Data l'importanza strategica di NIOC come terzo produttore al mondo, il dipartimento antincendio gestisce rischi elevati: interviene direttamente sugli incidenti, come confermato nel caso dell'incendio del luglio 2025 presso la raffineria di Abadan, dove i team operativi e antincendio hanno controllato una fuga di liquidi nella "Unit 70". Per mantenere l’assetto operativo e la prontezza di intervento il servizio emergenze del NIOC organizza regolarmente manovre di controllo antincendio (fire control maneuvers) nelle sue strutture, ad esempio nel distretto di Bahregan e Azadegan Manifold. Le attività includono la sicurezza delle piattaforme, come nel caso del progetto di ricostruzione dei campi petroliferi di Doroud nel distretto di Khargh; il servizio inoltre opera in siti critici come la raffineria di Abadan. A causa delle tensioni regionali, la sicurezza antincendio iraniana lavora in un contesto complesso che ha talvolta coinvolto la gestione di incendi indotti da cause esterne alle infrastrutture energetiche (come riportato in incidenti nel Golfo Persico nel 2026). Nonostante le enormi risorse petrolifere, il settore antincendio ha affrontato criticità legate alla manutenzione delle infrastrutture, con notizie che segnalano carenze nel settore dei vigili del fuoco a livello nazionale, anche a seguito del prolungato embargo in vigore dalla metà degli anni 2000, in cui l’Iran diveniva destinatario di un complesso sistema sanzionatorio adottato dalla comunità internazionale e dall’Unione Europea a causa di problemi con i diritti umani e il sospetto che stesse mettendo in atto un programma nucleare finalizzato allo sviluppo di armamenti. Non è questo il luogo in cui giudicare ma solo esprimere la solidarietà ed il supporto al lavoro dei fratelli pompieri iraniani, uguali a tutti gli altri in tutto il mondo, in questo momento così difficile e pericoloso.
Dagli anni ’50 prima la Violini poi la Pirelli iniziarono a produrre, in un impasto di resine e canapa, l’elmo la cui foggia ha accompagnato i Vigili del Fuoco italiani e di molti Paesi fino alla metà degli anni 2000. Alla metà degli anni ‘60 la palla passa alla Mispa di Torino, che rileva gli impianti Violini ed inizia la produzione del suo elmetto, inizialmente dotato di interno in pelle; in seguito, a partire dal 1972, questo è diventato quello che io ho utilizzato nella mia attività di pompiere, dotato di un interno in tre taglie; nel 1982 è uscita una nuova produzione nella medesima forma. Tra i Paesi che hanno adottato questo ottimo casco, papà di tutti quelli della attuale generazione, troviamo questo raro esemplare iraniano in dotazione al servizio antincendi del NIOC, frutto dell'ottima collaborazione e vicinanza che ha sempre contraddistinto Italia e Persia, da sempre legate da rapporti diplomatici, culturali e commerciali molto stretti. In vista del suo impiego nella gestione delle alte temperature che caratterizzano gli incendi di idrocarburi è stato munito di insolita visiera in metacrilato fissa, a differenza dei tre modelli staccabili usualmente in dotazione a questo elmetto: due attacchi temporali permettono di ribaltare questo ampio schermo e lo rendono idoneo al pesante uso petrolifero.
Nella terz'ultima fotografia si vede il casco attuale, un Cairns 660 col fregio nazionale; la foto dei pompieri del NIOC in esercitazione è tratta da qui; in ultima posizione è raffigurata l'insegna di un distributore di carburante stradale con la versione del logo che campeggia anche sul casco in collezione, superata da quello attuale.









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