ed il medesimo logo frontale.

La penultima fotografia, che ritrae un team SORT con un assortimento di caschi che vanno dall'ultimo arrivato F1XF al modello precedente F1SF del quale il tipo in collezione costituisce il fratello "robusto", tratta dall'account twitter dello SAT; l'ultima immagine è il territorio scozzese suddiviso nelle zone di pertinenza dei SORT tratto dal sito dello Scottish Ambulance Service.

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venerdì 3 ottobre 2025

Il casco Sicor VFR-EVO di Mauritius

 





Mauritius, ufficialmente Repubblica di Mauritius è uno stato insulare dell'Africa; si trova nell'Oceano Indiano sud-occidentale 550 km a est del Madagascar. Oltre all'isola principale omonima, comprende le isole Agalega, Cargados Carajos e Rodrigues, un'isola molto popolata, che un tempo costituiva il decimo distretto ed ora è autonoma; la più grande e importante città dell'isola è la capitale, Port Louis, situata nel nord-ovest, che possiede circa 150.000 abitanti. Mauritius ha due lingue ufficiali: l'inglese e il francese; l'inglese si usa perché l'isola è un'ex-colonia del Regno Unito, da cui ottenne l'indipendenza nel 1968. La lingua più parlata a livello popolare è il creolo mauriziano, basato sul francese con influssi inglesi, sudafricani e indiani stante il fatto che il 70% circa dei mauriziani è di origine indiana in quanto discendente da lavoratori lì inviati sotto l'impero britannico in regime di servitù debitoria): è l'unico paese africano a maggioranza induista. Mauritius è nota per la sua eccezionale bellezza naturalistica: nel suo diario di viaggio, “Seguendo l'Equatore”, Mark Twain annotò: «Si ha l'impressione che sia stata creata prima Mauritius e poi il paradiso, e che il paradiso sia stato copiato da Mauritius»; è nota per avere ospitato l’ormai estinto uccello Dodo. È circondata dalla barriera corallina, che nel corso del tempo ha prodotto la caratteristica sabbia bianca delle sue spiagge, questo ne fa una destinazione di vacanze molto gettonata e affollata, stante l’ottimo clima in buona parte dell’anno. Dal momento dell'indipendenza, ottenuta nel 1968, Mauritius ha mantenuto un tasso di crescita economica annuo intorno al 5%-6%. Questo notevole risultato ne ha fatto il secondo paese africano come PIL pro capite dopo la Guinea Equatoriale. La distribuzione della ricchezza fra i cittadini è molto più equilibrata di quanto non avvenga nella maggioranza dei paesi africani, fattore che ha influito positivamente sull'aumento delle aspettative di vita e la riduzione della mortalità infantile. L'economia è basata principalmente sull'agricoltura, con i settori industriale, finanziario, tessile e soprattutto turistico in continua crescita. La canna da zucchero è la coltura principale, interessando oltre il 60% della superficie coltivabile e contribuendo per il 25% alle entrate del Paese: vi si producono ottimi rhum, derivati appunto dall’abbondante materia prima raccolta.

Il Mauritius Fire and Rescue Service (MFRS) ha il compito di garantire che la popolazione della Repubblica di Mauritius sia assistita e possa beneficiare di un efficace sistema di gestione delle catastrofi e delle emergenze e di servizi essenziali di risposta alle emergenze. Il MFRS fornisce servizi di mitigazione e gestione degli incendi, soccorso di emergenza e gestione delle catastrofi. Il MFRS gestisce attualmente 11 caserme dei vigili del fuoco con 938 vigili del fuoco permanenti che lavorano a turni per fornire copertura antincendio e di emergenza all'intero Paese; il tempo di intervento medio è di otto minuti, paragonabile ad una qualunque città europea ed americana. Ciò dà un rapporto tra vigili del fuoco e popolazione di 1 vigile del fuoco in servizio ogni 5.500 abitanti per rispondere a una media annuale di 8.000 incendi e circa 4.500 incidenti non legati al fuoco; nel 2024 vi sono stati 55 decessi legati ad incidenti tecnici e 249 feriti. i pompieri di Mauritius intervengono con una flotta di 33 veicoli antincendio, sotto la guida dell’attuale Comandante, A.K. Kehlary di stanza nel quartier generale di Port Louis coadiuvato da tre Ufficiali superiori distribuiti nei distretti territoriali.

La SICOR, acronimo di Sicurezza Compagnie Riunite, vanta una trentennale esperienza maturata come produttore e fornitore di molti corpi di vigili del fuoco in tutto il mondo; a partire dal 2010 ha sviluppato e realizzato il nuovo elmo per vigili del fuoco VFR-EVO certificato secondo la norma europea EN443:2008: ha un design moderno, è robusto ed estremamente confortevole, per proteggere l’utilizzatore da tutte le situazioni di potenziale pericolo che si possono verificare durante lo svolgimento della sua attività, dagli incidenti stradali nei quali al momento del soccorso si è esposti a vari pericoli (esplosioni, collassi, schegge e contatti con prodotti chimici), agli incendi strutturali in presenza di temperature estremamente elevate, caduta di detriti, fenomeni di flash-over e scarsa visibilità, fino ad arrivare al soccorso tecnico nel quale si possono incontrare potenziali rischi quali terreni instabili, rischi ambientali, strutturali, incendi ed altri sforzi prolungati. Infine negli incendi all'aperto vi è la presenza di temperature estreme di fenomeni di calore radiante e di potenziali materiali esplosivi o caustici; qui negli ultimi anni è stato affiancato dal modello EOM, similarmente a quanto fa il Gallet F2. Il VFR EVO è tra i più leggeri e sicuri della categoria di tipo B, per intenderci quelli a protezione integrale tipo Gallet F1, forte della sua calotta innovativa realizzata in materiale termoplastico/composito, unita alla rivoluzionaria imbottitura interna costampata PUR/Kevlar con struttura alveolare a sandwich, che protegge in modo affidabile da effetti termici e meccanici, ed il materiale plastico rinforzato con fibre di vetro ed aramide che permette di resistere alle estreme temperature bloccando l’effetto delle fiamme e del calore radiante durante un fenomeno di flash-over. Il suo design ergonomico ed i molteplici punti di regolazione consentono di ottenere un bilanciamento ottimale distribuendo il peso uniformemente sul capo senza affaticare la muscolatura del collo e delle spalle grazie al sistema di sospensione in rete permettendo di eliminare i punti di pressione che possono, dopo un utilizzo prolungato, arrecare fastidio all’utilizzatore: ll sistema interno assicura inoltre un’ottima ventilazione ed un microclima ottimale. Non ultimo il prezzo concorrenziale che, per un casco di questo livello, risulta appetibile per i Corpi alla ricerca di un casco efficace e competitivo.

L'immagine in ultima posizione ritrae un pompiere di Mauritius in addestramento con indosso il casco in collezione, tratta da qui;

Questo è l'ottimo sito della Sicor con una panoramica dei prodotti in commercio.

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lunedì 8 settembre 2025

Il casco Kobayashi di Taipei

 







Taiwan è un’isola situata a circa 150 km dalle coste della Cina continentale, con capitale Taipei e con uno status geopolitico non definito: è di fatto indipendente, ma non è uno Stato sovrano riconosciuto a livello internazionale ed è considerata parte del territorio cinese dal governo di Pechino. L’isola è abitata in larghissima maggioranza da popolazione di etnia han (quella maggioritaria in Cina), arrivata nel corso dei secoli attraverso varie ondate di immigrazione, e ha fatto parte dell'impero cinese per svariato tempo. Tra gli anni ’30 e il 1949 il territorio cinese fu teatro di una guerra civile tra i nazionalisti, riuniti nel partito Kuomintang, e i comunisti di Mao Zedong. Nel 1949 l'esercito di Mao conquistò tutta la Cina continentale e il primo ottobre fu proclamata la nascita della Repubblica popolare cinese (RPC): al termine della guerra civile tra nazionalisti e comunisti, Taiwan si è di fatto separata da Pechino: mentre nel territorio continentale Mao Zedong proclamava la nascita della Repubblica popolare cinese, i nazionalisti, guidati da Chang Kai-shek, trasferirono il governo a Taiwan e continuarono a chiamare l’isola “Repubblica di Cina”, non riconoscendo il regime di Mao, ritenendo che il suo governo fosse il legittimo “titolare” di tutto il territorio cinese. È da allora che esistono due Cine.  Taiwan è stata governata in maniera dittatoriale da Chang Kai-shek fino alla sua morte, avvenuta nel 1975, e in seguito da altri esponenti del Kuomintang. Sul piano internazionale, l’isola ha gradualmente perso il riconoscimento di cui godeva e con il passare degli anni molti Paesi, compresi gli Stati Uniti, hanno riconosciuto la Repubblica Popolare come "unica" Cina. Nel 1971 le Nazioni Unite hanno assegnato il seggio al Consiglio di Sicurezza al governo di Pechino invece che a Taipei. Il supporto americano a Taiwan, però, non è venuto meno. Negli ultimi mesi la tensione intorno all’isola è nuovamente cresciuta. I rapporti della Repubblica di Cina con la Repubblica Popolare sono stati altalenanti: l’isola è un importante partner commerciale di Pechino, ma la tensione politica ha provocato altre crisi. La più pericolosa è avvenuta negli anni ’90, quando la Repubblica Popolare ha effettuato una serie di test missilistici presso Taiwan. Negli ultimi decenni a Taiwan sono state introdotte riforme democratiche e si è sviluppata una vivace economia. Il Paese è abitato da oltre 23 milioni di persone, quasi tutte di etnia cinese.

L’Agenzia antincendio nazionale del Ministero dell’Interno, o NFA, fornisce i servizi medici di urgenza, la prevenzione incendi, la protezione antincendi, il soccorso in caso di calamità ed in generale protegge la vita ed i beni della popolazione di Taiwan. Il suo Direttore generale risponde direttamente al Ministro dell’Interno. Vi sono la Divisione Gestione degli eventi incidentali, Prevenzione incendi, Gestione dei rischi aerei, Soccorso in caso di catastrofi, Servizi medici di emergenza, Indagini sugli incendi, Formazione e istruzione, quella per il Coordinamento con la Protezione civile, ed infine il Centro di comando soccorsi che le coordina tutte rispondendo allo stesso numero, il 119. L'Agenzia si compone di 13.313 membri effettivi suddivisi sulle 9 divisioni, 5 uffici, 2 centri e 4 squadroni di soccorso, con altri 2 di prossima istituzione. Il territorio è suddiviso tra il Primo squadrone di soccorso, che agisce nei distretti di Zhongzheng, Wanhua e Wenshan; il Secondo squadrone che opera nei distretti di Daan, Xinyi e Nangang, il Terzo che copre i distretti di Zhongshan, Songshan e Neihu, per finire col Quarto di stanza nei distretti di Datong, Shilin e Beitou; il Quinto ed il Sesto sono in fase di allestimento.

Il casco in collezione è un Kobayashi Kabuto di origine giapponese, fabbricato dalla famosa ditta Shoei, che realizza anche ottimi caschi da motociclismo, nella tipica foggia già vista appunto nel casco relativo con ampio paracollo in tessuto alluminizzato e scritte sui lati che identificano il pompiere e la caserma di appartenenza; presenta sul fronte il pittoresco fregio dell’NFA a raffigurare la fenice che tiene alto il simbolo di Taiwan, il sole bianco con i dodici raggi nel cantone blu. Questo è il simbolo principale della bandiera della Repubblica di Cina, e simboleggia i dodici mesi e le dodici ore tradizionali cinesi. Il sole è un componente chiave del design della bandiera che, insieme al campo rosso e al rettangolo blu, rappresenta i Tre Principi del Popolo: Nazionalismo, Democrazia, Benessere del Popolo. Attualmente i caschi in dotazione sono molto variegati; si va dal MSA F1XF, al polacco Kalisz, il Bullard Magma per finire con il raro Sicor EVO, in funzione del Corpo e dello Squadrone di appartenenza del pompiere; quest'ultimo, entrato recentemente in collezione, è mostrato in terz'ultima posizione nel colore rosso con bande arancioni. In penultima posizione si trova raffigurato il nuovo simbolo della NFA ed in ultima uno dei mezzi di soccorso utilizzati, un MAN europeo con la livrea rossa di Taipei, tratto da qui.

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giovedì 17 luglio 2025

Il casco italiano Nazionale 38 di Torino

 






A completamento della storia della mia città Torino, che oggi è sede del terzo Comando per importanza e numero di interventi di soccorso, posizione che condivide con i fratelli napoletani a seguire Roma che è il primo e Milano che figura al secondo posto, riporto la seconda parte della descrizione, quella degli anni che partono dalla fine del post precedente ed arrivano all’immediato dopoguerra. Segue la prima parte, decritta nel precedente post sul Modello Torino, autentico sacro Graal della mia collezione, recente acquisizione come il casco qui di seguito illustrato. Lo scopo è descrivere un altro casco mitologico, pezzo ambitissimo da ogni collezionista di caschi da pompiere, raro da trovare ed ancor più in condizioni eccellenti come l’esemplare che oggi troneggia sul ripiano d’onore. Si tratta del modello detto Nazionale 38, o M38, descritto nel terzo capoverso con una vera miniera di informazioni e notizie tratte dall’articolo del gruppo storico Vigili del Fuoco di Crema e Lodi.

Le riforme che si ebbero dal 1934 al 1936 portarono ancora una volta molti elementi innovatori sia nel potenziamento del personale, sia nella dotazione di nuovi mezzi e nuova sedi distaccate. L'organico in questo periodo ammontava a 188 uomini e rimase pressoché invariato fino alle soglie del secondo conflitto mondiale; a loro supporto una trentina di mezzi, tra quelli di istituto e quelli d’emergenza. Tra questi spiccava l’autoscala Magirus K30, la cui lunghezza sviluppata era della ragguardevole misura di 38 metri. Con la continua espansione e lo sviluppo della città, nel 1934 venne istituito il primo distaccamento: il “Lingotto” che sorse all’estrema periferia sud della città. Le precedenti 6 stazioni vennero abolite nel 1883 al momento dell’insediamento della nuova Caserma Centrale di Strada Santa Barbara (oggi Corso Regina Margherita). Sempre nel 1934, grazie ad un accordo stipulato tra la Federazione Tecnica dei Pompieri e i Ministeri della Guerra e dell’Interno, vennero adottate le nuove divise di panno grigio chiaro, valide per tutti i Corpi dei pompieri italiani. Si compì un primo significativo passo verso l’unificazione nazionale del servizio antincendio. Ma la paura di una sciagura di vaste proporzioni cominciava nuovamente a serpeggiare tra la gente: la Seconda Guerra Mondiale. Il coinvolgimento dell’Italia nel secondo conflitto era ormai una questione di pochi mesi. Il R.D.L. 27 febbraio 1939, n. 333 convertito poi nella Legge 27 dicembre 1941, n. 1570, dettava le nuove norme per l’organizzazione dei servizi antincendi, definendo i compiti e le finalità del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, “il quale è chiamato a tutelare la incolumità delle persone e la salvezza delle cose, mediante la prevenzione e l’estinzione degli incendi e l’apporto di soccorsi tecnici in genere, anche ai fini della protezione antiaerea. Il Corpo è chiamato, inoltre, a contribuire alla preparazione delle forze necessarie alle unità dell’esercito di campagna ed ai bisogni della difesa territoriale” (Art. 1). Siamo ormai nel 1941, anno in cui, come è già stato detto, i Corpi dei Civici Pompieri, con il Reale Legge Reale 27 febbraio 1939, n. 333, confluirono nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, diretto dal Ministero dell’Interno. La guerra era scoppiata e con essa tutti i gravissimi problemi che ogni guerra si porta dietro: lutti, distruzioni e fame. I comuni più industrializzati vennero continuamente martoriati dai bombardamenti degli alleati. Torino è stata una delle città che più di altre ha patito duramente le pene di una assurda guerra. I Vigili del Fuoco preposti alla difesa civile di Torino e provincia nel momento più cruento delle incursioni che avvennero dal 13 luglio 1943, ammontarono a circa 3.000, distribuiti in vari presidi e distaccamenti collocati in strutture industriali, cascine, scuole ed anche case private. La Lotta di Liberazione vide impegnati, in un importante contributo alla causa per il ripristino dei valori della libertà e dell’uguaglianza, i Vigili del Fuoco di Torino e provincia. Furono numerosi i vigili arrestati, deportati, fucilati o addirittura morti in azioni di combattimento. Uno dei primi a cadere, in un agguato teso dai nazi-fascisti, fu il vigile del fuoco Pensiero Stringa, figura di rilievo del movimento: la XXIII Brigata Celere S.A.P. partigiana, composta da soli elementi appartenenti ai Vigili del Fuoco, prese il suo nome. Furono 43 a fine guerra i Vigili del Fuoco caduti nella Lotta di Liberazione: il Comando Provinciale di Torino all’indomani della Seconda Guerra Mondiale venne decorato di Medaglia di Bronzo al Valore Civile.

La Circolare n.69 del 7 maggio 1939, stabilisce che ogni Comando Provinciale, in base al proprio bilancio economico, si doti del nuovo Elmo da Incendio prodotto dalla Società Anonima Bergomi di Milano. Sono previste due versioni suddivise nelle categorie: quella da ufficiali con l’elmo di cuoio e cresta in ottone dorato semplice, al costo di £.168. e quella da Sottoufficiali e vigili il cui elmo, sempre in cuoio ma con cresta in ottone brunito al costo di £.135. L’elmo quindi si presentava in cuoio con la calotta verniciata in nero lucido, la cresta in ottone brunito dall’aspetto opaco per i Vigili e Sottufficiali e in ottone dorato dall’aspetto più chiaro e lucente per gli ufficiali. Da notare che né in questa circolare né in quelle future, viene fatto accenno ad un nome preciso dell’elmo che viene semplicemente identificato dalla tipologia (elmo da incendio) e ditta produttrice (Società Anonima Bergomi). Questo per sottolineare al collezionista che in realtà oggi usiamo una dicitura del tutto arbitraria quando indichiamo questi elmi con il nome modello 38 o abbreviato M38, rispetto alla più corretta e anonima dicitura: elmo da incendio del Corpo Nazionale. La Circolare continua indicando le modalità di consegna degli elmi, che devono essere ritirati dai Corpi partecipanti al I° Campo Nazionale previsto a Roma per il 24 giugno 1939. I Comandi avrebbero fatto l’ordine del quantitativo necessario e delle taglie per il solo personale partecipante al Campo Nazionale, i rimanenti vigili, rimasti ai comandi di appartenenza, avrebbero ricevuto gli elmi in un secondo momento. La ditta Fratelli Lorioli di Milano avrebbe poi fornito le fiamme d’ottone recanti il numero del Comando direttamente alla ditta S.A. Bergomi, per agevolare le consegne a Roma. Con la successiva Circolare n. 70 del 30 marzo 1940-XVIII, viene stabilito che tutti gli elmi da incendio, siano verniciati con lo smalto alla nitrocellulosa marca Arson-Sisi n. 54397, entro il termine stabilito del 20 maggio 1940-XVIII. Il colore definito in alcuni documenti, il così detto "Grigio Topo", era lo stesso che veniva applicato ai mezzi e alle attrezzature con l’apposito ordine del giorno. Tutte le componenti dell’elmo ad esclusione del fregio e del sottogola devono essere verniciati, le parti metalliche altresì dovranno essere rese ruvide onde migliorare la resa della verniciatura. Durante la guerra anche i materiali dell’elmo vengono modificati, per adattarsi alle politiche di risparmio delle materie prime, i crestini che prima erano in ottone vengono prodotti direttamente in metallo autarchico verniciato. L’approvvigionamento degli elmi da incendio era completamente a carico dei Comandi Provinciali, e con l’intensificarsi del conflitto divenne chiaro che la ditta Bergomi non avrebbe potuto onorare nei tempi richiesti gli ordini che continuamente le pervenivano. Per questo motivo, come si può vedere nelle fotografie di guerra, vennero recuperati anche gli elmi modello Milano, anch'essi verniciati di Grigio Topo e dotati del nuovo fregio della Lorioli: questi elmi insieme anche a piccole aliquote di altri modelli venivano poi consegnati ai Vigili Volontari che man mano venivano richiamati in servizio continuativo insieme agli Adrian metallici che subivano lo stesso trattamento. Dopo il periodo bellico gli elmi lentamente saranno riverniciati nuovamente di nero, venendo sostituiti, a partire dal 1951, dall’elmo prodotto dalla Ditta Violini di Torino. L’elmo nelle sue forme non è altro che una modifica dell’elmetto allora in uso al Regio Esercito, il modello 33 o abbreviato M33. Nel caso dell’elmo da incendio la calotta era modellata sulla base del M33 al quale veniva aggiunto un prolungamento sul retro che doveva idealmente proteggere la zona della nuca e deviare l’acqua dalla schiena, ed infine veniva aggiunto il crestino di rinforzo. L’interno discende anch’esso da quello degli M33, differenziandosi per alcuni particolari importanti: è in tela cerata in sostituzione della vacchetta del modello militare, soluzione che ne determina un deterioramento maggiore e una qualità minore, inoltre la lamina metallica che costituisce lo scheletro su cui viene posta l’imbottitura presenta uno spessore minore e qualità diversa rispetto al modello militare, ed i rivetti che fissano l’interno al corpo dell’elmo sono esattamente gli stessi dell’M33, così come il sottogola.

Le informazioni sulla storia del servizio antincendi torinese sono tratte da vari articoli, principalmente da questo sito preziosissimo e dall'ottimo numero dei Quaderni di Storia Pompieristica edito in occasione del bicentenario della nascita ufficiale dell'83° Corpo di Torino. Per quanto attiene al glorioso elmo descritto, come detto sopra la descrizione riportata è tratta dall’articolo contenuto nell’ottimo sito di Crema e Lodi. Infine l’immagine storica in ultima posizione proviene da qui.

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